La politica europea dei trasporti e le reti TEN-T

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La politica europea per le reti trans-europee per i trasporti, l’energia e le telecomunicazioni nasce nel 1993 sulla base del Titolo XVI, articoli 170.172, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Una prima modifica è avvenuta con il regolamento (UE) n. 1315/2013 che ha definito una revisione della rete TEN-T allo scopo di realizzare un’unica rete transeuropea completa, integrata e multimodale tra trasporto terrestre, marittimo e aereo, che comprenda e colleghi tutti gli Stati membri dell’UE, in maniera intermodale ed interoperabile, per contribuire alla realizzazione, entro il 2050, di uno spazio unico europeo dei trasporti basato su un sistema di trasporti competitivo ed efficiente.

Un secondo regolamento dell’Unione Europea il n. 1316/2013 è intervenuto riguardo lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti ed ha istituito il “Meccanismo per collegare l’Europa” (Connecting Europe Facility-CEF), prevedendo uno stanziamento complessivo pari a 24,05 miliardi di euro, nell’ambito delle azioni del quadro finanziario 2014-2020. In questo quadro, gli stanziamenti annuali sono poi autorizzati dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Il regolamento stabilisce le caratteristiche (sovvenzioni e contribuzioni in altre forme) ed i criteri per tale finanziamento europeo, di cui una parte è riservata agli Stati con PIL pro capite inferiore al 90% della media UE (tra cui non rientra l’Italia).

Le reti transeuropee nei settori delle infrastrutture dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni (TENs),mirano a favorire l’interconnessione delle reti infrastrutturali nazionali e la loro interoperabilità, tenendo conto in particolare della necessità di collegare alle regioni centrali dell’Unione le regioni insulari, prive di sbocchi al mare e periferiche.Per quanto riguarda in particolare le reti dei trasporti (TEN-T), l’obiettivo generale è stabilire un’unica rete transeuropea multimodale per integrare trasporto terrestre, marittimo e aereo.

A tal fine, occorre affrontare a livello dell’UE cinque grandi problematiche:i collegamenti mancanti, in particolare nelle tratte transfrontaliere; la notevole disparità sotto il profilo della qualità e della disponibilità di infrastrutture tra e all’interno degli Stati membri (strozzature); la frammentazione dell’infrastruttura dei trasporti tra i diversi modi di trasporto (intermodalità); norme e requisiti operativi diversi tra gli Stati membri, in particolare in materia di interoperabilità.

Tuttavia nel 2009 è stata avviata una revisione sostanziale che ha condotto ad un nuovo quadro legislativo, che definisce lo sviluppo della politica dei trasporti fino al 2030/2050, entrato in vigore dal 1° gennaio 2014, costituito da: gli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (regolamento (UE) n. 1315/2013) ed il Connecting Europe facility (CEF) (regolamento (UE) n. 1316/2013).

Tale revisione è ispirata al Libro bianco “Tabella di marcia verso uno spazio europeo unico dei trasporti – per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile”, che si pone tra gli obiettivi da raggiungere quello di ridurre del 60% le emissioni di gas serra,  ottimizzare le performance delle catene logistiche multimodali e aumentare l’efficienza dei trasporti e delle infrastrutture tramite il ricorso a sistemi informatici (ICT).

I nuovi orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti prospettano la creazione di una rete TEN-T articolata in due livelli:

una rete globale (da realizzarsi entro il 2050) che mira a garantire la piena copertura del territorio dell’UE e l’accessibilità a tutte le regioni;una rete centrale a livello UE (da realizzarsi entro il 2030) basata su un “approccio per corridoi”.

I corridoi della rete centrale dovranno includere almeno tre modalità differenti di trasporto; attraversare almeno tre Stati membri e prevedere l’accesso ai porti marittimi.

La rete centrale è articolata in 9 corridoi principali: 2 corridoi nord-sud, 3 corridoi est-ovest e 4 corridoi diagonali.Il nostro Paese è interessato da quattro corridoi (Baltico-Adriatico; Mediterraneo; scandinavo-mediterraneo; Reno-Alpi), che comprendono 9 nodi urbani (Roma, Bologna, Cagliari, Genova, Milano, Napoli, Torino, Venezia e Palermo). Il corridoio scandinavo-mediterraneo attraversa il Mar Baltico, la Germania, le Alpi e l’Italia dal confine con l’Austria fino a Palermo.Oltre al tunnel di base del Brennero, prevede i collegamenti ferroviari Fortezza-Verona, Napoli-Bari, Napoli-Reggio Calabria, Messina-Palermo e Palermo-La Valletta.

Il miglioramento e il potenziamento della dotazione infrastrutturale – in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica – e soprattutto il completamento dei grandi assi di collegamento – i corridoi paneuropei e nazionali costituiscono, con tutta evidenza, una prima condizione necessaria per prevenire i fenomeni di marginalizzazione ed incrementare la competitività territoriale.

 

di Antonio Di Lauro

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