Presentata al San Carlo la Fondazione “Enrico Isaia e Maria Pepillo”

Venerdì 26 ottobre è stata presentata la Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo, gestita dal Gruppo Isaia, attivo da oltre sessant’anni nell’abbigliamento maschile di alta gamma. Il Teatro San Carlo di Napoli è stata la location perfetta per il convegno di promozione, dal titolo “Il Non Profit per la cultura e lo sviluppo del Mezzogiorno. Creiamo insieme un futuro su misura del Sud Italia”. Il tema è stato la tutela della tradizione, in particolare di quella napoletana e la sua diffusione come occasione di crescita civile, sociale ed economica del Sud Italia.
«Continuiamo ad avere la disoccupazione giovanile a numeri non accettabili» dichiara Vito Grassi, Presidente Unione Industriali Napoli. «Chiediamo alle forze politiche di porre le imprese all’interno degli obiettivi di crescita e che l’aiutino non sostenendola, bensì creando condizioni favorevoli e, quindi, fornendo strutture e una burocrazia adeguate. Nella Legge Finanziaria sono previsti tre miliardi e mezzo di euro per le Infrastrutture. Vorremmo che almeno il 34% venisse dedicato al Mezzogiorno. Le otto regioni che lo compongono hanno le idee chiare, sono univoche nel chiedere dei miglioramenti specifici, come l’Alta Velocità Napoli – Bari – Reggio Calabria».

La mission della Fondazione, il cui Direttore Generale è Tommaso D’Alterio, si muoverà su quattro fronti principali: attività di ricerca con enti universitari; attività di formazione, istituendo una “Scuola per giovani sarti”; progetti culturali, come l’introduzione di un corso in lingua napoletana; convegni ed eventi, sia nazionali che internazionali, in modo da confrontarsi con altre realtà interessate alla crescita del territorio.
«La rivalutazione dell’immagine della nostra città è stata la molla principale» afferma Gianluca Isaia.
«Napoli ha una storia e una cultura incredibili, però purtroppo non se ne offre un’immagine positiva. Viaggiando all’estero ho notato che tanti clienti non conoscono Napoli, piuttosto sono turisti di passaggio all’interno della Costiera Amalfitana. Speriamo di essere da stimolo per tutti i napoletani. Se non siamo noi a cambiare la città, a chi toccherebbe?».
Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II di Napoli, ci spiega che: «In italia si guarda all’Università come semplice luogo di apprendimento associato, per esempio, alle Scienze Umane o alla Medicina, ma non come occasione di formazione professionalizzante su competenze di alto livello legate al “Made in Italy”. In questo senso la sartoria è uno degli esempi migliori. Per l’allargamento dell’approccio universitario è necessario coniugare la tradizione con le tecnologie. La rivoluzione digitale oggi è opportunità di valorizzazione anche per i brand tradizionali».
Come si muoverà l’Ateneo? Che scelte farà?
«Sarà possibile sperimentare percorsi formativi di tipo curriculare ma anche insegnamenti più flessibili che consentiranno di esplorare nuovi settori» continua il Rettore Manfredi.
«Lo stesso è successo, per esempio, nella partnership tra l’Università e Apple».

di Alessa Giocondo

Tratto da Informare n° 187 Novembre 2018

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