
Questa recensione, di per sé, sarà molto breve. Non perché ci sia poco da dire di “La scuola cattolica“, ma semplicemente sarebbe inutile eviscerare troppi concetti e “realtà” presenti nella pellicola, rovinando così la personale percezione dell’opera. In questi giorni mi è spesso capitato di sentire persone che definivano questo come “il film del massacro del Circeo“, beh non è così. Il massacro è un evento che sicuramente prende una buona percentuale di film e si ritaglia il suo pezzo d’importanza, ma sarebbe come dire che “C’era una volta a… Hollywood” parli della strage di Cielo Drive. Questo film ripercorre tutte le fasi finali dell’evoluzione di ragazzi bruchi che diventano mostruose farfalle. Tra personaggi realmente esistiti ed altri fittizi (ma che plausibilmente sarebbero potuti esistere) lo spettatore assiste alle dinamiche sociali, psicologiche e familiari della Roma bene degli anni ’70.
La maggior parte del film ci viene raccontato da Edoardo Albinati, autore dell’omonimo libro e personaggio all’interno dell’opera. Neanche così da lontano Edoardo vive le situazioni e le menzogne che la borghesia si racconta: omosessualità represse, finto bigottismo, violenza e perversioni che si nascondono come polvere sotto il tappeto di una vita apparentemente perfetta.
La violenza, subita e inferta, forma in quanto uomini e c’è il costante bisogno di dimostrarla per essere considerati tali. Questo il concetto base dal quale partono tutte le mostruosità dei ragazzi del San Leone Magni. La cosa più assurda, osservabile prima e anche oggi grazie a processi e dichiarazioni, è la lucidità col quale certi atti sono messi in pratica. La lucidità di persone che pensano che quello che fanno gli sia dovuto e basta, la lucidità nel commettere atti osceni è la stessa che avreste andando a comprare il pane la mattina.
Due dei più grandi meriti di questo film sono la fotografia: mai scontata ed estremamente godibile e la scelta degli attori. Su questo aspetto sarebbe bene aprire una parentesi più ampia. Gli attori scelti sono talmente simili ai personaggi originali da suscitare impressione agli occhi di chi quelle vicende le conosce. È stato fondamentale ricercare attori simili a quelli reali, per un semplice motivo, l’importanza della frivola esteticità. Sì perché la bellezza, durante quegli eventi, è fondamentale: lei muove tutto, spinge ad esercitare quella violenza di cui abbiamo parlato, spinge altri a subirla, spinge alcuni ad esserne profonde vittime.
“La scuola cattolica” è un film che deve essere visto, perché la consapevolezza di ciò che è successo (e che ahimè ancora succede) è fondamentale per essere educati meglio.
di Giuseppe Spada
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...