La politica e l’uso di Internet

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Il dibattito innescato dalla recente inchiesta di Report, condotta dal giornalista Giorgio Mottola, ha fornito le prove di un sistema che da anni influenza impunemente le vicende politiche dei Paesi occidentali, compresi i risultati elettorali.

Un complicato apparato che ha permesso la divulgazione sui social network di notizie false, divisive, razziste e omofobe, funzionali a rafforzare i partiti di destra e di estrema destra in Europa e negli Stati uniti. Quello che adesso sappiamo grazie all’inchiesta di Report è che gli stessi promotori di questo sistema, che ha danneggiato la politica nordamericana, hanno investito anche nel nostro Paese. Se il mondo si è fatto trovare impreparato sull’influenza che le campagne propagandistiche condotte da account ufficiali e non ufficiali hanno sulle nostre vicende politiche è perché per anni si è sottovalutato il potente impatto mediatico dei social network e del linguaggio che hanno creato.

Tutti noi, almeno una volta, su internet abbiamo riso o ci siamo arrabbiati guardando un “meme” molto spesso diffuso da un “troll”, due parole ormai entrate pienamente anche nel dibattito politico italiano e nel mondo della satira, ma di cui ancora non tutti conoscono l’esatto significato. Probabilmente molti ne sottovalutano anche il potere mediatico. Nel gergo di internet, per troll si intende un utente, solitamente anonimo, “che interviene all’interno di una comunità virtuale in modo provocatorio, offensivo, o insensato, al solo scopo di disturbare le normali interazioni tra gli utenti”. Il concetto di meme, è: “un’unità di trasmissione culturale o unità di imitazione”. Oggi per meme intendiamo comunemente video o immagini virali, perlopiù divertenti, a contenuto politico e non.Che piaccia o meno, i meme riescono sempre più spesso a condizionare il dibattito pubblico in tutto il mondo: la scrittrice statunitense Doyle Canning spiega che il successo dei meme è dovuto alla loro capacità di semplificare i messaggi, creando un’iconografia potentissima e riuscendo a coinvolgere in questo modo anche tutta quella parte di popolazione che prima non si sarebbe interessata alla politica. Sono in sostanza veri e propri strumenti di propaganda.

Anche in Italia due tra i più grandi partiti del nostro agone politico, Lega e M5S, devono il successo ottenuto negli ultimi anni anche all’utilizzo di questi strumenti, la cui semplicità permette di diffondere affermazioni – anche infondate – dal forte impatto mediatico.

Le recenti elezioni regionali in Umbria, che hanno visto il trionfo della coalizione di destra guidata dal partito di Matteo Salvini, hanno fornito uno scenario che conferma che la politica di oggi ottiene consenso alle urne se prima di tutto ce l’ha su internet.

Non può passare inosservato che solo la pagina Facebook di Matteo Salvini, dall’inizio dell’anno, ha investito più di 140.000 euro in sponsorizzazioni inserendo come target di pubblico anche i minorenni tra i 13 e i 17 anni o che la campagna “parlateci di Bibbiano” è stata viralizzata dalle pagine legate a Lega e M5s grazie alle condivisioni di migliaia di account anomali, come rivelato nel servizio di Report. Una regola imparata con solerzia anche da Giorgia Meloni, capo politico di Fratelli d’Italia, il cui successo nelle urne elettorali è cresciuto di pari passo con la sua rapida ascesa sui social network.Anche il Pd ha speso una cifra consistente per sponsorizzare la sua campagna elettorale sui social network (110mila euro), ma – come capitò alla senatrice Hillary Clinton e al senatore Bernie Sanders nel 2016 – lo ha fatto tardi e male, senza riuscire a creare quel senso di comunità che unisce gli elettori di Salvini al loro leader.

Escludendo i comportamenti illeciti e quindi perseguibili per legge, non giova demonizzare il nuovo linguaggio che si è creato con l’avvento dei social network, compresi i meme. I ricercatori studiano questo nuovo linguaggio anche per comprendere le esigenze degli elettori che ne fanno uso e che, attraverso di essi, formano le loro idee politiche. In Italia, invece, il fenomeno o è del tutto ignorato, oppure sottovalutato.

Possiamo rammaricarci del fatto che il dibattito pubblico non abbia l’articolazione e la profondità che lo contraddistingueva in passato, ma la nostalgia per il tempo che fu non aiuterà i progressisti a ricostruire un dialogo con un elettorato che evidentemente non conoscono e di cui, circostanza ancora più grave, non comprendono il linguaggio. I meme sono un mezzo nato nei meandri più nascosti di internet, e ora entrato a pieno titolo nella cultura pop, che permette di parlare ad una grande platea di persone, soprattutto giovani.

Come ogni mezzo però può essere usato in modo giusto o sbagliato. Il modo sbagliato è quello che veicola informazioni infondate, che fomenta le paure più ataviche delle persone inducendole a provare sentimenti come l’odio e la rabbia. Un modo corretto di usare i meme potrebbe essere invece quello di dare brevi informazioni, verificate, e così indurre il pubblico ad approfondire un particolare tema, creando in questo modo anche una comunità, come sta facendo la giovane deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez negli Stati Uniti. La retorica, i simboli e le storie sono strumenti per creare suggestioni, ma queste suggestioni vanno anche canalizzate ed è lì che entra in gioco la buona o la cattiva politica.

 

di Nicola Dario

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