Convenzione Unesco concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali  (1970):

“Ai fini della presente Convenzione vengono considerati beni culturali i beni che, a titolo religioso o profano, sono designati da ciascuno Stato come importanti per l’archeologia, la preistoria, la storia, la letteratura, l’arte o la scienza  giacché l’esportazione e il trasferimento illeciti di proprietà di beni culturali costituiscono una delle cause principali di impoverimento del patrimonio culturale dei paesi d’origine di questi beni e che una collaborazione internazionale costituisce uno dei mezzi più efficaci per proteggere i rispettivi beni culturali contro tutti i pericoli che ne sono le conseguenze.”

L’articolo 2 precisa: “A tale scopo, gli Stati partecipanti s’impegnano a combattere tali pratiche con i mezzi di cui dispongono, in particolare sopprimendo le cause, interrompendo il loro svolgersi e aiutando ad effettuare le necessarie riparazioni.”

LE OPERE DELL’AREA DI CAUDIUM NEL MUSEO DEL SANNIO CAUDINO 

Senza questa preziosa Convenzione chissà quante opere sarebbero ancora in giro per il mondo, a partire, per quello che qui ci interessa, dallo splendido Cratere di Assteas, parte della ricca collezione di vasi della vasta area di Caudium ritrovata durante la lunga campagna di scavi condotti per tutta la seconda metà del 900. Parte di questa collezione è ovviamente al Museo Archeologico di Napoli, ma oggi, alto sulla collina di Montesarchio, svetta uno spettacolare Museo ricco di reperti di squisita fattura.

Cuore del Museo è la Torre, riaperta nel 2015 dopo più di trent’anni, che ospita il Cratere di Assteas, così chiamato dal nome dell’artista pestano che lo ha firmato.

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IL CRATERE DI ASSTEAS

Ritrovato per caso durante gli scavi per una condotta da un operaio, fu da questi trafugato e venduto sul mercato nero per un milione di lire e un maialino, sì: un maialino. Il Cratere cominciò la sua peregrinazione prima in Svizzera, poi al Getty Museum di Malibu dove rimase fino al 2005 quando il Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri lo riportò in Italia.

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Il vaso mostra una raffinata scena del mitico ‘Ratto d’Europa’ da parte di Zeus. Europa, figlia del re fenicio Agenore e di Telefassa, spesso si recava con amiche e ancelle sulle rive del mare e fu lì che Zeus la vide e se ne innamorò fino a pensare di rapirla. Decise allora di prendere le sembianze di un bellissimo toro bianco e cominciò a pascolare vicino a lei che, attratta dall’eleganza dell’animale, cominciò ad accarezzarlo, finché, quasi per gioco, gli salì in groppa. Fu allora che il toro si mise a correre verso il mare senza mai fermarsi fino a quando non giunse sull’isola di Creta.

Qui, all’ombra di un albero, Zeus riprese le sue vere sembianze e si unì alla giovane Europa, che così generò Minosse, Radamanto e Sarpedonte. Il cratere è ricco di raffinati dettagli, a cominciare dal piccolo Erotes che vola sulla testa della bella Europa: da una piccola coppa sparge profumi ricchi di desiderio amoroso (Pothos).

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P.S: Chi fosse interessato alla collezione (e che collezione!) di vasi et alia può cercare il bel libro AA. VV., ‘Rosso immaginario. Il racconto dei vasi di Caudium’, Arte’m ed., Napoli 2016

di Jolanda Capriglione

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