La rivincita del rione Sanità: la trasformazione è ancora in corso

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Nell’opera di riqualificazione del territorio napoletano la Sanità è senza dubbio il rione maggiormente interessato da processi di trasformazione ancora in corso.

Sebbene si trovi a pochissima distanza dal centro storico di Napoli, la Sanità è stata per lungo tempo isolata e lasciata in balia di sé stessa. Questa situazione di isolamento ha permesso al degrado e alla criminalità di proliferare, sino ad arrivare ad offuscare quel potenziale artistico e culturale di cui il rione è fiero detentore.
La Sanità, d’altro canto, ha reagito in modo graduale e paziente e, grazie alle varie associazioni, fondazioni e professionisti è stato possibile avviare un processo di riscoperta del quartiere. Una di queste realtà, attive sul campo da più di un decennio, è la Cooperativa Sociale La Paranza.

Da più di dieci anni, ormai, operate sul territorio della Sanità. Come è nata la Cooperativa?

«La Cooperativa nasce ufficialmente nel giugno del 2006 da otto soci fondatori, con l’obiettivo di creare lavoro attraverso la valorizzazione storica ed artistica del territorio della Sanità.
Il progetto che ci coinvolge ha una missione ben precisa: tenere al centro del proprio programma le persone e il loro sviluppo in relazione al recupero dei luoghi di interesse storico-culturale»

Come è iniziato il vostro percorso?

«Siamo partiti con la gestione delle Catacombe di San Gaudioso, che appartengono alla Basilica di Santa Maria della Sanità, situate nel cuore del quartiere. Il nostro percorso nasce dalla preoccupazione di noi giovani della Sanità nei confronti del nostro futuro lavorativo.
Il progetto ha preso vita anche grazie a due figure essenziali: Don Giuseppe Rassello e Don Antonio Loffredo, i quali hanno sempre visto il rione come un luogo accogliente e pieno di risorse. Questa loro visione di insieme ha fatto nascere un forte sentimento di aggregazione e di appartenenza al nostro territorio.
Grazie a questa unione, la nostra Cooperativa oggi conta circa l’80 % di persone che provengono dal quartiere della Sanità».

La Sanità è un territorio difficile sotto ogni punto di vista. In questi anni di duro ed appassionato lavoro qual è la maggiore difficoltà che avete incontrato?

«La maggiore difficoltà è stata quella geografica: il rione Sanità è difficile da raggiungere. Una vera e propria “periferia al centro della città”, situata ai piedi della collina di Capodimonte, a pochissima distanza dal centro storico. Data la tortuosità del percorso per raggiungere il rione, agli inizi dell’800 si ritenne opportuno costruire un passaggio diretto: il Ponte della Sanità. Da quel momento ci fu una vera e propria ghettizzazione del quartiere. Questa difficoltà, che viviamo ancora oggi, colpisce soprattutto i turisti che non vi hanno facile accesso».

Ad oggi, in che modo il vostro lavoro ha influito sul territorio?

«Dopo anni di duro lavoro iniziamo a raccogliere i frutti del nostro impegno. Abbiamo cominciato col costruire una comunità che sa riconoscere il proprio patrimonio culturale cambiandone totalmente la percezione e ritenendo il proprio luogo d’appartenenza “speciale”… non più soltanto per le pagine di cronaca nera».

di Antonio Bucciero

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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