La maledizione di queste terre si è consumata quando ci siamo abituati tutti alla quotidianità orrenda che si stagliava davanti ai nostri occhi, che per tutti è divenuta la normalità. La bruttezza delle strade decorate da rifiuti, delle buche, dei miasmi notturni , del senso di abbandono delle case diroccate come in uno scenario di guerra, si è imposta ai nostri sensi come l’unica realtà possibile. Lì abbiamo perso tutti – tutto,  senza rendercene conto. È stata una resa inconsapevole. Ed era tanta la convinzione di vivere la normalità, che chi doveva aiutarci ha pensato che non avessimo bisogno di nulla. La politica ha colto la palla al balzo per abbandonarci al nostro destino, adottando i come la pattumiera d’Italia. Noi ignavi, loro inetti e corrotti

Ecco dove ci troviamo: in un luogo infernale che siamo riusciti a rendere normale. Perché siamo un popolo di pecore senza civismo e senso della cosa comune. Una comunità priva di resilienza. Un grande ghetto in balia di problemi atavici incapace di comprenderli e di guarirli. 

Fortunatamente, gloria a Dio,  qualcosa ha cominciato a cambiare. Toccato il fondo e sguazzato a sufficienza nelle viscere della terra per un po’ ha fatto nascere nella comunità locale una specie di moto di orgoglio e ribellione. 

Chi aveva il dovere di aiutarci, però, non lo ha fatto e continua a mostrare sostanziale indifferenza, nonostante i facili proclami propagandistici. 

Quanto ancora durerà questo stato di cose prima che tutto si tramuti in caos? 

La popolazione è stanca e non finge più di ignorare il problema per “quieto vivere”. Nessuno accetta più di limitarsi a sopravvivere. 

La miccia è innescata ed il filo sempre più corto. 

Le rivoluzioni partono sempre dal basso, come in questo caso, e alla lunga chi finisce per inciampare nell’ingranaggio della ghigliottina è sempre il re corrotto. 

A buon intenditor…..

 

Print Friendly, PDF & Email