La leggenda del pianista sull’oceano: l’inaspettato successo cinese

Recentemente “La Leggenda del Pianista sull’Oceano”, il film di Giuseppe Tornatore tratto dal monologo di Alessandro Baricco, è stato finalmente importato in Cina, dove ha riscosso un successo di gran lunga superiore a blockbuster del calibro di Frozen 2.

Lo so, sembra strano: i film Marvel fanno i salti mortali per rendersi quanto più semplici, moralmente vuoti e accessibili in modo da massimizzare i guadagni cinesi, dato che in America nessuno vede più i film di Hollywood, questo perché (gasp!) esiste lo streaming… Davvero stavolta a sbancare è un film italiano serio e triste che esplora i temi dell’amicizia, della solitudine, dell’isolamento e del jazz? Come spiegarlo?

Diversi articoli hanno attribuito la ragione di questo successo al fatto che si tratta di una versione restaurata in 4K, un gimmick che sembra avere successo in Cina, ma penso si debba andare a fondo proprio nella stessa cultura cinese per trovarne il vero motivo. Dopotutto, la Cina è un Paese i cui blockbuster sono spesso tratti dalla sua stessa mitologia e hanno spesso a che fare con temi importanti e dotati di statura morale. Ma vi è una cosa che rende questo film particolarmente adatto al pubblico cinese. Il nome della Cina, in Mandarino, è Zhōngguó, letteralmente “Regno di Mezzo”. Questo termine racchiude l’essenza della Cina: un miliardo e mezzo di persone racchiuse nel terzo Stato più grande del mondo, figli di una delle civiltà più antiche. Una persona potrebbe andare da un capo all’altro dell’Europa prima di uscire dalla Cina. Questo tipo di situazione ha così creato una cultura molto devota a sé stessa, alla famiglia e allo Stato, e un’avversione al mondo esterno. Anzi, sarebbe meglio dire che per la Cina è difficile concepire esattamente il mondo fuori da essa, per via dell’isolamento impostogli dalle sue stesse dimensioni nel corso dei secoli.

E come potrebbe dunque non apprezzare “La Leggenda del Pianista sull’Oceano”, il cui protagonista, Novecento, nasce su una nave e non ne scende mai perché incapace di concepire il mondo al di fuori di essa?

Da notare anche che Novecento nasce nella sala macchine della nave, e si può fare un parallelismo sulla vera situazione degli stessi Cinesi in giro per il mondo, le cui comunità erano spesso trattate con razzismo e ostilità e relegate ai lavori più umili. Novecento, inoltre, si emancipa attraverso la sua bravura di pianista, mentre la Cina domina l’orizzonte culturale occidentale grazie ai propri film (in costume e di arti marziali) e al fatto che sia il mercato dove Hollywood ricerca principalmente il successo oggigiorno. In Cina, inoltre, ogni informazione dell’esterno è filtrata dal governo, come sulla nave tutto ciò che Novecento sa della terraferma sono le storie dei passanti, e il governo in apparenza dà ai suoi cittadini tutto ciò di cui necessitano, come sulla nave, Novecento non ha bisogno di niente.

Novecento e la Cina hanno molto in comune, forse è questa la ragione del successo de “La Leggenda del Pianista sull’Oceano”. Di certo, ha molto più senso di una trovata visiva come il 4K, non trovate?

 

di Lorenzo La Bella

Print Friendly, PDF & Email