La misteriosa sindrome infiammatoria nei bambini

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Nei giorni scorsi la PICS (Paediatric Intensive Care Society – Società di Terapia Intensiva Pediatrica), la principale società professionale di terapia intensiva pediatrica del Regno Unito a livello nazionale e internazionale, è stata informata di alcuni casi di bambini che presentavano un quadro clinico insolito presumibilmente legato al Covid-19. 

Dopo le dovute verifiche, la Società con un tweet del 26 aprile (Fig.1) e con un successivo comunicato ufficiale del giorno successivo (Fig.2) ha diramato un alert a tutti i medici pediatri ma anche ai genitori ( https://picsociety.uk/).

Dunque dal Regno Unito, dopo le allarmanti notizie sul dilagare della pandemia, giunge ora anche questo nuovo inquietante allarme su una sindrome infiammatoria che sembra colpire i bambini ed i ragazzi fino a 19 anni.

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Cerchiamo di capire cosa in effetti stia succedendo.

Da circa tre settimane i medici inglesi hanno rilevato, sia a Londra che in altre zone dell’Inghilterra, una serie di casi che interessano bambini e ragazzi i quali presentano uno stato infiammatorio multi-sistemico che richiede cure intensive.

Nello specifico, i bambini, per il momento in numero limitato, hanno sintomi di infiammazione cardiaca e sintomi gastrointestinali come vomito e diarrea. C’è poi da dire che l’aspetto più peculiare di questa nuova sindrome, definita da molti quasi misteriosa, è stato riscontrato sia in bambini attualmente positivi al coronavirus o che, sottoposti al test sierologico, hanno dimostrato di aver sviluppato gli anticorpi (e dunque sono stati esposti al virus in precedenza) sia in bambini che sembrano non essere stati esposti al virus.

Dunque si potrebbe affermare con buona ragionevolezza che questa sindrome possa essere causata da un patogeno non ancora individuato. Vediamone dunque le caratteristiche.

Dai comunicati rilasciati dai medici inglese, i bambini sono colpiti da una sintomatologia che presenta una sovrapposizione di due sindromi differenti ovvero quella da shock tossico e quella conosciuta come Malattia di Kawasaki atipica, ma i parametri del sangue sembrano anche essere coerenti con una forma grave di Covid-19 nei bambini. 

Cominciamo innanzitutto a spiegare cosa siano la sindrome da shock tossico e la Malattia di Kawasaki (o sindrome linfonodale muco-cutanea).

La prima è una risposta infiammatoria multi-sistemica, determinata da ceppi batterici come Staphylococcus aureus o Streptococcus pyogenes in grado di produrre alcuni tipi di esotossine, le quali sono capaci di attivare direttamente una risposta immunitaria molto elevata rispetto alla normale stimolazione antigenica. L’esito della reazione si traduce nel rilascio di grandi quantità di citochine e di altri mediatori chimici, che producono febbre, rash, lesioni dei tessuti e shock. 

La seconda, ovvero la sindrome linfonodale muco-cutanea, è un’infezione ai vasi sanguigni ovvero una vasculite sistemica febbrile che colpisce i bambini al di sotto degli 8 anni. Il quadro d’esordio tipico della malattia è caratterizzato da uno stato febbrile, simil infettivo, cui segue l’interessamento diffuso di cute, mucose e linfonodi. Infatti, essa è anche nota con il nome di sindrome muco-cutanea linfonodale per via del coinvolgimento di cute, mucose e linfonodi. Il suo quadro clinico prevede un esodio febbrile, a cui segue una congiuntivite, dopo la quale appaiono manifestazioni flogistiche diffuse a carico di cute e mucose. In genere, cinque giorni dopo l’esordio, compaiono anche modificazioni delle estremità con palmi delle mani e piante dei piedi che presentano eritema rosso purpureo ed edema variabile, più spesso lieve, ma teso e duro. 

Non solo in Gran Bretagna, ma anche in Spagna ed in Italia, sono stati descritti casi simili in bambini che presentavano  una malattia ed eruzioni cutanee di tipo settico – il tipo di sintomi che ci aspetteremmo di vedere nella sindrome da shock tossico e nella malattia di Kawasaki come ha dichiarato la dottoressa Nazima Pathan, consulente in Terapia Intensiva Pediatrica di Cambridge. Naturalmente, queste dichiarazioni hanno scatenato il panico tra i genitori inglesi, ma prontamente è intervenuto il professor Simon Kenny direttore clinico del NHS di pediatria che ha cercato di rassicurarli, affermando “Per fortuna le malattie simili alla Kawasaki sono molto rare, e attualmente sono gravi solo i piccoli pazienti affetti da Covid-19. E, comunque importante che i medici siano informati di eventuali potenziali collegamenti in modo da fornire rapidamente assistenza ai bambini e ai ragazzi e quindi renderli meno vulnerabili al Covid-19”. Inoltre, lo stesso professore ha sottolineato che pochi bambini si ammalano di Covid-19, anche se ulteriori studi sono necessari per avere un quadro più chiaro su questo stato infiammatorio. Anche il professor Russell Viner, presidente del Royal College of Paediatrics and Child Health, ha cercato di tranquillizzare l’opinione pubblica dichiarando che, sebbene un piccolo numero di bambini si sia ammalato di Covid-19, ciò è “molto raro”, essendoci prove che dimostrano che i bambini sembrano essere meno colpiti dal virus. “Tuttavia, essendo improbabile che un bambino si ammali in modo serio di COVID 19, i genitori possono stare tranquilli. In caso di preoccupazioni di incertezze e di dubbi, possono sicuramente rivolgersi ad un pediatra” ha concluso Viner.

La dichiarazione del professor Kenny è stata rilanciata anche dalla CNN in seguito della situazione evidenziata dalla dott.essa Tina Tan, professoressa  di pediatria e malattie infettive presso la North Western University Feinberg School of Medicine di Chicago: “Qui a Chicago, al Lurie Children’s Hospital, stiamo assistendo ad un aumentato numero di bambini ed  adolescenti, ricoverati  positivi al Covid-19 con sintomi abbastanza gravi da richiedere particolari trattamenti  soprattutto in  bambini/adolescenti  obesi o ipertesi”. Inoltre, la dott.ssa Tan ha anche riportato una grossa disparità tra i casi legata all’etnia, citando fonti secondo le quali a Los Angeles giovani afroamericani e latini risultano colpiti in modo più grave.

In Italia, quattro giorni fa, anche il professor Ravelli, direttore della Clinica Pediatrica e Reumatologia dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, riferiva di un aumento significativo di bambini colpiti dalla malattia di Kawasaki e risultati affetti da Covid-19, precisando che “… da più di 50 anni aleggia l’ipotesi che la malattia di Kawasaki sia causata da un germe o da un virus, ma non è mai stato dimostrato. Per questo abbiamo deciso di allertare i pediatri italiani e dare il via a una raccolta dei casi per poterli accuratamente studiare”. Inoltre, i medici del dipartimento Pediatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno incominciato ad avere già da un mese casi di bambini positivi al Covid 19 con sintomi gravi tipici della malattia di Kawasaki. Ma la cosa più sconcertante è che hanno registrato un numero di casi pari a quelli degli ultimi 3 anni, anche se solo una piccola minoranza di bambini infettati da SarsCov2 sviluppa questa malattia, meno dell’1%.
La domanda che, a questo punto, ci si pone è quale può essere, e se esiste, una eventuale relazione tra malattia di Kawasaki e Coronavirus, o se queste forme che si stanno osservando rappresentino una patologia sistemica con caratteristiche simili a quelle della malattia di Kawasaki, ma secondaria all’infezione.
Ancora un tassello da chiarire in questa infezione da un virus che fa sempre più paura.

di Bruno e Gabriella Marfé

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