La parità dei ruoli sociali: quando l’incapacità di accettarla genera violenza

 

Uno dei tanti tarli che continuano a mangiucchiare la società, è senza dubbio l’ancora inesistente libertà di affermazione femminile che manchi anche delle più piccole forme di discriminazione.

Oggigiorno è più facile accendere la televisione e sentire dell’ennesimo femminicidio, piuttosto che trovare un bel film da guardare in modo spensierato.

Mettendo da parte l’invidia per le persone che spensierate riescono ad esserlo davvero, c’è da prendere in considerazione il fatto che la società d’oggi abbia ancora molte cose da mettere a punto per essere vivibile e che il progresso di cui tanto ci vantiamo, la maggior parte delle volte, diventi nient’altro che elemento di evidenza ancora più marcata delle mancanze che non dovrebbero essere tali.

femminicidio

Una delle disparate cause che possono celarsi dietro quella che, di queste mancanze, è fra le più sofferte – ossia la più che reale discriminazione nei confronti delle donne – è sicuramente da trovare nel rifiuto di accettazione del raggiungimento di un’equalità da parte delle menti che si presentano spiacevolmente conservatrici.

È da sempre, infatti, che si guarda alla figura maschile e femminile in modo differente: la prima è quella forte, ruggente e predominante, quella dalle mani grandi e lavoratrici; la seconda, invece, è la figura dolce, tanto da divenire debole, ed è quella che ci si ostina ad immaginare solo in famiglia, come perfetta madre e padrona di casa e, nei casi più estremi, con un lavoro part-time che le permetta di dedicare al marito e ai figli il tempo giusto e necessario.

Perché se è un uomo a viaggiare per lavoro, è chiaro che si spacchi la schiena da buon padre, mentre se è la donna a farlo, questo non fa altro che farla apparire come ‘sconsiderata e madre incapace’, rendendo reale ma non abbastanza visibile anche il dislivello di considerazione dei ruoli genitoriali.

È normale, perciò, che nel momento in cui la donna cerchi di realizzarsi, in qualsiasi dei campi voglia, di affermare se stessa come meglio senta di fare, magari strappando crudelmente il conservatorismo con l’indossare una gonna più corta, la reazione sia quella di reprimere totalmente e brutalmente l’impulso liberale.

E quale modo più efficace dell’omicidio, per farlo? Quale modo migliore dello stupro per affermare ancora una volta, ancora meglio, la propria superiorità, dopo aver provato la paura che potesse essere spenta?

A quale scopo, quindi, qualsiasi tipo di proselitismo riguardo una maggiore considerazione del ruolo della donna come la festa dell’8 marzo, a tale proposito?

Ciò che dovrebbe essere ben tenuto a mente è la possibilità di parassitismo del processo di identificazione dell’individuo, che porta in modo inequivocabile all’assorbimento di ciò che le figure di riferimento nella crescita predicano, dei loro comportamenti e, quindi, anche possibili pregiudizi o discriminazioni.

C’è da metabolizzare e affrontare il fatto che il problema dell’accettazione della parità sia molto più impiantato di quanto pensiamo e che sia, di conseguenza, difficilissimo da sradicare.

Nel 2015 possiamo vantarci di essere riusciti ad inventare cellulari che pensano al nostro posto, stampanti 3D che ci regalano in modo solido qualsiasi cosa noi vogliamo, ma non di aver capito cosa stiamo facendo, in cosa potremmo davvero evolverci; di non aver capito il senso possibile e totalizzante del termine perché, pur di non accettare che una parola decisa contro il silenzio muova le nostre coscienze, la macchiamo di sangue, e il rosso, il rosso acceso, il rosso lucente o vellutato, dovrebbe essere solo quello di labbra truccate e sorridenti, quello dei sogni e della passione.

Dovrebbe essere solo quello dell’amore.

Scarpette rosse, il simbolo mondiale della lotta al femminicidio.
Scarpette rosse, il simbolo mondiale della lotta al femminicidio.

Caterina Piantieri

kate.piantieri@virgilio.it

About Caterina Piantieri

Nata il 14/04/1995 a Maddaloni (CE). Laureanda presso la Seconda Università degli Studi di Napoli in Lettere Moderne. Le piace la musica, tanto da aver imparato a suonare la chitarra da autodidatta e compone testi. Conoscere e cominciare a scrivere per Informare, oltre ad essere qualcosa di più concreto dal punto di vista “sociale”, é stato inaspettato e completante, perché mi ha permesso di capire ancora qualcosa in più sul mio conto e, decisamente, ciò che voglio dalla mia vita. Non posso, quindi, fare a meno di dire: tutto questo – l’essere parte di una squadra, la possibilità di collegarsi alle persone tramite la cosa che mi piace di più e quella di conoscerne sempre di nuove – è quello che voglio fare.
Decisamente, quello per cui vivo.