Il Palazzo delle Esposizioni di Roma propone fino al 13 aprile una ricca e intensa mostra fotografica dal titolo Metropoli, con foto di Gabriele Basilico a cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, realizzata in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico e incentrata sul tema della città 

Si mettono a disposizione del pubblico circa 250 opere di diversi formati datate dagli anni Settanta ai Duemila e il percorso espositivo si sviluppa su cinque grandi capitoli: “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, la Milano amata e da sempre fotografata dal maestro; le Sezioni del paesaggio italiano”;Beirut“, fotografata alla fine di una lunga guerra e in ricostruzione; “le città del mondo e infine, “Roma”, vista anche con una messa a confronto tra la città attuale e le incisioni di Giovambattista Piranesi del 700.  

Gabriele Basilico

In mostra vengono proposti inoltre, tre video: il primo realizzato da Tanino Musso nel 1991 a Beirut e rimontato da Giacomo Traldi; il secondo tratto da un’intervista al regista Amos Gitai del 2012 dedicata a Roma e a Piranesi; infine, il terzo video, “A proposito di Sezioni del Paesaggio italiano” che è un’intervista a Stefano Boeri, urbanista, realizzata da Marina Spada nel 2002. 

Laureato in architettura al Politecnico di Milano, Gabriele Basilico si dedica da sempre alla fotografia, che come lui racconta consiste nel fare pratica dell’esperienza urbana. I luoghi vengono vissuti attraverso l’architettura, e il fotografo osserva la città che prende forma e i suoi mutamenti. A Basilico interessano le periferie più che dall’architettura storica: la città è un fenomeno dove la bellezza conclamata coesiste con la mediocrità. Negli anni dei suoi studi universitari ad Architettura tra la fine dei 60 e l’inizio dei 70, la le tematiche iniziano ad essere tutte legate ad un mutamento radicale della società. In questa fase, e con questo spunto teorico la fotografia indaga per comprendere e non per giudicare e diviene strumento perfetto per testimoniare in quanto documento un vero e proprio lavoro politico. Col suo metodo questo fotografo ha orientato una vasta area della fotografia contemporanea che ha come vocazione l’osservazione del mondo in trasformazione, il viaggio, il tornare più volte sui luoghi, anche “per non sentirsi estranei”, il guardare e riguardare il paesaggio.  

Gabriele Basilico

Con Basilico la fotografia restituisce all’osservazione della forma e al continuo mutare, qualcosa di più solido e duraturo nel tempo, restituisce il documento delle immagini.  

Così, nel video di Marina Spada, l’urbanista Stefano Boeri racconta l’esperienza con Gabriele Basilico di osservazione della trasformazione del paesaggio, lavoro realizzato per la VI Biennale di Architettura di Venezia del 1996, nel quale insieme preparano un racconto per immagini dei cambiamenti dell’Italia degli ultimi 10/15 anni, in particolar modo laddove queste trasformazioni erano state più forti. Basilico cattura un ossario di oggetti edilizi, spesso mediocri e solitari, ammassati uno all’altro. Quell’anno vince il premio Osella d’Oro. Per la prima volta la fotografia restituisce informazioni legate alla soggettività del fotografo, unendo i temi scientifico, geografico-politico, sostanziali della fotografia tecnica, alla creazione. Questo è un fatto importante, poiché immaginare un territorio aiuta anche la disciplina della progettazione quando questa va in crisi. 

Nel video di Tanino Musso su Beirut nel 1991 documenta il termine di una guerra durata oltre 15 anni. Su commissione internazionale lavora nell’area centrale, che viene vista non come un luogo di morte, ma dove gli edifici non sono del tutto distrutti e si può ancora riconoscere l’identità di città. Nel lavoro del maestro, troviamo sempre una nota di ‘pathos’, e leggiamo nitidamente il presente, accostando rovine e bellezza, dove tra rovine e bellezza non c’è grande differenza.  

Infine, nel video del 2012 di Giacomo Traldi diretto da Amos Gitai, Basilico a circa 250 anni di distanza ricerca un punto di vista contemporaneo sulle incisioni di Piranesi. In che modo, cioè le alterazioni dei luoghi reali nello sguardo più scientifico della prospettiva costruita da Piranesi e il suo documento finale, si avvicinano alle visioni prospettiche contemporanee. Sembra, infatti, che Piranesi riuscisse ad enfatizzare le dimensioni dello spazio, creare differenze con i primi piani. Il lavoro è un punto di vista contemporaneo su queste incisioni.  

Gabriele Basilico

La ricerca di Basilico negli ultimi anni di vita va sempre più allargandosi alle grandi metropoli del mondo e nel 2010-2011 lavora su Istanbul, Shanghai, Rio de Janeiro. La mostra analizza tutto quanto, mettendo a confronto foto realizzate in numerose città: Beirut, Milano, Roma, Palermo, Napoli, Barcellona, Madrid, Lisbona, Parigi, Berlino, Buenos Aires, Gerusalemme, Londra, Boston, Tel Aviv, Istanbul, Rio de Janeiro, San Francisco, New York, Shanghai, accostate secondo analogie e differenze, assonanze e dissonanze, punti di vista diversi nel modo di interpretare e di mettere in relazione lo spazio costruito. Bellezza e mediocrità, ritratte senza differenza alcuna, con il democratico rispetto della foto documentarista di un maestro di infinita grandezza.

di Mina Grasso 

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