La mostra “Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità”

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“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”, Antoine de Saint-Exupery. 

In collegamento con la mostra “Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte (30 giugno 2018 – 24 febbraio 2019)”, che fa parte del ciclo di mostre-focus che ospitano artisti contemporanei in dialogo con la collezione storica di Capodimonte, in una sala dedicata al secondo piano, il Museo e Real Bosco di Capodimonte presenta la nuova mostra “Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità(dal 18 febbraio al 19 settembre 2021), a cura di Sylvain Bellenger e Maria Tamajo Contarini, promossa e organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte in collaborazione con l’associazione Amici di Capodimonte Ets su progetto di allestimento dell’architetto Lucio Turchetta e coordinamento di Maria Flavia Lo Regio. Con ventitré dipinti, nove sculture e un polittico.

In mostra, il rione Sanità si mostra in tutta la sua forza e la sua bellezza negli occhi e nei volti dei suoi figli più giovani e fragili: bambini e ragazzi dipinti e scolpiti da Paolo La Motta, artista che vive e lavora nel quartiere, che grazie alla sua vasta cultura visuale e alla profonda conoscenza della tecnica scultorea e pittorica, riesce a far emergere l’anima di questi ragazzi, la loro angoscia, le loro speranze, i loro sogni, instantanee di un’infanzia spessa aspra e quasi sempre troppo breve. Volti scrutati, amati, rispettati e poi fermati nella terracotta o modellati attraverso una pittura corposa e plastica, sono stati esposti nella sezione arte contemporanea del Museo.

Paolo La Motta raffigura nelle sue opere i ragazzi dei quartieri popolari Stella, Sanità e Vergini con cui organizza i laboratori di scultura all’Istituto Papa Giovanni XXIII. Le loro storie, spesso vicende di disagio e di un’infanzia troppo presto abbandonata, perdono la collocazione spazio temporale per diventare archetipi assoluti. E così, scorrono davanti ai nostri occhi l’intensità, la curiosità, la malinconia, l’ansia, l’impegno e la serietà e nello stesso tempo i valori plastici della pittura italiana e le campiture uniformi dei fondi dell’arte giapponese, la materica pittura di Ribera e Mancini e le fluide pennellate di Lucian Freud; ma anche i giovinetti di Gemito e i modellati metamorfici di Augusto Perez, maestro di La Motta, e di Giovanni Tizzano, artista che è una continua fonte di ispirazione per Paolo.

L’ultima tela dipinta dall’artista, visibile in mostra, è Diego: un olio su tavola di piccole dimensioni (25×30 cm) raffigurazione del campione Diego Armando Maradona da bambino, donato al Museo dall’associazione Premio GreenCare Aps con il socio sostenitore Gianfranco D’Amato. L’opera si lega idealmente ai due campetti di calcio realizzati nel Real Sito, grazie alla raccolta fondi promossa con la “Festa dell’Estate” dalle associazioni Premio GreenCare e Amici di Capodimonte per favorire il legame tra i giovani napoletani, esaltare il valore sociale del Bosco e intercettare nuovi pubblici nel Museo. Un messaggio forte che emerge chiaro in un video con testi di Benedetta de Falco e voce narrante dello scrittore Maurizio De Giovanni. Occhi quasi socchiusi, fronte corrucciata, smorfia e nell’insieme l’espressione del volto che lancia un grido disperato al mondo. È il bambino e futuro Pibe de Oro che vive a Riva Fiorita in una quasi barraccopoli. Paolo La Motta, ha colto lo sguardo di chi vive ai margini, lo sguardo degli ultimi tra ultimi, lo sguardo degli scugnizzi di Napoli, lo sguardo dei figli del suo amato Rione Sanità. La Motta utilizza solo tre colori: ocra gialla, terra di Siena bruciata e blu oltremare; uno studio sulle tonalità che da tempo l’artista approfondisce e sperimenta. La pittura è diretta e spontanea e le pennellate, sovrapponendosi, costruiscono l’immagine. La Motta si concentra sul volto del bambino argentino, timido ma penetrante, puntato verso l’obiettivo del fotografo.  

A completamento della mostra è presente in mostra un video-documentario di 20 minuti girato in presa diretta alla Sanità, con la regia di Rossella Grasso e il coordinamento di Carmine Romano, responsabile del progetto di digitalizzazione del Museo. L’occhio della telecamera segue La Motta nei vicoli della sua Sanità, fonte continua di ispirazione, entra con lui nel suo studio, cattura le pennellate che si posano sulla tela e le parole che le accompagnano, nonché i momenti trascorsi con i ragazzi del quartiere durante i laboratori di scultura mentre modellano l’argilla e, nello stesso tempo, la loro vita. Fuori dalla finestra la vista di uno dei gialli e polverosi muri di tufo della Sanità: la materialità degli antichi palazzi del centro storico, un tratto distintivo delle sue ricerche pittoriche.

Il catalogo della mostra, è realizzato grazie al sostegno della Casa d’Aste Vincent, raccoglie i contributi e gli scritti critici del direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger, un testo dello scrittore Roberto Saviano sul campione Diego Armando Maradona, un testo di Isabella Valente docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II, un’intervista di Maria Tamajo Contarini a Paolo La Motta, una biografia dell’artista e due schede a cura di Maria Flavia Lo Regio delle opere donate al Museo: Diego e il polittico Genny (dedicato a Genny Cesarano ucciso nella notte tra il 5 e 6 settembre 2015, in piazza Sanità).

di Mina Grasso

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