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Il film la “Santa piccola”, vincitore della Biennale college cinema, è stato girato a Napoli, in particolare nel Rione Sanità. La Biennale college cinema è un laboratorio di alta formazione della Biennale di Venezia, rivolto a cineasti emergenti per lo sviluppo e la realizzazione di lungometraggi a microbudget. Il programma funziona tramite una selezione internazionale, chi vince ha la possibilità di usufruire di 150.000€ per la realizzazione della pellicola. Noi abbiamo avuto la possibilità di intervistare Silvia Brunelli, la regista del film vincitore.

Di che parla il film?

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«È un film che parla di primavere, di scoperte e che ci dà la sensazione che qualcosa di grande stia per accadere e che tutto dipenda da come ciò venga accolto. Due ragazzi, Mario e Lino, vivono in un quartiere di Napoli, dal quale non sono mai usciti. Hanno sempre vissuto in una sorta di micromondo, nel quale la loro vita è sempre stata la stessa: giocare a calcio, vedere gli amici e niente di più. Non conoscono niente di diverso da quello che hanno. Mario e Lino sono come fratelli, vivono un rapporto molto tipico, ma a un certo punto tutto cambia. Un finto miracolo sconvolge le loro vite. I due protagonisti si trovano ad affrontare situazioni diverse da quelle che hanno sempre conosciuto, alle quali reagiscono in modi altrettanto diversi. Nonostante il cambiamento sia per Mario difficile da decifrare è comunque una cosa bella, emotivamente forte, che non riesce a non esplorare. La primavera per Mario rappresenta, quindi, la presa di coscienza della sua omosessualità attraverso gli occhi di Lino. Più che di omosessualità, però, si deve parlare di un processo di innamoramento. Mario scopre di essere gay semplicemente perché capisce di amare Lino, il quale però non se ne rende neanche conto. Per Lino, invece, il cambiamento coincide con la fuga dalla sua vita familiare. Per la sua famiglia era sempre stato fratello, figlio, padre e all’improvviso tutto ciò viene a mancare, perché i vari membri della sua famiglia iniziano ad acquisire una loro indipendenza. La sua sorellina di nove anni, Annaluce, comincia a fare dei miracoli apparenti e di conseguenza tutto il quartiere inizia a venerarla e a chiamarla, appunto, la “Santa piccola”. Una ventata di primavera arriva, dunque, anche per il quartiere. La madre, depressa, finalmente inizia a essere notata dagli altri e, dunque, a risollevarsi. Lino perde il suo posto nel mondo, dato che in famiglia non c’è più bisogno di lui, mentre Mario lo trova, proprio grazie a Lino. Il rapporto tra Mario e Lino finisce per deteriorarsi, tacitamente».

Il film è ispirato dall’omonimo libro di Vincenzo Restivo, quanto c’è del libro nella pellicola?

«In realtà molto poco, poiché la Biennale college cinema è soprattutto un percorso di scrittura, quindi con l’aiuto della sceneggiatrice abbiamo rivoluzionato la storia, mantenendo solo il titolo del romanzo e qualcosa dei protagonisti. Ad esempio, Lino e Annaluce nel libro non sono fratello e sorella, mentre nel film sì. Le due storie hanno un sapore diverso. Il libro parla molto di omosessualità e di dolore giovanile con un tono più drammatico, il film, invece, ha il tono di una commedia amara, offrendo un respiro di speranza».

Come è stato girare a Napoli?

«Molto bello, ma d’altronde il film non poteva essere girato da nessun’altra parte poiché Napoli incarna quella perfetta convivenza tra sacro e profano che è alla base del film. Anche se girare a Napoli per un non napoletano non è facile e la situazione covid è sicuramente complicata, la squadra con cui ho lavorato è stata meravigliosa».

Qual è stato il tuo percorso? Cosa consiglieresti a un ragazzo che vuole intraprendere una carriera nel mondo del cinema come te?

«A livello accademico ho fatto tutt’altri studi, infatti sono laureata in legge. Ho avuto la fortuna di essere romana e vivere a Roma, vivendo qui infatti ho avuto più possibilità, ma comunque non conoscevo nessuno nel cinema e non sapevo proprio da dove iniziare. Così ho iniziato portando il caffè, poi a collaborare in piccole produzioni e cortometraggi. Per entrare nel reparto regia ho iniziato facendo la stagista e man mano ho ricoperto ruoli sempre più di rilievo. Ho fatto la gavetta stando sui set. Per stare sui set ho dovuto capire come contattare gli aiuti regia, andando a prendere dei caffè ad esempio. Ho iniziato a contattare varie persone: qualcuno mi ha risposto, con qualcuno ho preso un caffè e ho avuto la possibilità di lavorare. Ovviamente è giusto studiare per chi vuole fare il direttore della fotografia o l’aiuto regia, ma la vita sul set è un’altra cosa. Questo è un lavoro che si fa guardando con gli occhi, che si impara facendolo. Ciò che importante è che bisogna non smettere mai di crederci».

Quando si potrà vedere il film?

«Innanzitutto, all’anteprima mondiale alla prossima Biennale di Venezia e poi mi auguro che abbia il percorso di tutti i film, ovvero che faccia il giro dei festival per poi arrivare nelle sale dei cinema, nonostante le condizioni particolari attuali. Vedremo dove arriveremo con la distribuzione. Della distribuzione del film di Raindogs si occupano la TVCO e la Minerva Pictures Group».

di Claudia Tramaglino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

 

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