“La pandemia dimentica gli universitari”: intervista a Roberto Tottoli

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Intervista al Rettore dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale Roberto Tottoli

Che le Università abbiano risentito di forti danni a causa della pandemia da Covid-19 è, ormai, un dato di fatto. Molte sono state le ricerche e le statistiche fatte da numerosi studiosi che hanno provato ad analizzare i dati di questa drammatica situazione: dall’impatto degli studenti con la DAD, all’assenza di contatto e alla parziale mancanza di socialità con colleghi ed amici che, invece, si era soliti frequentare ogni giorno.
Il pensiero unanime, quando si pensava all’adattamento degli universitari alla DAD, è stato sicuramente quello di “sono nativi digitali e maturi: sapranno certo adattarsi a questa nuova modalità”.
Ma non sempre si è realmente pensato a quanto potevano essere sconvolte le vite degli studenti e di quanto la quotidianità può essere importante. Per affrontare questa tematica abbiamo intervistato il Rettore dell’Università degli Studi di Napoli l’Orientale Roberto Tottoli che ci ha spiegato come l’Università in presenza ha gestito l’emergenza pandemica e quali, dall’altro lato, sono state le reazioni degli studenti.

Aule affollatissime in presenza pre-pandemia, numerosi studenti che seguivano le lezioni anche seduti per terra; come ci si è organizzati per questo rientro e come sono stati gestiti i corsi?

«Noi abbiamo deciso, quando a fine aprile è stato decretato di prediligere una didattica in presenza, di far tornare in aula gli studenti del primo anno delle triennali e quelli del secondo anno delle magistrali o comunque gran parte dei corsi della magistrale.
Quindi siamo rientrati massicciamente in presenza, ma con la formula della didattica mista: aule attrezzate in sicurezza, ma con la possibilità per gli studenti di seguire anche da remoto per ottemperare eventuali problemi dovuti agli spostamenti e rispettando, tramite prenotazione di posto via app, la capienza delle aule».

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Quali sono le modifiche certe per il futuro?

«In questo caso bisogna capire anche quali saranno i pronunciamenti legislativi futuri: l’Università tradizionale ha un tetto limite molto basso per l’erogazione di servizi a distanza, del 10%, e vedremo se ci saranno evoluzioni in tal senso. La nostra idea è comunque quella di favorire crescita e innovazione, tengo a ricordare che da anni abbiamo corsi telematici grazie all’adesione dell’Università ad un progetto ministeriale. Nonostante ciò, vogliamo continuare a dare priorità alla didattica in presenza».

Ci può spiegare cosa intende per il “10% di possibilità di erogare a distanza”?

«Le Università tradizionali hanno un tetto limite per l’erogazione di corsi a distanza, proprio questo differenzia gli atenei tradizionali da quelli telematici.
Questa era la regolamentazione pre-pandemia, ora immagino che qualcosa potrà cambiare, però le Università non sono libere in condizioni normali di riversare una parte consistente della loro offerta a distanza, questo era il senso di quello che le dicevo. Non siamo liberi di agire in maniera assolutamente autonoma, ma sicuramente questa era una regolamentazione pre-pandemia, ora si sarà orientati verso una ridefinizione di questo regolamento».

Quindi lei spera che, quando passerà la crisi pandemica, sarà aumentata la soglia digitale del 10% per le Università in presenza?

«Non so se augurarmelo o se lo augurano anche gli altri Rettori.
Un’idea generale è quella che le Università tradizionali devono differenziarsi da quelle telematiche, quindi evitare di sovrapporsi anche per scelta culturale e strategica. Credo che una maggiore duttilità su questi dati sia augurabile, ovviamente senza stravolgere».

Quale credete che sia stato l’impatto con i vostri studenti e le reazioni che avete percepito, come vi siete mossi per migliorare e agevolare le criticità?

«Qui bisogna comporre dati diversi: dalle varie reazioni dei colleghi ai feedback degli alunni, grazie a vari sondaggi effettuati.
Il primo dato è che non vi è stato un calo di produzione di crediti, quindi la macchina ha proseguito verso una certa direzione e non c’è stato un rallentamento.
A differenza, però, delle matricole dell’anno 2019/2020 che avevano vissuto i primi mesi in presenza, quelle dell’anno 2020/2021 hanno iniziato l’esperienza universitaria via telematica. Proprio per questo motivo, quest’anno sono stati anche ridimensionati i programmi per i ragazzi del primo anno che provenivano da un liceo e, quindi, per loro sicuramente non è stato facile iniziare un percorso totalmente nuovo, per di più da remoto.
Quando al rientro di maggio abbiamo riaperto, ho girato un po’ di aule della facoltà ed ho visto gli studenti del primo anno particolarmente emozionati di poter vivere finalmente questa realtà».

di Luisa Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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