Roccamonfina

La nuova identità dell’Ente Parco regionale di Roccamonfina foce del Garigliano

Fernanda Esposito 16/11/2022
Updated 2022/12/17 at 6:40 PM
9 Minuti per la lettura

«Il Parco addormentato nel tempo»
La nuova identità dell’Ente Parco regionale di Roccamonfina foce del Garigliano

Luigi Maria Verrengia è il Presidente dell’Ente Parco regionale di Roccamonfina foce del Garigliano dal 2018. Il parco, istituito nel 1993, è situato nel cuore della Regione Campania e si estende per circa 11.000 ettari, fino al confine con il basso Lazio. Comprende i comuni di Sessa Aurunca, Teano e cinque centri della Comunità Montana “Monte Santa Croce”: Roccamonfina, Galluccio, Conca della Campania, Marzano Appio e Tora e Piccilli.

Il Parco addormentato nel tempo, così viene definito sul sito, ed è vero poiché tra boschi secolari di castagni e borghi medievali, ci si perde in un’oasi di tranquillità, scoprendo a poco a poco, scenari indimenticabili e sospesi nel tempo. Abbiamo voluto intervistare il Presidente Verrengia per fare il punto della situazione, dopo un quinquennio dalla sua nomina e capire qual è il futuro Parco.

Dott. Verrengia, 29 anni dopo l’istituzione, come è cambiata la percezione dei cittadini per il Parco? 

«É cambiato tutto, c’è stato un cambiamento di rotta da qualche anno. Grazie al lavoro svolto e all’impegno profuso da tutti i presidenti dei parchi in Campania. Le aree protette non sono viste solo come un vincolo ma anche come una risorsa che può sviluppare ricadute economiche e sociali vantaggiose per il territorio».

Com’è cambiata la fruizione del parco e la sensibilità dei turisti negli anni?

«C’è più consapevolezza e voglia di ritornare alla natura. Il nostro parco si estende dal mare alla montagna, fino ai 1005 metri del Monte Santa Croce, con una biodiversità incredibile e questo risponde appieno ai nuovi bisogni del turismo lento e sostenibile. Lungo i sentieri e i piccoli borghi, ben sette i comuni attraversati dal parco, dalla via Appia alla via Casilina, si possono ammirare straordinarie testimonianze storiche, che raccontano di un passato fatto di fede e di ingegno architettonico». 

Come prosegue il suo mandato? 

«Io sono un Presidente del Territorio, che vive  il Parco quotidianamente, abito con la mia famiglia ai confini del parco. Ci ho messo la faccia e devo dire non è stato facile farsi accettare, visto e considerato che l’Ente era considerato solo una barriera per lo sviluppo del territorio e non una risorsa. La mia azione è volta al dialogo e al confronto continuo sia con i cittadini, sia con  i sindaci e sia con le associazioni del parco e la comunità montana. Oggi, posso affermare con soddisfazione che, tra non poche difficoltà, ho riconquistato la loro fiducia, fondamentale per costruire insieme e l’Ente parco ha raggiunto una credibilità e un ruolo sempre più consolidati non solo in ambito locale». 

Quali sono stati gli interventi più rilevanti realizzati nel parco?

«Numerosi sono i progetti realizzati insieme ai sindaci, abbiamo ripristinato aree pic-nic, ripulendo boschi e mettendo a disposizione braciere, acqua e panche con il legno di castagno locale. Stiamo preparando una mostra permanente sul Fungo e grazie all’intervento gratuito di micologi esperti, si terranno presto dei corsi sulle varie tipologie di  funghi del parco.

Abbiamo sistemato una vecchia baita, un rifugio in pietra bellissimo poi affidato al CAI (Club Alpino Italiano), sezione di Caserta; abbiamo allestito un parco giochi per bambini; inaugureremo il Museo della Caldera, un progetto presentato dall’Ente Parco e che si realizza grazie a un finanziamento di €190.000 ottenuto dal GAL (Gruppo Azione Locale). La struttura circolare che richiama quella del vulcano, che il parco sta completando, in futuro sarà sede di una mostra permanente dei prodotti del parco».

Dottor. Verrengia veniamo a qualche aspetto più spinoso: Baia Domizia, la pista ciclabile e la fruizione della pineta  

«Alla foce del Garigliano abbiamo ripulito il sito della Torre di Capodiferro e recintato la zona per la messa in sicurezza dei resti, con pietre importanti trasferite al museo archeologico di Sessa. Resta un sogno quello di ricostruire la Torre, ma servirebbe un finanziamento che  la Sovrintendenza non ritiene utile, ma magari un ologramma del monumento darebbe dignità storica al luogo. 

Resta in via di completamento l’intero Sito di Interesse Comunitario (SIC); anche qui, infatti, verrà allestita un’area pic-nic; si dovrà ripulire la sponda del fiume .. Sì è vero, resta una spina nel fianco la pista ciclabile lungo il fiume Garigliano, abbandonata a se stessa. Dieci anni fa ci furono delle  incomprensioni tra l’Ente parco e la provincia, che oggi stiamo cercando di risolvere per trovare insieme al comune di Sessa Aurunca, una  soluzione per recuperare anche la pineta e riqualificare il tutto». 

Qual è la sua versione dell’ente parco e del suo ruolo nel territorio?

«Far collimare il ruolo dell’Ente con la conservazione del parco e il suo sviluppo. Sarà possibile fare il taglio del bosco ed edificare nuove strutture o ristrutturarle, ma ci sono delle regole che tutti devono rispettare per garantire la sostenibilità e la tutela del Parco».

La creazione di buone pratiche, così come l’equilibrio tra conservazione e sviluppo, è sempre la sfida più grande. Cosa insegna la storia del parco e qual è l’auspicio per il futuro? 

«Mettersi attorno ad un tavolo e munire il Parco di un Piano aggiornato di regole che risultano obsolete e creare  i presupposti per pianificare a 360 gradi, sia  per quanto riguarda la struttura, sia l’organizzazione dell’Ente. Questo è necessario per mettere a sistema il territorio». 

Ci dica tre priorità per il parco, guardando ai prossimi 10 anni.

«Creare una comunità energetica all’interno del parco per renderlo indipendente. Migliorare i collegamenti tra mare e montagna favorendo le escursioni. Dotare  il parco di una rete sentieristica per essere inseriti nell’almanacco dei Cammini internazionali. La sfida è quella di creare un APP specifica che aiuti il turista, anche straniero, a fare passeggiate da solo.

Naturalmente le cose da fare saranno tante, dalla tutela alla didattica ambientale, dal Piano d’Assetto alla promozione, senza trascurare la predisposizione di progetti innovativi e sostenibili per attrarre finanziamenti nazionali ed europei con i quali dare anche opportunità di lavoro. Servirà soprattutto competenza e professionalità, dedizione e passione da parte del parco e dei sindaci, in una logica di leale collaborazione istituzionale. Sarà mia cura vigilare sulla correttezza, efficacia e trasparenza dell’azione amministrativa».

Per finire, Presidente Verrengia: che suggerimento dà ai nostri lettori per scoprire il parco a quasi trent’anni dalla sua nascita?

«Vivificare il Parco, scoprendo i suoi sentieri tra castagni millenari. Ci sono più di 40 km nei boschi e con a disposizione siti di rilevanza mondiale come quello paleontologico a Tora e Piccilli, dove stiamo ultimando i lavori di manutenzione e ripristino del sentiero che porta alle Ciampate del Diavolo. Ogni comune ha  le sue peculiarità, per il turista c’è solo l’imbarazzo della scelta, senza dimenticare i prodotti di eccellenza enogastronomici, dal fungo porcino alla castagna, simbolo del Parco». 

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