La musica e i musicisti ai tempi del coronavirus

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Intervista al M° Annunziata de Paola: è napoletana, è in Germania da 27 anni, è direttrice d’orchestra ed è stata per anni, membro del Consiglio degli Stranieri di Monaco.
Se l’arte è immune alla pandemia lo stesso non si può dire dell’industria musicale, messa in ginocchio dalla pandemia, lei di cosa si stava occupando sul piano musicale prima del lockdown?

«Se penso a marzo 2020 mi ritrovo proiettata in un’altra era. L’ultima immagine è un tavolo, due computer, il mio produttore. Al centro del tavolo un telefono in viva voce. Ero nella sede di Monaco di Baviera di All About Italy, nel mio ruolo di manager e di direttore artistico delle produzioni musicali».

Un progetto musicale in collaborazione con artisti italiani?

«All’altro capo del telefono il Presidente dell’Orchestra Filarmonica Rossini di Pesaro. Eravamo appena giunti ad accordo, assicurandoci così la collaborazione con un’eccellenza italiana, un’orchestra esperta come poche al mondo delle partiture e dello stile rossiniano».

Che cosa nello specifico?

«Avevo già scelto l’opera da eseguire, una prima esecuzione assoluta per Monaco, un evento storico con un cast d’eccezione, monumenti della lirica italiana, interpreti del calibro del basso-baritono Bruno Praticò. Avevo l’Opera di Stato Bavarese che definiva la coproduzione italo-tedesca, con ruoli selezionati tra i giovani dell’Accademia. Inoltre gli accordi con la Radio di Stato Bavarese per la registrazione erano a buon punto».

A chi sarebbe stata affidata la direzione dell’orchestra?

«Lo spettacolo si prefigurava di altissimo livello, adeguato al colto pubblico di Monaco. Tutto lasciava presagire che si sarebbe ripetuto il successo del concerto precedente con l’Arena di Verona che avevo organizzato per la Herkulessaal assieme al Sovrintendente, Cecilia Gasdia. Sul podio a condurre solisti, coro e orchestra questa volta ci sarei stata io stessa».

Nel frattempo le notizie relative alla diffusione del Sars-CoV-2 si infittiscono e la pandemia diviene ufficialmente questione mondiale. Che fine fa la produzione? 

«Cominciano ad arrivare in Germania le drammatiche immagini dall’Italia. Mi metto in cerca di informazioni scientifiche in campo internazionale, ascolto l’update del virologo Prof. Christian Drosten, colgo infine con una certa esattezza il senso di quanto stesse accadendo e, soltanto pochi giorni dopo quell’ultima riunione, avverto la produzione che è il momento di disdire la sala. Il concerto previsto per il 2 dicembre andava annullato senza alcun indugio. Spiego che non ne usciremo neanche per dicembre. Ancora oggi mi ringraziano per aver bloccato la produzione».

Angela Merkel e i suoi consulenti avrebbero in seguito dichiarato che proprio quelle immagini dall’Italia avevano consentito alla Germania di anticipare la pandemia. Come cambia la vita di un musicista con il coronavirus e il conseguente confinamento?

«Il mio personale lockdown e il mio singolare percorso di trasformazione inizia così. Sprofondo nella ricerca, nella lettura di studi, di pubblicazioni scientifiche».

Il Coronavirus si occupa della sua vita musicale e lei di lui..

«Assolutamente sì, mi muovo tra scienziati del calibro di Eric Topol, Jose-Luis Jimenez, Marc Lipsitch, Michael Mayer-Hermann, solo per citarne alcuni. Seguo parallelamente il The New York Times, The Guardian, Der Spiegel, Boston Rewiev e le splendide analisi di The Atlantic».

Crede che l’informazione/formazione abbia avuto ruolo nella gestione della pandemia?

«La stampa tedesca, forte di redazioni scientifiche di altissimo livello, ha saputo assumere su di sé l’onere di rispettare la complessità della narrazione, senza semplificazioni, scommettendo sull’idea di coltivare e formare il pubblico».

Ha trovato differenze tra l’informazione tedesca e quella italiana?

«Vedo la stampa italiana annaspare, del tutto priva di redazioni scientifiche. I giornalisti non riescono a porre le domande giuste, scelgono chi intervistare secondo un principio di autorità, anche se in altri campi, rispetto alla competenza nel campo specifico, privilegiano la notizia rispetto alla veridicità dell’informazione, riducendo la comunicazione scientifica a mero intrattenimento».

La situazione sembra precipitare nuovamente, il mood emergenziale aumenta. Gli ultimi provvedimenti governativi lo dimostrano.

«Non sarà facile fare affidamento sull’accettazione delle ulteriori e necessarie misure di contenimento nella fase attuale della pandemia. In una pandemia la disinformazione o la politicizzazione dell’informazione scientifica sono nemici potenti quanto il patogeno».

Cosa potrebbero e dovrebbero fare le Istituzioni per sostenere il settore?

«Agli artisti venga garantito il sostentamento, così come avviene in Germania».

Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia? Cosa può consigliare loro? Come preservare l’arte e la cultura?

«Non è il momento questo di pensare ad eventi pubblici. Studiate. Studiare è il modo migliore per preservare la cultura e l’arte».

di Fernanda Esposito

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

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