La libertà del difetto: il corpo come talismano

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La libertà del difetto: una nuova connessione emotiva si va affermando tra abito, designer e consumatore.

L’intreccio tra consumismo e ossessione per il corpo perfetto, infatti, ha modificato la concezione di moda che, oltre ad essere strumento di riflessione sulla società e sui nostri ideali, diviene anche specchio della psiche di un’industria che sta iniziando a mettersi in discussione.
La corsa alla perfezione, infatti, domina da decenni il dibattito sul corpo. Per secoli, artisti e stilisti, hanno manipolato e distorto la nostra percezione della fisicità, ma oggi, anche grazie ai social media, una nuova generazione di creativi ha normalizzato i concetti di femminismo, identità, disabilità e design.

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Il corpo diventa così talismano di un cambiamento che riguarda non solo la percezione della bellezza, ma anche l’interpretazione del corpo e la sua politicizzazione.

A tal proposito, quest’anno la spagnola Noelia Morales ha disegnato un reggiseno decorato di Swarovski per le donne mastectomizzate (che hanno subito l’asportazione di una mammella), vincendo il premio per gli accessori al Festival International de la Mode et de la Photographic di Hyères. È evidente, dunque, che il dialogo tra moda e corpo si stia radicalmente decostruendo e riconfigurando.
La stilista brasiliana Karoline Vitto, 27 anni, ad esempio, ha affermato: «Per me il punto è sempre stato standardizzare le aree del corpo che tendiamo a vedere come imperfette».
La stilista, infatti, ha creato abiti scultorei in grado di valorizzare tutte quelle che sono ritenute le classiche imperfezioni del corpo femminile, come braccia cadenti e maniglie dell’amore.

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Dunque, possiamo davvero attenuare le nostre insicurezze fisiche provando a distorcere gli stereotipi che ci hanno a lungo condizionato?

La moda va intesa come strumento di riflessione sulla società, sui nostri ideali e sul sistema mediatico, divenendo strumento di superamento dei limiti fisici del corpo e dei confini emotivi.
Tuttavia, la liberazione del corpo e la sua relazione con il design non è solo una battaglia combattuta da e per le donne.
Romon Sipe, ventinovenne originario della Pennsylvania e residente a Los Angeles, ha fondato un suo marchio di intimo “Menageriè”. Il brand ha preso vita dopo che Sipe, ispirato dalla collezione FW 2013-2014 di Versace, si accorse della mancanza sul mercato dell’intimo maschile di lusso.
Il suo obiettivo era quello di rivendicare il diritto di un uomo alla bellezza e all’ornamento, offrendogli la possibilità di esprimere la propria sensualità. Il brand Menageriè con il suo intimo in pizzo, satin e seta, combatte la mascolinità tossica e riconfigura il concetto di corpo.

di Nunzia Gargiulo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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