La Grotta di Seiano: vita, morte e resurrezione

La Grotta di Seiano

Cenni storici

Sul ripido versante della collina di Posillipo sono decine, centinaia i cittadini che salgono e discendono per le più svariate attività. Strano è il caso che molti non conoscano la storia della Grotta di Seiano. Questa, fu scavata negli ultimi decenni del I secolo a.C. per mettere in comunicazione villa Pausilypon con Pozzuoli. All’epoca infatti Pozzuoli ospitava uno dei maggiori porti di epoca romana. Costola del più grande porto di Pozzuoli era quello di Miseno, ansa che permetteva per la sua natura di produrre e riparare le Navi. La Grotta di Seiano fu quindi la prima apertura tra Napoli e Pozzuoli, una protogrotta degli attuali passaggi. Insieme a questa, l’altro passaggio risalente a quegli anni fu la grotta serviente l’“Acquedotto del Serino“, voluto da Augusto serviva a risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico della città di Napoli. Il percorso, giungeva inoltre fino alle città di Pozzuoli, Baia, Cuma e Miseno e si estendeva per 96km. Forse, quella di Seiano è l’unico esempio di grotta romana che presenta un’imperfezione dovuta forse ad un errore in fase di scavo. Chi se ne occupò dovette accorgersi che contrariamente a quanto si faceva e cioè scavare da entrambi i lati in maniera opposta e rettilinea per favorire l’areazione, in questo caso si stava deviando la traiettoria. Per questo motivo al fine di congiungere le due estremità, si realizzò un altro scavo ad S. E noto che la Grotta cadde in disuso con la fine dell’impero romano d’occidente, ma fu riscoperta nel 1840 fu riscoperta da Ferdinando II e riadattata, prevedendo i primi lavori di consolidamento chiaramente visibili ancora oggi. Attraversandola, nella seconda metà della grotta si apre un cunicolo di 130 metri che porta allo spettacolare panorama sulla cala di Trentaremi, mentre ancora più avanti altri due cunicoli portano ad ulteriori punti panoramici. La grotta stessa funge anche e soprattutto da ingresso al Parco archeologico (1999) della villa Pausilypon. Questa, appartenuta a Vedio Pollione, per la sua magnificenza e per lo spettacolo del quale potevano godere i suoi ospiti, fu donata all’Impero dopo la sua morte, nonché ad Augusto che vi si stabilì.

 

La Villa e gli interventi di restauro

Nonostante fosse stata aperta nel 1999 la Villa è stata oggetto di incuria ed abbandono per molti anni. Nel 2008 infatti si sono conclusi i lavori per il suo restauro e per rendere nuovamente fruibile questo patrimonio alla collettività. Grazie ai programmi operativi regionali (POR), si è potuta effettuare un’opera di bonifica, riqualificazione e restauro. Si è proceduto all’esproprio di alcuni terreni ricadenti nell’area di interesse e che fino a quel momento erano appartenuti a privati. A seguire si è fatta una bonifica ambientale per permettere non solo la fruizione, ma anche la pianificazione e la messa in opera del progetto, comprendente il restauro archeologico e nuovi scavi di studio. La Villa si presenta come maestosa, disposta su terrazzamenti e rientra in quei manufatti architettonici definiti dell’otium. Per la sua posizione e per la sua conformazione era tra quelle residenze predilette per il ritiro a vita privata. Composta da resti di un edificio residenziale di epoca romana non ben identificabile (in quanto vi è stato sovrapposto un fabbricato dell’800), un teatro con 2000 posti, un odeion per la declamazione di versi poetici e canzoni, una vasca (coperta all’occorrenza) con la quale era possibile preparare spettacoli a secco ed in acqua, ed una zona termale. Delle 17 gradonate del teatro ne sono state restaurate solo una parte, cosi come una delle scale di servizio. Il Teatro inoltre presenta una “cavea” di 49m di diametro la cui scena essendo in materiale ligneo è andata perduta. L’odeion, ha un diametro di circa 28m, le sedute composte da circa 10 gradonate si pensa fossero tutte interamente rivestite in marmo. Difronte alla scena si trova una piccola stanza rettangolare all’interno della quale il piedistallo che vi trova posto fa pensare alla seduta dell’imperatore. La vasca contiene al suo interno ancora i resti delle sedi delle travi di legno che sostenevano il tavolato. I lavori di restauro sono stati realizzati con un attento studio del sito e dei materiali originari. L’utilizzo di materiali quanto più verosimili agli originali, ha dato la possibilità di restituire l’immagine e l’idea di quello che era realmente la struttura. I muri ove ripristinati, sono stati realizzati con lacerti sacrificali affinchè vengano essi attaccati dalle intemperie per preservare quelli preesistenti. Dove l’architettura si fonde con l’archeologia, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. L’intero sito infatti, tra i primi in Italia è stato dotato di un impianto di illuminazione a led che ne consente una dosatura della temperatura di colore della luce. Questo permette di creare l’atmosfera adatta ad ogni tipo di evento. Oggi oltre alle visite guidate, nel periodo estivo si svolgono nella magnifica cornice del parco spettacoli musicali e manifestazioni teatrali.

 

Conclusioni

Una zona come quella della costa Napoletana e del golfo di Pozzuoli, sede del periodo più importante della storia antica, dovrebbero essere elementi di promozione massima per il turismo culturale e non solo. Probabilmente per erronea convinzione, si crede che a fare numeri siano solo i grandi musei, ed i grandi centri. E ipotizzabile ed auspicabile invece che valorizzando i piccoli siti e creando una rete di gestione, si possa puntare ad un turismo culturale selezionato. I musei, come anche i musei a cielo aperto (come in questo caso), andrebbero gestiti in maniera specifica, rendendo appetibili i siti anche per la cooperazione delle varie branchie del turismo. La Villa Romana di Vedio Pollione è un esempio di qualcosa che va oltre la meraviglia, lo stupore e l’attenzione da parte degli esperti e degli appassionati. E piuttosto un punto dal quale bisognerebbe partire per capire che soprattutto in un momento in cui il lavoro lo si cerca nelle sue forme più disparate, sfruttando e valorizzando i beni archeologici e culturali, ci sarebbe lavoro per intere generazioni. Negli altri paesi sono sempre pronti a valorizzare qualunque cosa credano possa attrarre turismo che sia una strada, un monumento o un albero. Di fatto però in questa terra che è essa stessa un monumento, si cerca la risposta altrove, senza capire che è scritta ovunque si guardi.

Credits: Progetto realizzato con i fondi POR per € 3.000.000, scavo archeologico e restauro. Lavori di restauro e valorizzazione della villa romana di Vedio Pollione “Pausilypon”
Ente appaltante: Sovrintendenza per i beni archeologici delle provincie di Napoli e Caserta. Sovrintendente Maria Luisa Nava.
Progetto di restauro: Arch. Giovanni Falanga
Direzione dei lavori: Arch. Giuseppe Capuozzo – Arch. Guido Gullo

di Raffaele Gala

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018