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Non è un caso che la prima mostra di Luigi Lista si chiamasse “NAPOLIDENTRO“, perché è la stessa città partenopea, attraverso le sue contraddizioni, ad aver trasmesso lui la capacità di cogliere la bellezza nelle cose, nelle persone e negli scorci più inusuali. Una fotografia, la sua, che tenta di raccontare la sua generazione e la sua città con una narrazione priva di cliché.

Anche se ora Luigi si occupa di moda, lo fa sempre con lo stesso sguardo ereditato dalla propria terra: le sue radici, infatti, sono sempre presenti all’interno dei suo scatti, che restano fedeli a quell’anima di Napoli intrappolata nella sua prima mostra.

Luigi, come nasce la sua passione per la fotografia e come è iniziata la sua carriera in questo settore?
«La mia passione per la fotografia nasce quando ero molto piccolo: avendo un padre fotografo mi sono sempre ritrovato in casa a giocare con macchine fotografiche, filtri e pellicole, accrescendo sempre di più il mio bagaglio tecnico. Cominciai così a fotografare quasi tutto e tutti, per puro istinto. Con il passare del tempo la mia attenzione si canalizzava sempre di più e cominciai a ragionare per sottrazione: toglievo toglievo fino a quando non riconoscevo quell’equilibrio che inconsciamente cercavo. Nel 2011 portai a termine un progetto intitolato “NAPOLIDENTRO” e cominciai a fare le prime piccole mostre. I primissimi lavori di moda mi venivano commissionati per lo più da amici e conoscenti, poi arrivarono le prime collaborazioni più interessanti ed ebbero inizio i primi rapporti più solidi con stylist, brand ed addetti ai lavori».

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Beverly Drive In April 2019 I carried out the project Beverly Drive. Walking through those streets I recognized some particularities that I couldn’t see at first sight. Only few persons walking around, but looking at those habitations I had that feeling of knowing the people who were living in. Discrete but at the same time flashy, rich and flamboyant. The houses of Beverly Hills are just like the owners, the extensions of their ego. Keeping walking I found a lot of uninhabited houses, abounded, decadent, houses that reminds past lives, delights and pain, all kept in the mistery of that vegetations shadow. This project gives strength to the idea that the inner people’s world often expands in every direction, even beyond our body.

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Tanti progetti e tanti editoriali. “Beverly Drive”, uno dei suoi ultimi lavori, è una passeggiata tra le strade di Beverly Hills e tra le persone che le abitano. Cosa ha trovato dietro quelle case?
«Il progetto Beverly Drive è una estratto del progetto sull’America che ho cominciato 3 anni fa, passeggiando per quelle strade e guardando tutte quelle case giganti, stravaganti e tutte diverse tra loro, iniziai a pensare al fatto che fossero la perfetta immagine dell’estensione dell’ego delle persone che ci vivevano. Riuscivo quasi a fare delle distinzioni caratteriali, ad esempio, in base alla quantità di vegetazione che copriva le case: quello per me era il grado di riservatezza delle persone».

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Una fotografia decisamente introspettiva la sua, che esplora ed analizza il soggetto dall’altra parte dell’obiettivo, tirandone fuori la bellezza in ogni sua forma. Questa ad esempio è anche la mission del suo progetto di “Miss Trans”. Com’è nato?
«Il progetto Miss Trans nasce a Napoli nel 2017. Una mattina presto, mi trovavo in zona Gianturco per uno shooting fotografica e, mentre aspettavo che tutto il team si riunisse, vidi queste due donne transessuali alle prime luci dell’alba con addosso solo una pelliccia. una scena che era un mix fra un reportage e una campagna di Vivienne Westwood. Era quello che cercavo, i miei due mondi si univano in una sola situazione. Cosi mi avvicinai e chiesi di poter fare qualche scatto, loro accettarono e cosi cominciò la mia ricerca, fin quando un giorno su Facebook vidi la locandina di un concorso di bellezza per donne transessuali e pensai che sarebbe stata un’ottima opportunità per approfondire il discorso».

Come è riuscito ad avvicinare le ragazze e a vincere la loro diffidenza?
«Diciamo che nelle fasi iniziali del progetto è stato più difficile trovare ragazze disponibili a farsi scattare. Nel cuore della notte è difficile instaurare un rapporto di fiducia, io mi presentavo, spiegavo il progetto: alcune accettavano, altre no. La svolta è stata Miss Trans dove ho potuto lavorare in un clima più tranquillo che mi ha permesso di tirare fuori la personalità dei miei soggetti».

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Questo sono io. #outtake #raw

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Quali sono i suoi progetti per il futuro?
«Ho sempre pensato che tutta la mia intera vita fosse un progetto, quindi continuare il sia con progetto americano e che con la ricerca della bellezza nelle cose poco comuni e nelle pieghe della società. Prima di questa pandemia che ci sta colpendo ho scattato un monografico per Vivienne Westwood per un magazine che si chiama PERSONNE, dove ho unito la moda a una mia visione, proprio come quella delle donne transessuali, I NOTABILI, una ricerca di personaggi con un estetica che ho sempre notato, quasi un freak show. Dovrebbe uscire a Giugno».

di Carmelina D’aniello
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