Giuseppe Bocchino con “La solitudine del pirata” si aggiudica il primo posto alla IV Edizione del Premio di Poesia Calliope organizzato da Matilde Maisto e Mattia Branco.

Una vittoria che conferma il talento già emerso dalla sua prima raccolta Versi fuori corso, pubblicata nel 2015 per la casa editrice casertana Giuseppe Vozza Editore. Giuseppe Bocchino nelle sue poesie non cerca mai artifizi formali, bensì l’impatto emotivo sul lettore perché le sue liriche aspirano a cambiare la vita di chi legge: “Non mi interessano molto le questioni stilistiche e retoriche, anche per questo mi ritrovo talvolta in difficoltà in certi contesti aulici. Non scrivo per fare il letterato ma per fare formazione umana. Una poesia è riuscita non se rispetta o meno la metrica, ma se riesce a cambiare la vita di chi legge. Purtroppo non riceviamo un’educazione sentimentale, solo se ti imbatti in un poeta che riesce a stabilire con te una connessione emozionale, attraverso questa vicinanza intima, può iniziare un percorso di conoscenza e riscoperta di sé stessi.”

La sua poetica è infatti caratterizzata da un costante e perenne lavoro esistenziale che egli fa su stesso attraverso un dialogo sempre aperto con gli autori che gli hanno fatto capire i suoi veri desideri e lo hanno portato a 40 anni a cambiare radicalmente la sua vita, tirando fuori finalmente dal cassetto quei sogni tenuti nascosti da troppo tempo, dopo la lunga e difficile esperienza nelle redazioni dei giornali locali casertani. “Tra le parole di una giusta denuncia e l’autocompiacimento dell’operatore culturale che si diletta a descrivere le negatività perché il prodotto vende c’è anche spazio per un discorso poetico che, all’occorrenza, può anche diventare denuncia.”

Il motivo ispiratore della lirica vincitrice è Marco Pantani il cui nome però non compare nel testo per non spostare l’attenzione della giuria verso un personaggio famoso, né l’autore intendeva trasporne in materia poetica la sua vita, ne fornisce però la metafora ciclistica.

“Ognuno ha diritto di voltare pagina se non stiamo più bene in un ambiente con determinate persone, anche se questo comporta fare un tratto di strada in salita prima di poter vedere cosa abbiamo lasciato dietro. Col tempo ci può assalire la nostalgia e si può rimpiangere anche una vecchia situazione ma indietro non si può più tornare altrimenti non avremmo fatto quello scatto solitario in avanti ed è solo al traguardo che si capisce il perché, e lo si capisce ancora di più quando al traguardo si arriva da perdente.”

Bocchino al momento della premiazione ha dedicato la vittoria al Sindaco di Riace Domenico Lucano, ma non si è trattato di una dedica “politica”.

“Non entro nel merito giudiziario ma umano in quanto vedo in lui una fragilità che mi ha colpito. Sono una persona legalitaria e sono contro ogni forzatura amministrativa in quanto penso che queste siano spesso sinonimo di pastette, soprattutto nella pubblica amministrazione locale. Ma Lucano è anche un personaggio “tragico” che in un contesto particolare del Meridione, ha perseguito un ideale, anche se poi le vicissitudini possono portare ad incappare in situazioni sbagliate, e nei momenti di fragilità ci si ritrova sempre soli. Ecco perché somiglia un pò alla battaglia in solitudine della mia poesia”.

Il pirata che fa lo scatto solitario in salita è colui che combatte, chi denuncia, a qualsiasi costo, per perseguire un ideale, anche se da quel momento in poi diventa un’altra persona per chi lo circonda. Il pirata deve rompere un sistema di convenzioni e convinzioni e solo alla fine di questa corsa capirà gli aspetti di questa corsa.

La vocazione poetica di Bocchino risale alla sua adolescenza, grazie ad un dialogo intimo ed umano con gli autori che hanno saputo connettersi con quel quid che vive nascosto in ognuno di noi ed è così che ha iniziato a scrivere poesie, pur conservandole nascoste in quel famoso cassetto: “Non è stato facile aprire quei cassetti ed ufficializzare la mia nuova veste di poeta e scrittore. E’ stato come fare outing perché da quel momento, avrei mostrato la mia <diversità>, mettendomi a nudo con le parole. Il problema principale, come per tanti scrittori, è sempre la figura paterna. Quando pubblicai il mio primo libro di poesie non glielo diedi personalmente ma glielo lasciai sul tavolo. Lui dopo averlo letto si limitò a dirmi che erano cose difficili, da professori. Quando però è stato male, il medico a cui qualche giorno prima avevo detto di lavorare a Roma, mi disse “ma perché non mi hai detto che sei giornalista e scrittore?” In quel momento ho capitodi aver superato l’esame più difficile della mia vita, poiché in punto di morte, mio padre ha riconosciuto la mia vera natura, ammonendomi della mia modestia”.