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La provincia di Caserta non è per le donne: la denuncia di Ugl

Redazione Informare 25/01/2023
Updated 2023/01/24 at 12:58 PM
5 Minuti per la lettura

Se sei nata donna, vivere e lavorare in provincia di Caserta non è facile, ti ritrovi a crescere in un luogo meraviglioso, culla di storia e di eccellenze agroalimentari, ma anche in un contesto che disegna le donne come mamme e mogli asservite, o peggio ancora come lavoratrici figlie di un dio minore.
Con questo ius soli ti tocca essere sottopagata, spesso stagionale e poco importa se sei più zelante e qualificata dei colleghi uomini, funziona così. Per quanto attiene alla mia sensibilità, il dato maggiormente indicativo della disparità di genere è condizionato dal fatto che le donne con minore istruzione sono quelle che hanno tassi occupazionali più bassi: ciò sta a significare che agli uomini del paese è concesso di avere un basso livello di cultura, alle donne no.

UNA LUNGA LOTTA

Ho dovuto tirar fuori gli artigli e lottare per me e per le mie conterranee contro le famiglie patriarcali, l’arroganza e il senso di superiorità che troppo spesso rendono gli uomini violenti, verbalmente, psicologicamente e fisicamente. È lungo questo percorso che ho conosciuto i vuoti lasciati dalle leggi, l’impotenza di alcuni strumenti a disposizione delle vittime di stalking, la paura di perdere il posto di lavoro delle donne separate o monoreddito, i consigli paternalistici di uomini delle forze dell’ordine che pur di evitare una denuncia ti rimandano a casa consigliando la pace e l’armonia. Durante gli anni del Covid ho raccolto le telefonate di donne costrette ad una convivenza forzata con il loro amore malato; d’altra parte, i dati pubblicati il 24 Novembre 2022 dal quotidiano più importante dello stivale, dimostrano che in alcune zone del meridione si viaggia su sei aggressioni al giorno che spesso non si fermano alle madri, si proiettano anche sulle figlie. 

È sempre troppo alto il numero di donne vittime di violenza fisica o sessuale. Ho accolto con favore la notizia dell’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta bicamerale sul Femminicidio: dopo tante false partenze, spero che il 2023 sia l’anno in cui ogni tendenza negativa possa invertirsi; se non succede quando hai per la prima volta nella storia una donna che guida il governo, non so quando potrà più accadere. Da sindacalista non posso non ricordare che nel 2016 fu stimato 1 milione e 404 mila il numero di donne che nel corso della loro vita lavorativa, avevano subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro o mentre cercavano occupazione.

Il mobbing, il bossing, lo straining devono essere consapevolmente denunciati e combattuti, predisponendo anzi pretendendo adeguati strumenti di controllo e di verifica periodica nonché di aiuto a coloro che denunciano comportamenti illegittimi, illeciti e penalmente rilevanti.

SIAMO LONTANISSIME DALLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA

Pmi e microaziende, soprattutto nel meridione d’Italia sono roccaforti inespugnabili, i “padroni” del lavoro sono spesso “pessimi” nei rapporti con le donne lavoratrici e le dimensioni d’impresa sono tali per cui controlli e protocolli sono di improbabile attuazione. Le “buone prassi” che in tanti si affrettano a decantare, devono trasformarsi in una rivoluzione culturale. Ho la fortuna di condividere l’esperienza sindacale in un luogo dove non ci sono quote, dove si parla alla pari: ho visto con i miei occhi sbattere fuori dalla porta chi si riteneva superiore perché uomo. Sono fortunata, ma consapevole di vivere in un’isola felice.

Siamo ad inizio anno e vale la pena di ricordare che le mamme che lavorano sono poco più di un terzo, un dato che da solo basta per fotografare alla perfezione la condizione dello stivale. Finché il 65% delle famiglie meridionali sarà tristemente monoreddito, non ci sarà mai una vera crescita economica, non ci sarà mai l’esplosione del PIL e soprattutto non ci sarà mai parità tra sud e nord. Se a questo aggiungiamo che i dati riferiti a metà dello scorso anno certificano come su circa 3.300 donne vittime di violenza soltanto 600 hanno poi ottenuto il reddito di libertà, vuol dire che il percorso è ancora lungo.
Intanto, usatemi una cortesia, lasciate perdere quelli che vi dicono “fidati di me” soprattutto quelli che vi paragonano a mamme, figlie e sorelle, il germe del possesso comincia da quelle parole, care Anna, Loredana, Immacolata, Vittoria… pretendete rispetto per ciò che siete!

di Marianna Grande

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