La rinascita del Real Sito di Carditello

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Il Real Sito di Carditello: un affascinante spaccato nella storia borbonica che sorge tra le strade periferiche di San Tammaro (CE).

Roberto formato-2Meglio conosciuto come Reggia di Carditello, questo importante sito porta con sé una storia di estremo peso culturale e popolare durane il periodo borbonico, ma ha nel suo curriculum anche l’esperienza di un abbandono feroce che dagli anni 2000 ha consegnato un tale patrimonio culturale nelle mani dell’incuria, dell’indifferenza e persino della malavita. Oggi la Reggia di Carditello vive una condizione di rinascita, con tanti progetti che fioriscono e un’identità recuperata; il tutto grazie ad un dovuto lavoro del Ministero dei Beni Culturali e alla tenacia dell’attuale direttore della Fondazione Real Sito di Carditello, il dott. Roberto Formato. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la storia e le tante novità che investiranno la Reggia; ringraziamo il dott. Formato e i suoi collaboratori per la grande disponibilità riservataci, felici di annunciare l’inizio di una rubrica che sarà pubblicata ogni mese sul nostro magazine, in questo spazio.

Ci racconti la storia del Real Sito di Carditello e di cosa ha trovato al suo insediamento

«La storia del Real Sito di Carditello è molto travagliata.
Il Real Sito nasce nel 1787 con Ferdinando IV di Borbone. Nasce da un lato come centro di addestramento per i cavalli persano (una razza nata da un incontro fra la quella napoletana e quella spagnola); nasce in un momento di fermento culturale e scientifico, un momento di grande sperimentazione. Dalla nascita il Real Sito di Carditello vive questa contraddizione: nasce con una vocazione eccezionale, per i progetti che vogliono essere attuati, e finisce per subire le traversie dei movimenti storici. Questa condizione iniziale denota tutta la sua vita successiva. Il sito è poi vittima primaria dell’unificazione italiana perché, essendo il luogo legato all’immagine della cavalleria borbonica e ospitando tutti i suoi bellissimi cavalli, è anche il luogo che soffre più degli altri della vendita di questo patrimonio poiché i cavalli vengono dispersi dai Savoia subito dopo l’unità d’Italia. Dopo la Seconda guerra mondiale, dopo essere stato scelto come base militare dalle truppe prima tedesche e poi americane, dopo aver subito le violenze di queste occupazioni, viene ceduto al Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, un consorzio che tenta qualche rilancio attraverso l’uso dell’agricoltura, il rimboschimento e altre opere esterne. Poi, in seguito a una forte crisi finanziaria, il congresso è costretto a rivolgersi alla banca, la quale si preoccupa di curare questo fallimento e mettere all’asta il Real Sito di Carditello. Questa parabola arriva, dunque, al suo punto peggiore perché è il periodo dove subisce le peggiori deturpazioni e il sito viene trafugato. Tutto questo dura fino al 2014 quando per una serie di fortunate coincidenze e in particolare per la presenza del ministro Bray che visita il sito, spinto dai movimenti locali, decide di annullare l’asta e acquisire i beni per il patrimonio del Ministero ai Beni Culturali. Da lì, dopo 2 anni, la creazione della fondazione del Real Sito di Carditello e una nuova sperimentazione perché la fondazione rappresenta un modello nuovo che il ministero intende promuovere per cercare una gestione diversa di questo patrimonio culturale. Io in particolare intervengo negli ultimi due anni e sono direttore dal 2018».

Qual è il suo progetto di rilancio della Reggia di Carditello?

«Il progetto è scritto “nella sua storia”. Carditello aveva delle funzioni originarie che io ho citato. La fattoria sperimentale, in primis, la quale era un modello avanzato da un punto di vista non soltanto culturale ma anche scientifico. Carditello era un sito dove la cultura la bellezza e l’arte si sposavano con l’avanzamento scientifico. Questo era presente nella sua origine e lo sarà anche in futuro. Questo è un primo valore della sua vocazione che intendiamo conservare. Un secondo valore, che era anch’esso un valore presente dall’inizio al quale io tengo molto, è il valore dell’inclusione. Carditello quando nacque non era un sito culturale chiuso al pubblico, ma era un sito molto amichevole dove il re e la regina, nelle giornate di festa, si mescolavano con la popolazione che accorreva in massa per assistere agli spettacoli, alle gare dei cavalli. Per tali ragioni abbiamo lavorato su:

  • Apertura del Sito agli studenti attraverso l’insediamento del parlamentino studentesco, creato insieme alla diocesi di Aversa e il coinvolgimento degli istituti studenteschi di una ventina di comuni.

Gli istituti scolastici si incontrano a Carditello per discutere su vari temi attuali. Oggi questi studenti sentono come proprio il sito di Carditello. Questo è molto importante.

  • Apertura alla comunità degli immigrati, dei rifugiati. È importante perché questa comunità è una presenza forte della realtà della provincia di Caserta e abbiamo curato dall’inizio i rapporti con lo SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Italia), avendo ospitato inizialmente un ragazzo dal Senegal, che è stato attivato in un tirocinio con i cavalli persano, che abbiamo riportato al sito.
  • Attenzione a tutta la comunità locale e ai comuni vicini. Quest’anno, quest’estate, abbiamo voluto fare un calendario di eventi chiamato Carditello Festival con attività culturali di livello elevato. Abbiamo reso l’accesso gratuito agli over 65 e agli studenti sotto i 30 anni, facendo una promozione anche per i comuni limitrofi.
  • Abbiamo fatto di Carditello il perno di una serie di attività di creazione di impresa, insieme col Ministero dei Beni Culturali. Abbiamo un programma che si chiama Carditello CREA, dedicato a elargire finanziamenti, supportare le attività di impresa di soggetti che operano nei comuni vicini. Un’attività che sta proseguendo bene e che avrà sviluppi interessanti nei prossimi mesi».
Quali sono i lavori strutturali in corso a Carditello?

«E una domanda importante perché il Real Sito potrà funzionare totalmente quando tutti i lavori saranno ultimati. In questo momento sono in corso un primo restauro avviato nel 2016 di 3milioni di euro promosso direttamente dal Ministero e altri tre lotti di restauro. Due lotti, ciascuno del valore di 5 milioni di euro e un terzo di 7 milioni».

In cosa differiscono questi lotti?

«I primi due sono dedicati al restauro puro; un restauro strutturale di tutte le palazzine che compongono il sito. Ci sono due restauri: il primo già in corso che comprende il restauro anche delle parti pittoriche e degli affreschi. Questo primo restauro si concluderà alla fine del giugno del 2021. Il secondo restauro di altri 5 milioni di euro è in fase di assegnazione dei lavori. Il terzo lotto è assegnato, oltre che al restauro delle parti rimanenti, anche alla rifunzionalizzazione, ovvero alla realizzazione di tipi di impianti elettrici, idrici e altre infrastrutture necessarie a rendere funzionale il sito. Vi saranno uno o più ristoranti e spazi dedicati a specifiche attività».

Una panoramica degli eventi di ottobre?

«Il mese di ottobre, come i mesi successivi, sarà caratterizzato dall’evoluzione della normativa anti-covid che ne condiziona, anche improvvisamente, la programmazione degli eventi. Domenica 11 si terrà l’Appia Day, la giornata del cammino sull’Appia antica. Noi siamo parte di questo progetto e partecipiamo con un’offerta legata soprattutto ai bambini, con attività attività culturali, di accoglienza naturalistica e educazione alimentare. In quella giornata ospitiamo anche una manifestazione della lega anti-tumori. Una giornata davvero ricca.
Il 17-18 ottobre ci sarà il weekend della legalità. Il 17 presenteremo il libro del procuratore Maresca. Poi vi sarà la presentazione del libro di Salvatore Minieri. Le presentazioni si terranno nel boschetto dedicato a don Peppe Diana, una scelta dal forte valore simbolico.
Il 18 avremo la manifestazione ricorrente della parata a cavallo dell’arma dei Carabinieri. Una manifestazione che raggiunge il suo quinto anniversario».

di Nicola Iannotta e Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

 

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