La rigenerazione urbana delle città portuali

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Il caso studio di Catania potrebbe essere utile anche per il capoluogo partenopeo

Il grande programma europeo ESPON (www.espon.eu) ha recentemente pubblicato un primo rapporto sui risultati del progetto ENSURE (“European Sustainable Urbanisation
through port city Regeneration”, ossia “Urbanizzazione sostenibile europea attraverso la rigenerazione della città portuale”) e abbiamo analizzato il caso studio della città di Catania, sia perché molto utile e interessante, sia per le evidenti analogie con la città di Napoli. Gli autori del caso studio sono Daniele Ronsivalle e Maurizio Carta dell’Università degli Studi di Palermo.

Il progetto, nella sua parte più ampia e generale, ha analizzato anche quanto è stato fatto in altre città europee per recuperare i siti industriali dismessi nelle aree portuali, integrando il proprio sviluppo nel tessuto urbano. Il recupero ambientale, quasi sempre, si è tradotto per lo più nella creazione di strutture di divertimento e intrattenimento, nella disponibilità di nuove abitazioni o anche di uffici.

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Informareonline-Epson-3Il caso studio di Catania è partito dalla compilazione di una vera e propria check-list di carattere generale, attraverso la quale è stato possibile individuare gli impatti del trasferimento dei servizi portuali, gli impatti della rigenerazione delle aree dismesse, gli obiettivi urbanistici a medio-lungo termine, il necessario supporto decisionale della politica (è giusto ricordare che spetta sempre all’amministrazione comunale, in questo caso comune di Catania e relativa città metropolitana, definire gli aspetti urbanistici) i modelli di finanziamento (pubblico, privato, misto) la possibilità concreta di un reale coinvolgimento dei cittadini.
Prima di tutto, è indispensabile descrivere la situazione attuale dell’area portuale/lungomare della città di Catania (fig. 1) che risulta fondamentalmente suddivisa in tre settori: lungomare Centrale (di fronte alle aree principali del distretto portuale), Nord Waterfront (caratterizzato dalla stazione ferroviaria centrale e da alcune ex aree industriali rigenerate) e Sud Waterfront (antistante l’area merci, caratterizzata da numerose ex aree industriali dismesse). Attualmente il porto svolge cinque funzioni principali: passeggeri e crociere, commercio (compreso il trasporto di container, prodotti agricoli, merci refrigerate) cantieristica navale e riparazioni, pesca e sicurezza marittima.
Informareonline-Epson-2Lo studio affronta l’evoluzione storica del porto e propone una serie indispensabile di dati statistici (demografici e storico-economici). In seguito fa un’analisi di tutte le infrastrutture dei trasporti e propone anche i dati sulla qualità della vita. Il terzo capitolo dello studio affronta il tema delle leggi, dei piani e delle politiche applicabili, tenendo ovviamente conto che in Regione Sicilia vige l’autonomia regolata dallo statuto speciale. Uno degli elementi più importanti affrontati dallo studio è il dualismo programmatorio esistente tra il Piano Regolatore del Porto di Catania redatto dall’Autorità Portuale (2012) e gli strumenti programmatori comunali che partono dal Piano Regolatore Generale del 1969 fino ad arrivare al documento del 2019.

di Angelo Morlando

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