La nuova Tangentopoli che scuote il Mezzogiorno

Gianluca Gautieri 20/04/2024
Updated 2024/04/19 at 5:13 PM
4 Minuti per la lettura

A trentadue anni dallo scandalo giudiziario di Mani Pulite, torniamo a parlare di corruzione, e lo facciamo in un Mezzogiorno in cui molto spesso i reati contro la pubblica amministrazione intersecano anche gli interessi delle associazioni mafiose. Si tratta di un problema sistemico, trasversale alle forze politiche che si accusano vicendevolmente di giustizia ad orologeria e questione morale.

Il camaleonte del Mezzogiorno

Indagato e interdetto da pubblici uffici Luca Sammartino, vicepresidente della regione Sicilia in quota Lega. Conosciuto come “Mister Preferenze”, “énfant prodige”, un giovane odontoiatra con la passione per la politica. E la passione era così tanta da indurre Sammartino ad assaggiare un pezzettino di molti partiti, dalla sinistra storica all’Udc, dal Pd alla Lega.

Sammartino è tra gli 11 politici siciliani arrestati nella giornata di mercoledì. Le inchieste hanno evidenziato uno schema di potere che si ramifica dall’assemblea regionale alla politica territoriale, inquinato da corruzione, voto di scambio e asservimento alla famiglia di Cosa Nostra dei Santapaola.

La giustizia ad orologeria

Giunge però tempestiva la difesa della segreteria leghista tramite le parole di Andrea Crippa, che denuncia una giustizia ad orologeria, sempre a rimarcare un complotto giudiziario contro il Carroccio a due mesi dalle europee. L’obiettivo è sempre lo stesso, accusare per distogliere l’attenzione. Ed allora noi abbocchiamo e guardiamo verso la Puglia, dove anche i poveri amministratori inquisiti del Pd sono vittima della giustizia politica di cui parla Crippa. La Lega non si nasconda nel vittimismo, le inchieste non hanno un colore politico.

Si, perché la questione morale è un cancro trasversale, che infetta a macchia di leopardo senza curarsi del colore politico, dell’età, della posizione geografica. Anita Maurodinoia e Maria Carmen Lorusso a Bari; Raffaele e Salvatore Gallo a Torino; Mimmo Russo a Palermo; Gianluca Festa, sindaco di Avellino. Tutti nomi pesanti, tra sindaci e consiglieri regionali, coinvolti in scandali per tangenti, traffico di voti e commistioni mafiose. Luca Sammartino si aggiunge a questo elenco, una spaventosa sequela di vicende giudiziarie, tutte recenti, avvenute nell’arco delle ultime due settimane.

I ceppi resistenti dopo Tangentopoli

Alla luce di queste vicende, riaffiorano in noi i vergognosi ricordi di Tangentopoli. Ed è proprio a quel periodo storico che desidero riportarvi; a quegli anni ’90, che tra bombe e mondiali di calcio ricordiamo per le manette ai politici, per gli arresti eccellenti. Ogni giorno al telegiornale un nuovo scandalo, nuovi corrotti, nuove tangenti. Uno dei protagonisti di quell’epoca fu Piercamillo Davigo, magistrato del pool milanese di Mani Pulite di cui voglio ricordare un’espressione:

“Noi magistrati svolgiamo rispetto alla devianza criminale la funzione tipica che svolgono in natura i predatori: miglioriamo la specie predata. Abbiamo preso le zebre lente, sono rimaste quelle veloci; o se preferite, abbiamo creato i ceppi resistenti agli antibiotici”.

Ed allora una domanda sorge spontanea: nelle ultime settimane, la magistratura italiana è stata così virtuosa da stanare i ceppi resistenti, oppure gli inquisiti sono solo la punta dell’iceberg, gli unici così coglioni da farsi beccare?

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