La magia di Rialto in Venezia

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Al di là della nota nobile terra che mi ha dato i natali, non c’è posto più adeguato per uno come me, che per passione e professione disegna, sogna e viceversa, che quel che di Serenissima è terra risaputa al mondo per gesta, storia ed eterna bellezza; sì “meravigliosa Venezia”.
La Venezia contemporanea, così come si presenta oggi ai nostri occhi, è molto diversa da quella passata. In origine, infatti, per quanto possa sembrare strano, non c’erano i ponti. Gli abitanti erano soliti spostarsi attraverso le 121 isole con le proprie imbarcazioni, o con natanti dell’epoca.
Il progresso tecnologico, l’aumento della popolazione, il rigoglioso fiorire della città dovuto all’aumentare dei flussi commerciali hanno però reso necessaria la costruzione di passaggi sopraelevati: ponti, pontili e ponteggi che collegassero le diverse zone. Così sono nati i 435 ponti di Venezia, di cui: 300 sono in pietra, 60 in ferro e i restanti in legno.
Si ha testimonianza dei primi ponti in pietra dal 1170. In origine essi erano anche senza parapetti, ma in seguito all’aumento della popolazione e a qualche improvvida caduta in acqua, sono stati poi aggiunti nell’Ottocento.
Da Architetto e da designer tutte le volte che ho la fortuna quasi giornaliera di rivederlo, basito, emozionato, e rapito mi fermo e soffermo a guardarlo, per quanto bello, per quanto grande, amiamo pensare che il primissimo ponte di Rialto risalirebbe al 1264 ed era in legno.
Situato nel cuore del polo originario di Venezia, è stato il primo ponte a collegare le rive di Canal Grande. Sin dall’origine della città, Rivoaltum era centro del potere commerciale di Venezia, la prima realizzazione di questo ponte risale alla fine del XII secolo, a opera di Nicolò Barattieri. Si trattava di un ponte fatto di barche unite da assi di legno; chiamato il Ponte della Moneta, in memoria del pedaggio che si pagava allora attraversandolo.
Solo nel 1507 s’insinuò l’ipotesi di costruirne uno in pietra, idea che si ufficializzò nel 1525. Altri tempi altre storie, fu Michelangelo nel 1529 a proporre il primo progetto. L’approvazione non fu mai data e nel 1551 ancora si discuteva su quale progetto scegliere. I favoriti erano Palladio, Scamozzi, Sansovino e Giacomo Barozzi Vignole ma fu Antonio da Ponte (un nome, un destino) a essere scelto e ad aggiudicarsi l’opera nel 1588.
La costruzione terminò nel 1591. Tanto per cambiare, anche il diavolo par si sia inserito sulla storia del ponte; il fatto è alquanto strano ma si narra che: durante la costruzione il diavolo si sia presentato all’architetto e abbia preteso che gli venisse offerta l’anima del primo essere che avesse attraversato il ponte, altrimenti non avrebbe permesso la costruzione.
L’architetto allora ingegnò un piano per ingannare il diavolo, pensando di far attraversare per primo il ponte a un gallo. Ma il diavolo venne a sapere del piano di Antonio, e decise di ingannarlo a sua volta: si presentò a casa sua, da sua moglie incinta, e le disse di correre veloce al ponte perché suo marito la stava aspettando. La stessa leggenda narra che l’anima del bambino morto purtroppo vagò a lungo sul ponte prima di andarsene, taluni asseriscono che sia stato aiutato da un gondoliere nella dolorosa dipartita.
Storie di un fare che di nobile architettura è emblema e stendardo; visitato da migliaia di turisti rimane uno degli stilemi di questa Serenissima Venezia che in esso si riflette e rispecchia; oggi amiamo ammirarlo ed è di tutti e per tutti, nonostante gli interventi di restauro, il ponte che ancora oggi unisce la Riva del Vin con la Riva del Ferro.
Nella sua meravigliosa potenza storica e architettonica, nella sua stupefacente magnificenza, lo vediamo folgorante realizzato da un’unica arcata lunga ventotto metri e alta sette metri e mezzo, sostenuta da dodicimila pali di legno di olmo e tavoloni di larice. Su ogni lato del ponte sono sistemate sei botteghe (in totale ventiquattro) in modo da suddividere il ponte in tre rampe di salita per lato, quella centrale larga circa venti metri, e le due laterali larghe tre metri ciascuna.
Le botteghe vengono unite al centro del ponte da due grandi archi. Vi sono ben centoventi gradini nella sezione centrale e centoquaranta quattro in quelle laterali. Sull’archivolto sud, vi sono le figure scolpite dell’Angelo Gabriele da un lato, della Vergine Maria dall’altro e tra i due la colomba; essi ricordano la leggendaria data di fondazione di Venezia. Sembra non manchi proprio nulla.
Questa sì che è una grande storia…anche questa possente e meravigliosa; anche e soprattutto questa… Serenissima.

di Ludovico Mascia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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