La legalità dialoga con l’arte

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La scrittura concepita come forma d’arte, come modalità di espressione per contrastare i mali che assalgono la società.

L’incontro tenutosi in Casina Pompeiana il 22 novembre scorso dal titolo “L’Arte Dint’ a’ Legalità” ha dato voce a una serie di talenti sia letterari che artistici attraverso la presentazione di libri, fotografie e dipinti.

Gli autori – provenienti da territori del Napoletano e Casertano accomunati dalla medesima piaga dell’illegalità – durante l’incontro hanno dimostrato che da determinati quartieri informareonline-arte-dint-a-legalità (2)conosciuti attraverso i mass-media, purtroppo, soltanto per la propagazione della criminalità, è possibile fare arte e cultura.
Rivendicare l’identità di questi territori martoriati dell’illegalità è stato lo scopo precipuo dell’evento.
«La cultura è il mezzo dell’elevazione dell’uomo e della sua coscienza» ha introdotto un poeta di Secondigliano.
Il suo intento è stato sfatare il luogo comune secondo cui Scampia sia solo un posto di spaccio, per poi denunciare lo scempio dell’inquinamento ambientale che ha martoriato le nostre terre. Tutto questo ha posto l’uomo di fronte a un senso di sconfitta e impotenza e ciò è stato espresso in modo palese dal poeta stesso mentre ha letto alcuni versi di una poesia che recitavano così: «Sono povero di azioni. Sono privo di azioni (…) Sono un eremita della vita (…) L’essere umano è sommerso dalle scorie».

A susseguirsi la scrittrice Mariella Gargotta con il libro “Memorie d’autunno”, un romanzo ambientato nel capoluogo partenopeo negli anni ’70.

Protagonista è Sofia, un’anziana donna affetta da Alzheimer che dopo trentacinque anni decide di tornare a Napoli.
Ritorna nella sua città per ricordare una parte di se stessa, solo che la ritrova molto diversa da come l’aveva lasciata l’ultima volta. La sente meno sua ed, inoltre, la ricordava più povera. È una città sempre più turistica e abbellita ma soltanto a settant’anni Sofia decide di addentrarsi nei Quartieri Spagnoli per rendersi conto dei paradossi e delle ombre che si celano dietro lo sfolgorio del commercio e dell’attività turistica.
Con questo romanzo Gargotta ha voluto evidenziare le contraddizioni che traspaiono da questa città così complessa come Napoli che «come una prostituta – ha illustrato l’autrice – chiede di essere salvata».
Un altro tema affrontato è quello della violenza sulle donne con il libro “L’ammazzafavole” di Nunzia Caricchio. «Tutti noi nella vita abbiamo avuto qualcuno – così Caricchio – che ha ‘ammazzato’ le nostre favole ma il bello sta proprio nel saperle riscriverle». La giovane Lucilla descritta nel romanzo è una bambina di soli dodici anni che subisce violenze da parte del cugino. Dopo il diploma, la ragazza fugge da Napoli per trasferirsi a Ferrara da un’amica ma nemmeno lì riuscirà a trovare pace, poiché il trauma infantile se lo porta dentro per tutta la vita. «Luciilla è il cuore di tutte quelle donne – ha spiegato la scrittrice – che ha dovuto maturare in modo prematuro».
L’illegalità sorge a motivo, soprattutto, della mancanza di amore e di valori. Questo è il tema abbracciato da un’altra scrittrice, Rosa Mettivier Conzo, che nel suo romanzo “Un cuore racconta” raccoglie tutte le impressioni e sensazioni avute durante i suoi viaggi all’estero, in particolare a Instanbul. «La mia mente e anima – ha illustrato Conzo – sono sempre in comunione. Viviamo in un mondo arido, senza sentimenti e il mio è un cuore che viaggia in cerca di emozioni» che l’autrice, poi, trascrive nel libro e le custodisce nei suoi scritti.

A chiudere il ciclo di romanzi è stato Luca Signorini, violoncellista, nonché autore del libro “Rovine” in cui descrive la decadenza di Napoli attraverso le sue mura antiche.

«Mi guardo intorno e vedo singoli palazzi ristrutturati – ha chiosato Signorini – alternati a edifici sgarrupati. In questo romanzo ho voluto unire le due rovine, quelle estetiche degli edifici decadenti napoletani e quelle dell’anima, dei lutti, delle vicende dolorose e della corruzione». Infine, Signorini si è apprestato a suonare il violoncello mentre la giovane artista Annalisa Ambrosia ha improvvisato un dipinto raffigurante lo strumento musicale suonato nel contempo dal maestro.
Ringraziamenti e consegna degli attestati di partecipazione ai vari artisti ci sono stati da parte del curatore e direttore artistico dell’evento Gianluigi Infante.

di Sara Ramondino

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