La numero 10, una maglia pesante a Napoli

Lorenzo Insigne veste il numero 10 nella Nazionale Italiana, eppure sa che a Napoli quel numero non si tocca

Regista, trequartista, centrocampista offensivo, seconda punta… il numero 10 non è etichettabile con un semplice ruolo in campo. E’ fantasia, guizzo, pennellata, colpo da maestro. E’ il sogno di ogni bambino che comincia a dare calci ad un pallone nel campetto sotto casa, l’affermazione di essere unico, la consacrazione ad idolo. Sognare la 10 significa avvicinarsi ai propri idoli perchè quel numero in passato è stato vestito e portato alle stelle da grandi campioni.

 La storia del calcio ci racconta di numeri 10 che hanno realmente scritto pagine importanti nelle squadre dove hanno militato. Quando essere solo in mezzo alla difesa avversaria significava ragionare ed osare, imbucare le linee nemiche trascinandosele dietro, mirare e centrare l’obiettivo, spesso trovando un colpo irripetibile. Genio e fantasia, coraggio e sfrontatezza, tali da riconoscere negli occhi degli avversari un rabbioso rispetto. Parliamo comunque di un calcio romantico, che resiste solo nei ricordi dei tifosi che lo hanno vissuto. Quando i numeri sulle maglie in campo raccontavano i ruoli, partivano da 1 dove il portiere rappresentava il primo baluardo, la roccaforte, a difesa della squadra e finivano con lo snobbato numero 11, l’ala mancina che dava cuore e anima per avanzare il gioco.

Ogni squadra ha la sua maglia intoccabile

A Napoli la 10 si associa ad un unico giocatore, non a caso si scrive Maradona e si legge D10S. Abbiamo perfino cambiato la Tombola! Quando durante le feste natalizie le nonne recitavano la lunga storia che accompagnava l’uscita dei numeri, quel numero era associato ai fagioli: “‘e fasule“; ma dal 1984 o poco dopo, a casa dei tifosi napoletani se esce il dieci si grida “Maradona!”.

E lo avrà sognato anche il nostro Lorenzo di indossare quella maglia. Lui che ha sempre dichiarato il suo amore per Diego ma che nel gioco ha sempre detto di ispirarsi a Del Piero (altro numero 10 non da poco). Giocare nel suo Napoli era un sogno e lo ha fatto avverare, non chiede: sa che la maglia di D10S è tabù, eppure c’è chi ne discute.

Da speranza del calcio, oggi Lorenzo Insigne è cresciuto diventando un punto di riferimento nel Napoli e nella Nazionale Italiana. Le sue assenze in campo pesano, anche più pesante è il suo apporto nel gioco: segna e fa segnare e soprattutto fa sognare.

Conclusasi la sosta per giocare le partite di Nations League con la Nazionale, dove Lorenzo indossa proprio il numero 10, i tifosi napoletani si dividono ancora. Si dovrebbe concedere la maglia appartenuta a Maradona?

I promotori del sì, considerano Lorenzo ormai pronto ad un tale riconoscimento: capitano del Napoli da tempo, ha dimostrato di essere un punto di riferimento imprescindibile della squadra, una bandiera dei colori azzurri. Napoletano di nascita e di fede, Lorenzo ha sopportato le critiche e gli attacchi rispondendo sul campo e testimoniando col gioco le sue intenzioni di lasciare il segno.

Ma concedere la maglia di Diego è ben altra cosa!

Il numero 10 a Napoli è stato ritirato, il perchè va chiarito a tutti. Ritirare il numero significa: “Nessuno mai come te” e nessuno potrà mai essere quello che Diego è stato per il Napoli ma soprattutto per i suoi tifosi. Rivalsa verso un mondo calcistico dominato dallo strapotere di squadre del Nord, affermazione di una appartenenza ad un mondo di valori non solo calcistici. Rimettere in gioco quella maglia significherebbe aspettarsi gli stessi risultati da altri giocatori, perchè se la concediamo ad Insigne poi non potremo certo ritirarla di nuovo: Lorenzo, ti vogliamo bene ma ancora non sei un giocatore del Suo calibro, e tu lo sai.

Oggi viviamo un calcio commerciale, dove i computer e le strategie studiate con le simulazioni hanno preso il posto del cuore e delle intuizioni in campo. Dove il numero 11 non è più la scelta di chi non è altro, ma solo un numero.

E allora non occorre scomodare i ricordi, viviamoci e godiamoci il presente. I numeri hanno perso importanza: quello che conta è l’attaccamento ai colori della maglia che si indossa. Del resto anche lui non chiede altro.

di Alessandra Criscuolo

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