Ho sofferto di bulimia dall’età di 13 anni fino a quando mi sono iscritta all’università, ma in realtà da allora non ho mai più avuto col cibo un rapporto sano. Dopo la laurea, a 26 anni, ho iniziato a soffrire di attacchi di panico, e poi di vari episodi di depressione maggiore, e di fibromialgia. Per questo ho assunto per anni antidepressivi ed antiepilettici, e sono stata lungamente in terapia. Il cancro è stato dunque la ciliegina sulla torta. Ma, allo stesso tempo, l’occasione per la mia rinascita. Ho iniziato a “vedermi” quando mi sono ritrovata senza un seno. Da oltre un anno ho deciso di fermarmi nel lavoro, e ora, che mi è molto più chiaro chi sono, sto cercando di ricominciare, di provare a rimettere la mia Vita sulla strada cui ero destinata.

Con queste parole si descrive Raffaella Napoli, salernitana. Cinquant’anni compiuti l’11 luglio scorso. «“Faccio” l’ingegnere da 25 anni, mi occupo di idraulica, acqua, ma non sono un ingegnere. Una scelta che non ha niente a che fare con me, con chi sono io, con la mia Anima. Ed io l’ho sempre saputo, dal giorno dopo essermi laureata. Ne ho sempre avuto consapevolezza, ma allo stesso tempo mi guardavo nello specchio senza vedermi, senza riuscire a riconoscermi».

Il 26 settembre di cinque anni fa, le veniva diagnosticato un cancro al seno. Terzo stadio, con interessamento di tre linfonodi. «L’8 ottobre sono stata operata. Mastectomia e svuotamento del cavo ascellare. E dopo una lunga trafila di indagini, il 18 novembre iniziavo la mia cura di chemioterapia, durata 6 mesi, fino al 23 maggio 2014. Da allora, ancora assumo farmaci per controllare possibili metastasi o recidive dovute al funzionamento ormonale. Faccio una siringa ogni 28 giorni, che mi ha indotto una menopausa chimica, e, quando va bene e non ci sono incidenti di percorso per cui è necessario fare esami più ravvicinati, mi sottopongo a tutte le indagini di controllo, ogni 6 mesi. Non mi dilungo sugli effetti collaterali delle cure e sulla sensazione che si prova ad avere un seno finto. Questi sono aspetti secondari».
Da quel 26 settembre la vita di Raffaella è cambiata profondamente: «Ancora faccio i conti con la fragilità di chi mi è accanto e non riesce a farsi carico della malattia per paura di perdermi; ma anche con la mia stessa fragilità. Tengo ad affermare con forza una verità che nessuno dice, e che anche quando detta nessuno vuol sentire. Quella verità è che di cancro al seno si muore, anche dopo vent’anni dall’esordio della malattia; e io di amiche ne ho perse e continuo a perderne». Tuttavia, Raffaella
 lotta ancora senza sosta, grazie alla sua grande voglia di vivere, che dà speranza a molte donne che si trovano in situazioni analoghe: «È cambiata la mia vita, e sono cambiata io, perché sono nata di nuovo, e tra poco questa nuova me compirà 5 anni. Sinceramente, penso che “l’altra” Raffaella stia diventando, man mano che cresce, molto migliore di quella persona che quel 26 settembre ha ascoltato una diagnosi di cancro senza provare alcuna emozione. Questa nuova me soffre, piange, si dispera, ma sente, vive, prova gioia e felicità e, soprattutto, ama». Se potesse tornare indietro ed evitare tutto quanto successo da quel giorno in poi, saprebbe già cosa fare: «Sinceramente, se qualcuno me ne offrisse la possibilità, risponderei “no”. Non possiamo evitare le prove cui la vita ci sottopone, ma possiamo decidere cosa farne. Ovvero, se trasformarle in rabbia, o farne un percorso di crescita ed amore». Lo stesso amore che Raffaella trasmette ai suoi due bambini; Marco, di 12 anni, e Laura di 8. E, da poco, anche ad un cagnolino, Pico che, insieme al suo ex marito, è tra gli affetti più importanti della sua vita.

di Teresa Lanna

 

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