La moda Made in Italy che resiste: Lucas Giordani riparte con le donne

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Antonio Salese

La pandemia Covid-19 non ha fatto sconti a nessuno, e questo ahimè, è un dato di fatto. Il lockdown ha certamente danneggiato molteplici settori del nostro tessuto economico, ma non sono un’economista e in questo articolo non ho intenzione di spararvi numeroni e percentuali negative. Ho intenzione, al contrario di raccontarvi una storia, che appartiene a chi in un momento così difficile ha approfittato della quarantena per andare oltre le difficoltà, e creare un punto di partenza per una sorta di nuova era che stiamo per vivere.
Antonio Salese è un giovane stilista ed imprenditore napoletano, ideatore del brand d’abbigliamento “Lucas Giordani”. Durante la mia quarantena è stato semplice soffermarmi sulle linee dei suoi capi e sulle sue iniziative social: contest per i clienti, post interessanti che non cadono mai nella banalità della vendita fine a sé stessa. Dopo averlo contattato sono riuscita a fare quattro chiacchiere con lui, e a fare anche un punto della situazione sul settore della moda in queste prime settimane post-covid19.

Antonio, innanzitutto parlaci di te: chi c’è dietro il brand “Lucas Giordani”?

«Dietro il brand Lucas Giordani c’è Antonio, ha 29 anni e viene da Napoli. Sono cresciuto nelle fabbriche di borse, quindi ho sempre avuto a che fare con il settore della moda nonostante abbia comunque fatto diversi lavori. Dopo un breve periodo in cui ho vissuto tra Rimini e Riccione per altre attività, sono tornato a Napoli ed è stato un vero e proprio ritorno alle origini: inizialmente producevo borse per altri brand, poi ho deciso di fondarne uno mio, circa quattro anni fa».

Su quali linee è fondato il tuo brand?
«Il brand si fonda sullo streetwearing. Avendo lavorato anche in locali notturni, ero inizialmente concentrato sullo stile di chi frequentava quei locali: maglie lunghe, colori spesso con tonalità scure e con il nero predominante, infatti il primo slogan che ho utilizzato fu “My mind is black”. Poi pian piano la creatività ha fatto il suo corso, e sono nati capi ed accessori che hanno linee contemporanee, al passo coi tempi e le tendenze ma senza snaturare l’elemento alle fondamenta del brand: la non semplicità. Uno dei nostri tratti distintivi ad esempio è il nostro marchio che non è mai stampato, è una borchia triangolare in alluminio. Credo che questo sia importante, rappresenta appieno cosa sono, cosa siamo: non semplicità, tutto ciò che è difficile non notare».

Ti va di fare un breve bilancio? Come affronta il settore della moda questa pandemia?

«In generale potremmo affermare che il settore della moda non ha mai vissuto una vera e propria crisi, intesa nel senso più profondo del termine; nello specifico però, devo dire che questa situazione chiaramente non aiuta affatto, e genera certamente delle criticità: allo stato attuale abbiamo subito un calo delle vendite pari al 75%. In merito al breve bilancio, dico che inizialmente, essendo un nuovo brand nel settore, rimasi sorpreso perché non mi aspettavo una così grande richiesta, soprattutto per il fatto che avendo sempre lavorato con la pelletteria, mi concentrai inizialmente solo su quello: era il periodo in cui gli zaini cominciavano ad essere utilizzati quotidianamente per moda, venne sdoganata la pochette come accessorio unicamente femminile e quindi si iniziarono a produrre le prime pochette maschili. Bisogna anche considerare che in Campania ci sono grandi aziende manifatturiere che trattano l’abbigliamento, ma che non trattano specificatamente la pelletteria: le aziende che lavorano le pelli in Campania sono di numero nettamente minore. L’abbigliamento è stato integrato in seguito, cominciando con qualche t-shirt, e lì dopo un breve periodo “in ribasso” siamo riusciti ad avere bei risultati, soprattutto a Zurigo dove abbiamo un rivenditore, in Belgio, in Veneto, Piemonte e molte altre zone del nord Italia dove abbiamo avuto bei riscontri. Oggi ci sentiamo un po’ più “Europei”, senza dimenticare che abbiamo comunque 35 rivenditori in Campania».

Vorrei soffermarmi sulla famosa etichetta “Made in Italy”: quanto viene bistrattato in Italia e quanto invece viene apprezzato in Europa?
«Viene estremamente valorizzato fuori Italia, questo è un dato di fatto. In Italia ci si sofferma spesso solo sul brand o solo sul prezzo, quando invece la chiave è soffermarsi sulla reale qualità e manifattura del prodotto. Ci sono moltissimi brand italiani che, paradossalmente, in Italia sono sconosciuti perché le loro produzioni vengono molto più apprezzate all’estero. Bisogna anche dire però che ci sono molti brand made in Italy che non valorizzano affatto la loro produzione made in Italy, e mi spiego meglio: se tu produci in fabbriche che utilizzano tessuti scadenti, o altri materiali di qualità nettamente inferiore a ciò che realmente viene prodotto qui in Italia, tu non valorizzi il made in Italy, al contrario lo danneggi. Anche sul piano delle risorse umane, noi abbiamo modellisti, ricercatori di tessuto che sono estremamente capaci, e questo è un dato riscontrabile soprattutto nella pelletteria: nel settore dell’abbigliamento si basa tutto sulla manifattura magari, perché il cotone resta sempre cotone, mentre nella pelletteria è importante il tipo di pelle, la manifattura interna ed esterna, il criterio dietro l’utilizzo di una tecnica di lavorazione, la compatibilità del design progettato con i materiali. Sono cresciuto in questo settore, a tutt’oggi i miei genitori lavorano per un rinomato marchio, e posso dire che la lavorazione di una borsa, una borsa realmente made in Italy, ha un processo di lavorazione che magari il cosiddetto “consumatore” nemmeno immagina, processi di manifattura che fuori Italia nessuno fa. Credo sia giunto il momento in cui la scelta del consumatore debba basarsi più sulla qualità che sul prezzo o sul marchio, perché la moda italiana gode davvero di immenso potenziale».

Tra l’altro tu hai voluto lasciare il segno con un made in Italy che resiste, a quanto pare; in questa fase post pandemia hai deciso di ripartire con la sua Prima Linea dedicata alla donna, con un simpatico e a tratti romantico omaggio alle isole Campane…
«Esattamente, abbiamo deciso di ripartire con una prima linea dedicata alla donna, con materiali di altissima qualità. Abbiamo la nostra prima scarpa in serie limitata, di manifattura chiaramente totalmente italiana, così come le borse. Abbiamo immaginato una donna forte, che sa quello che vuole, e così come il fattore “non semplicità” comanda, abbiamo fortemente voluto una donna che voglia farsi notare nella sua femminilità, che voglia anche quasi osare con questa sua femminilità senza mai trascendere nel cattivo gusto. Una donna che guarda dritto, lontana dai pregiudizi, e segue il suo percorso con determinazione».

Hai avviato anche un’iniziativa con le mascherine, ci spieghi meglio di cosa si tratta?
«Sì, abbiamo deciso di regalare le mascherine ai nostri clienti. Devo dire che qui c’è stato un risvolto poco piacevole, ci sono brand che stanno vendendo le mascherine a cifre esorbitanti. Vorrei dire che una mascherina è fatta spesso in TNT, tessuto non tessuto. Con questo materiale traspirante spesso si realizza il rivestimento interno delle borse e parliamo di un materiale che ha prezzi di costo veramente insignificanti. Perché lucrare in questo modo scellerato su una situazione critica, in cui ci sono persone che stanno quotidianamente affrontando una guerra, o peggio stanno metabolizzando un dolore? Venti, Trenta euro per una mascherina che nella realtà costa 0,30 centesimi, sono cifre vergognose. Noi abbiamo preferito dare il nostro contributo in maniera giusta, regalando la mascherina ad ogni eventuale acquisto, e molte aziende potrebbero onestamente adeguarsi a questo modus operandi: va bene vendere, è il nostro settore ed è l’obiettivo di tutti, ma bisogna farlo con decenza, rispetto per questa situazione. Vendere mascherine a cifre da capogiro è vergognoso».

Tu sei comunque molto giovane, che messaggio senti di dover lanciare a ragazzi giovani come te?
«Con passione, volontà e perseveranza si può costruire tutto partendo da zero. Bisogna avere un pizzico di coraggio e lanciarsi. La storia ci insegna che dopo ogni crisi, c’è sempre una risalita, un rilancio dell’economia: restate al passo con tutto ciò che vi circonda ragazzi, perché un altro insegnamento che la storia ci ha dato è che a scriverne le pagine, sono stati sempre i meno ascoltati e ad oggi, i meno ascoltati sono i giovani e le donne. Coloro che attualmente hanno in mano tutti gli strumenti per emanciparsi, costruire delle basi per il business del domani, per l’arte del domani, per la moda del domani. Abbiate sempre coraggio».

Un messaggio che è intriso nelle sue creazioni, e questa forse è la cosa più bella: non solo parole, ma soprattutto concretezza, con giacche e t-shirt pensate per brillanti giovani e accessori chiave per ammalianti donne (e da donna, devo ammettere che nulla più di un tacco 10 o una pochette in pelle esprime così tanta femminilità).
Una fase 2 col botto quindi per il brand “Lucas Giordani”, che sotto la guida di un giovane come Antonio Salese, con sani valori alla base della sua attività, può sicuramente aspirare a grandi vette, e che riparte nel segno di una forza naturale, inspiegabile, poetica: quella delle donne.

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