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Nella cornice del Parlamento presso la sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, il tempio della democrazia del nostro Paese, si è svolta la sessione dei lavori di presentazione del volume “La Repubblica delle stragi”, un libro frutto della collaborazione di un gruppo coordinato da Salvatore Borsellino, fratello minore di Paolo e curatore del libro, di cui fanno parte come autori Antonella Beccaria, Fabio Repici, Federica Fabbretti, Giovanni Spinosa, Giuseppe Lo Bianco, Nunzia e Stefano Mormile. Gli interventi degli illustri relatori che si sono succeduti nella prestigiosa sala, alla presenza del presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, della presidente della commissione giustizia della camera e promotrice dell’evento, la deputata del Movimento Cinque Stelle Giulia Sarti e del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, hanno descritto un quadro sulle strategie di Cosa nostra che si cimenta nell’impresa titanica di riunire i tasselli attorno a sedici anni di stragi e di delitti in Italia. I lavori, moderati dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Marco Lillo, da sempre impegnato a raccontare di fatti di mafie, hanno visto descrivere la storia occulta del paese Italia dal 1978 al 1994: Il finto sequestro Sindona, la strage di Bologna, le bombe del Rapido 904, l’estate dell’Addaura e dell’assassinio Agostino, l’autoparco milanese di via Oreste Salomone e l’omicidio Mormile, i giorni della Falange Armata, quelli della Uno bianca e la militarizzazione del paese con una serie di fatti di sangue e attentati apparentemente senza senso. Fino ad arrivare agli ordigni di Cosa nostra del 1992 e del 1993. Nel novembre 1993 però tutto sembra smorzarsi per poi tacere definitivamente nel febbraio 1994.
Appassionante il racconto sulla falange armata del giudice Giovanni Spinosa che ha spiegato come la stessa organizzazione fosse passata da una prima fase di crimini violenti e rapine, ad una successiva di puro terrore come il compimento dei blitz nei campi rom, per poi comunicare alla stampa di non essere più essa a commettere quella serie di crimini che continuavano a verificarsi agli inizi degli anni novanta sul nostro territorio. Un excursus storico che merita di essere letto per chi vuole comprendere quanto siano delicati gli equilibri sui quali regge la nostra democrazia. Ed è proprio su questo tema che Salvatore Borsellino ha detto ai ragazzi delle scuole: “Lavare il sangue delle stragi per far rinascere il Paese su fondamenta pulite. Basta con i segreti di Stato, verità e Giustizia per chi attende da troppi anni. Basta con le prescrizioni per i reati di mafia. Se l’agenda rossa è in qualche archivio di un qualche Servizio, che venga fuori. Il Governo si impegni concretamente”. Parole sacrosante, ferme e decise, che contengono tutto il dolore e tutta la speranza di chi ha iniziato 25 anni fa, dopo quel boato che in via D’Amelio strappo alla vita il fratello Paolo, a girare per non spezzare sogno del fratello su esortazione della mamma: il sogno di cambiare una città che amava ma che non gli piaceva e che per questo voleva cambiare. E nel nitore della sala parlamentare un altro importante passaggio è stato quello della digitalizzazione degli atti giudiziari che riguardano sentenze passate in giudicato da versare in archivio di Stato perché tutti i cittadini abbiano il diritto di conoscere la storia del loro paese per essere liberi, e consapevoli di fare le proprie scelte. Un volume di grande attualità che appassiona chi vuole cercare la verità, scritto da una serie di autori che, tranne l’illustrissimo magistrato Spinosa, non hanno mai indossato la toga ma da avvocati, scrittori, blogger, parenti e vittime di mafia hanno saputo, con il coordinamento e la passione ed il carisma di Paolo Borsellino lasciare una importantissima e indelebile traccia di storia di una Paese che ancora aspetta verità, giustizia e perciò democrazia.

 

di Antonio Di Lauro

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