La nuova legge regionale sui beni confiscati

Beni confiscati in italia

Novita e perplessità sulla LR 3/2018

 

La recente Legge Regionale 3/2018 è frutto del lavoro della Commissione anticamorra in tema di riutilizzo dei beni confiscati, al fine di restituire alla comunità un patrimonio sottratto alle mafie per la realizzazione “di progetti di riutilizzo dei beni confiscati sul territorio regionale, qualificati e diversificati, sostenibili nel tempo e capaci di favorire positive ricadute sociali, economiche ed occupazionali attraverso la definizione e la strutturazione di sedi e distretti di economia sociale e solidale”.

Oltre all’adozione di un piano strategico triennale ed uno di programmazione annuale, tra le novità della legge modificata c’è la possibilità di destinare i beni ai fini di un riutilizzo sociale attraverso l’assegnazione in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e pari trattamento, con evidenza pubblica ai soggetti individuati, alle categorie sociali più svantaggiate, perseguendo gli obiettivi di inclusione sociale ed abitativa.

Infine viene sostenuta la metodologia sociosanitaria attraverso i Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali sostenuti da Budget di Salute (P.T.R.I./B.d.S.) nell’ottica di un superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Importante è stato l’apporto di diversi soggetti istituzionali e sociali come l’Agenzia Nazionale, Libera ed i consorzi di comuni Agrorinasce e Sole, nonché il prezioso contributo portato a questa legge dal progetto Rush (Rural Social Hub), una ricerca azione promossa dall’istituto di Studi Politici San Pio V e Fondazione con il sud con il consorzio di cooperative NCO che, grazie all’operato degli ultimi anni, ha fotografato lo stato reale di riutilizzo ed il mancato riutilizzo dei beni confiscati in Campania.

Dalle parole ai fatti

Tuttavia, in un territorio come Castel Volturno dove la questione dei beni confiscati è particolarmente sentita, l’Osservatorio Permanente per la Legalità sul Litorale Domitio, una costola dell’associazione A.R.C.A. (Associazione Risanamento Castel Volturno), si ritiene insoddisfatto in quanto erano attesi più i regolamenti attuativi della legge regionale 7/12 che un norma completamente nuova, ci dice Elena Pera: «Questa legge introduce interessanti novità, ma territori difficili come Castel Volturno, hanno bisogno, ora più che mai, di azioni concrete e la valorizzazione dei beni confiscati è un’importante occasione di riscatto. L’augurio è che stavolta si passi dalle parole ai fatti, e che la politica agisca velocemente per redigere i regolamenti attuativi della legge».

Un importante tentativo di avviare un coordinamento efficace tra istituzioni e società civile, ha portato alla nascita di un tavolo di concertazione permanete tra il comune di Castel Volturno e le associazioni locali, nonché la creazione di una short list quale metodologia per promuovere una tempestiva ed efficace assegnazione dei beni confiscati ad organizzazione del terzo settore.

Un’occasione mancata, dato che in questo contesto non ha ottenuto i risultati sperati, ma una buona pratica nazionale che, grazie al lavoro di contaminazione promosso dalle associazioni locali mediante i campi di Estate Liberi del Presidio Libera Castel Volturno, è stata “copiata” ed attuata dal comune di Genova attraverso listituzione della “white list”, attraverso cui il capoluogo ligure sta restituendo i beni confiscati alla collettività.

La nuova normativa è frutto di un lungo lavoro della Commissione regionale anticamorra ma di non poco conto è stato il confronto con quelle compagini sociali guidate da Peppe Pagano a Casal di Principe e da Simmaco Perillo a Sessa Aurunca, quali modelli a cui ispirarsi e dai quali partire.

di Alessia Giocondo e Flavia Trombetta

Tratto da Informare n° 179 Marzo 2018