la sala professori

“La sala professori” di Ilker Çatak ci racconta veramente la scuola

Aurora Santacroce 04/03/2024
Updated 2024/03/02 at 9:47 PM
4 Minuti per la lettura

La sala professori di Ilker Çatak è uscito al cinema il 29 Febbraio ed è piacevolmente candidato agli Oscar come miglior film straniero. Il film racconta di una giovane professoressa di matematica che investiga sui furti di ogni tipo accaduti in una modernissima scuola tedesca. Carla Nowak ha le più buone intenzioni, dettate dal dispiacere che la donna prova a vedere gli altri professori compiere interrogatori ai suoi alunni, ma non sa che la sua vita diventerà complicata e che spesso è meglio che certe cose rimangano nascoste.

Il ruolo del professore è cambiato

Carla decide di compiere una scelta da cui non può tornare indietro: la donna mentre va a fare lezione decide di lasciare la webcam del suo pc accesa, in modo da far cadere in trappola chi si avvicina ai suoi averi. Una decisione che scatena proprio ciò che la donna non vuole. Si crea un effetto a catena dove genitori e studenti la prendono di mira e dove non capiscono le intenzioni che ci sono dietro il suo gesto.

Uno dei temi del film è ribadito in un’intervista da Çatak, in cui egli spiega come il ruolo dell’insegnante abbia subito un’erosione. Nel film è presente una scena dove i genitori della classe di Carla la attaccano minando la sua autorità e riferendo alle loro conversazioni su whatsapp in modo quasi cospiratorio. L’insegnante non è più creduta dai genitori, che vogliono essere amici dei figli e non più figure genitoriali e così la donna si ritrova a combattere con i ragazzi che ama immensamente e che sono strumentalizzati a loro volta.

Il conflitto velato ne “La sala professori”

La sala professori diventa il confine da cui il conflitto non esce mai. Nessun altro ambiente è presente, solo la scuola è teatro silenzioso di questo conflitto velato. La classe è il microcosmo in cui le lotte universali si incarnano: vediamo le stesse dinamiche presenti in politica e nella società ma propinate dai più giovani. Solo che qui al vertice non c’è un cattivo tiranno, ma Carla che, per quanto sbagli, è mossa da intenzioni nobili. Non c’è l’accettazione della realtà da parte degli studenti, del personale e dei genitori e il turbine di indignazione che si crea fa scivolare la protagonista nello sconforto. L’ingenuità di Carla si scontra con le regole rigidissime della scuola e l’egoismo dei suoi colleghi. Mentre tutti pensano solo al proprio tornaconto, la donna vorrebbe solo risolvere il clima di tensione che è ormai parte integrante dell’esperienza scolastica.

Il nuovo film di Ilker Çatak si presenta come una storia silenziosa su dinamiche che tutti abbiamo vissuto e che potremmo vivere ancora. Dalle situazioni in cui chi è diverso diventa capro espiatorio per ogni cosa a situazioni dove le persone non hanno più fiducia in nessun tipo di istituzione, minando gli equilibri fragilissimi di un sistema in crisi come la scuola. Unica nota dolente è la chiusura del film che appare sottotono, per quanto in equilibrio con l’intera opera. La sala professori rimane un thriller interessante con una protagonista bravissima- Leonie Benesch, notata ne Il nastro bianco di Haneke– in un contesto importante e di cui si dovrebbe parlare di più.

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