“La mia esperienza a servizio della Campania”: parla l’assessore Morcone

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Sicurezza, Legalità e Immigrazione. No, non sono solo le priorità del litorale domitio bensì rappresentano le deleghe dell’assessore della regione Campania, Mario Morcone. Nel suo background ci sono esperienze professionali di altissimo livello in anni cruciali per il futuro del nostro Bel Paese.
L’assessore Morcone, non solo ha creato e guidato per anni l’Agenzia nazionale dei beni confiscati e sequestrati alla mafia, ma è stato Capo Segreteria del Ministro Mancino nel 1992 (gli anni delle stragi di mafia) e Capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno. Insomma, un’esperienza di gran livello sui temi di immigrazione e sicurezza che, oggi, è al servizio della regione Campania. L’assessore Morcone ha visitato la redazione di Informare e non si è sottratto alle tante domande.

Qual è la sua visione del litorale domitio?

«Sono legato al litorale domitio, oltre che per i tanti ricordi giovanili, per il lavoro che ho svolto al Ministero dell’Interno dal 2006 al 2016. Oggi resta l’amarezza di vedere un territorio che ha perso quella bellezza un tempo, dove a fare da biglietto da visita c’era un mare meraviglioso.
Tutto questo è stato compromesso anche dalla nostra incapacità di guidare e governare un flusso migratorio che ha avvelenato questi territori. Comuni come Castel Volturno hanno pagato a caro prezzo questa situazione incontrollata, ma negli ultimi anni, soprattutto grazie al Terzo settore, si sta cercando una risalita sulla quale va tutto il nostro impegno. Dobbiamo riconquistare l’immagine di questo territorio partendo dai percorsi di inclusione dei migranti, seguendo ovviamente le nostre regole».

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Considerando le deleghe del suo assessorato, Castel Volturno è una priorità?

«È assolutamente una priorità. Castel Volturno è già in un punto di risalita, noi in questo momento dobbiamo sostenerla con tutte le nostre forze e la nostra passione. Questo territorio non merita un’immagine di degrado».

Come funzionario ha ricoperto incarichi di prim’ordine in periodi difficili per la storia d’Italia. Cosa ricorda di quel passato?
«Sul profilo della Sicurezza pubblica ho vissuto due periodi bui, ma professionalmente entusiasmanti. Ero un giovane funzionario al Gabinetto del Ministro Scalfaro in Segreteria speciale, durante gli anni del terrorismo; abbiamo vissuto i peggiori attentati degli anni di piombo e di un terrorismo che diventava internazionale a causa dei dirottamenti aerei, ricordo molto bene quelle notti in ufficio. La seconda finestra su questi temi l’ho vissuta da Capo segreteria del Ministro Mancino, durante l’anno delle stragi di mafia, tra le quali quelle di Falcone e Borsellino. Ricordo un altissimo numero di scioglimenti di Consigli comunali per infiltrazioni mafiose, con un’ostruzione evidente dei percorsi democratici».
E poi c’è stata l’Agenzia nazionale dei beni confiscati e sequestrati alla mafia. Ha dato vita a questa Agenzia e guidata per oltre 10 anni…
«Ho amato tantissimo tale incarico anche perché ho lavorato direttamente e duramente alla sua creazione. Il lavoro per far nascere l’Agenzia, nel 2010, era frenetico a causa delle imminenti elezioni amministrative che purtroppo spingevano per la celere creazione di questo strumento. L’Agenzia, quindi, è nata con una spinta elettorale dal basso, ma solo dopo la politica ha capito la potenza di quest’arma. Il passaggio dal vecchio Commissario all’Agenzia, con la confisca definitiva di beni e patrimoni molto importanti, ha apportato danni straordinari alla mafia. E io dico che ha fatto danni anche ad una parte politica che non immaginava la potenza di questo strumento».
Qual è il ricordo più forte che conserva di questa esperienza?

«La Balzana. L’ho presa nell’ottobre del 2010, nel tempo in quei terreni erano state nascoste le armi della camorra. Dopo la bonifica, in una notte particolarmente piovosa, siamo andati a prenderci quei terreni. Quel giorno lo Stato riprendeva in mano quei territori, inutile dire che fu un’emozione davvero speciale.
Mi ci sono ritrovato adesso, da assessore, dovendo giocare una partita che francamente non mi piace poiché un po’ ipocrita. Ho l’impressione che in questi territori sia iniziato il campionato per “lo scudetto dell’eroe anticamorra”. Io non partecipo a questa gara, a me interessa aiutare tutti i comuni all’utilizzo e valorizzazione dei beni confiscati».

Su cosa sta lavorando attualmente?

«La regione Campania sta facendo un tentativo importante che vi anticipo e speriamo davvero possa concretizzarsi. La mia scommessa è quella di far entrare la regione Campania nel consorzio Agrorinasce. Quest’ultimo non sarà più un vero e proprio consorzio bensì una società partecipata dalla regione (in posizione di minoranza). Oltre questo, c’è la necessità di mettere a punto una nuova piattaforma che possa sostenere e indirizzare i sindaci dei comuni che hanno progetti importanti per la valorizzazione dei beni nei loro territori».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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