La Masseria Esposito Ferraioli è un bene da preservare: la petizione cittadina

Tonia Scarano 02/12/2022
Updated 2022/12/15 at 1:51 AM
7 Minuti per la lettura

La Masseria Antonio Esposito Ferraioli è da cinque anni campo di bene comune su un terreno confiscato alla camorra nella città di Afragola.

Un bene restituito alla vita sociale

120mila metri quadri di terra organizzata per la restituzione alla società di uno spazio naturale, culturale, informativo: la Masseria Antonio Esposito Ferraioli è il bene confiscato più grande dell’intera provincia di Napoli. Il progetto vede coinvolta la cooperativa L’uomo e il legno, la cooperativa Giancarlo Siani, l’associazione Sott’ e ‘Ncoppa, CGIL Napoli, il Consorzio Terzo Settore e la società civile.

Il bene ha ricevuto una comunicazione da parte dell’amministrazione afragolese che ha deciso di attuare due progetti di costruzione che comprometterebbero l’incolumità concreta dell’attuale Masseria, mettendone a rischio le attività: i lavori per la creazione di uno svincolo autostradale che ricadrebbe al centro del terreno attualmente in uso e la costruzione di un canile.

Abbiamo sentito Giovanni Russo, responsabile della Masseria Antonio Esposito Ferraioli in merito alla mission del progetto e agli attuali rischi verso i quali incorre: «Sono passati 22 anni da quando quella che oggi chiamiamo Masseria Antonio Esposito Ferraioli è stata confiscata dallo Stato al clan Magliulo. Il bene ha ricevuto la sua assegnazione il primo marzo 2017 alla nostra associazione composta da cinque soggetti, ma da 22 anni quel bene confiscato è stato dimenticato dalle varie amministrazioni afragolesi ed è stato coltivato da persone non titolate a farlo, ci sono voluti 22 anni per avere un bando pubblico, applicare la legge e far iniziare finalmente il 1 marzo 2017 il percorso di riscatto e restituzione alla collettività del maltolto dei clan, che è centrale nel recupero e gestione di un bene confiscato».

«Il percorso è stato difficilissimo, siamo arrivati in una situazione in cui non si aveva certezza dei confini del bene confiscato. Nel 2016, anno dell’uscita del bando pubblico, il frutteto che era lì presente fu dato alle fiamme, nell’anno di attesa dal 16 al marzo 17 in cui siamo ufficialmente subentrati noi era diventato anche oggetto di sversamento di rifiuti…quindi tanti problemi che passano per i furti di alberi, minacce, distruzioni varie. In questi cinque anni si è raggiunto un prodotto molto concreto e che soprattutto rappresenta un modello virtuoso della gestione dei beni confiscati che ad oggi dopo 5 anni di attività costantemente in salita e molto difficili, può dire di avere finalmente due dipendenti, che sono due cittadini di Afragola e anche due ex detenuti affidati al lavoro che trovano un nuovo percorso di vita attraverso il bene confiscato: questo è tutto ciò che il comune di Afragola nega e vuole interrompere ogni qualvolta ipotizza di fare interventi che non vadano in questa direzione, come ad esempio lo svincolo o come l’idea di costruire un canile».

Il cuore vivo della Masseria Esposito Ferraioli

La Masseria svolge un portentoso lavoro di coltivazione aperta con la presenza di 308 orti urbani di 50 metri quadri ciascuno, condotti da famiglie che si prendono cura simbolicamente e soprattutto concretamente del bene confiscato, partecipando attivamente anche al recupero del bene stesso e alle attività sociali che lo caratterizzano.

Ancora, è possibile visitare il “Museo della biodiversità“, un frutteto di oltre 5000 alberi diviso in famiglie di 100 alberi, che racconta la storia del territorio attraverso i gruppi di frutti: noce, albicocca, pere, mele, azzeruoli, sorbe, piante dimenticate che permettono al contempo di fare impresa sociale. Non di minore rilevanza, la Masseria cura un giardino didattico di 1400 metri quadri, di cui le scuole di tutta l’area nord di Napoli e i cittadini sono i primi frequentatori. Inoltre, da dicembre 2021 le api della Masseria hanno iniziato a produrre miele.

Le attività che caratterizzano la Masseria non sono solo di stampo agricolo. Si sussegue, infatti, una serie di attività anche di carattere informativo e culturale, con la presenza di personaggi politici come ministri, presidenti della camera e del senato, commissioni anticamorra delle regioni di tutta Italia o vanta di progetti come il Teatro deconfiscato, il laboratorio con i bambini per la produzione di marmellate, gli incontri di informazione e di sensibilizzazione con il coinvolgimento di realtà associative, i laboratori all’aperto come quello di pittura e di yoga.

«Oggi possiamo dire che c’è un meraviglioso percorso di riscatto di questo territorio» continua Giovanni, «che ne fa un punto di riferimento non sono per l’intera area metropolitana di Napoli, ma addirittura due settimane fa sono venuti dalla Temple University di Philadelphia a studiare e a conoscerci per capire come portiamo avanti questo percorso di contrasto alle mafie e come lo facciamo oggi».
Il 25 Novembre, infatti, il professor Gregory Smith e un gruppo di studenti e studentesse dalla Temple University of Philadelphia hanno visitato la Masseria. Il professor Smith è un esperto ricercatore in materie antropologiche e sociologiche e ha condotto molti studi sulla presenza delle mafie in Italia. Sposando a pieno il progetto della Masseria Esposito Ferraioli, il gruppo studentesco ha avuto modo di approfondire la lotta alla mafia e le conseguenti opportunità di crescita che ne derivano per la società.

Perché sterilizzare un terreno fertile?

La Masseria rischia la chiusura. Rischia una manovra di retrocessione che non merita.
La petizione cittadina chiede una rivisitazione del progetto per lo svincolo autostradale affinché non leda le innumerevoli attività della Masseria, invitando alla ricerca di un luogo alternativo anche per la costruzione del canile. La petizione fa riferimento anche allo spazio di accoglienza per donne vittime di violenza già attivo e alla realizzazione di una biblioteca.

La Masseria Esposito Ferraioli rappresenta un ineguagliabile bene comune, un punto di partenza di rilevanza socio-culturale che meriterebbe la valorizzazione anche alla scadenza del progetto che ne ha permesso la riqualificazione ad oggi ottenuta.

La petizione cittadina

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *