La grande sfida passa attraverso l’art. 118 della carta costituzionale

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LA CD  “SUSSIDIARIETA’ ORIZZONTALE”

 

Non tutti sanno che nel 2001 a seguito della legge di revisione costituzionale, è stato introdotto nella nostra carta costituzionale e precisamente all’articolo 118/4° comma, il principio di sussidiarietà orizzontale. Questo principio consente ai cittadini di poter essere parte attiva  nelle comunità insieme alle amministrazioni pubbliche locali, non solo come portatori d’interesse, ma anche contribuendo a proporre soluzioni ai problemi, fornendo capacità e competenze. Questo strumento, oltre a riconoscere il ruolo di cittadino attivo, si propone di superare ormai quelle conflittualità ataviche  tra cittadini ed amministrazioni locali, poiché da un lato si favorisce l’autonoma iniziativa dei cittadini sia singoli che associati per lo svolgimento di attività di interesse generale, dall’altra le amministrazioni supportano e valorizzano questi sforzi in un’ottica di ritorno della qualità della vita e di beni e servizi.

Per rendere questo processo attuabile, non basta che la costituzione prevede questo principio, ma occorre che negli enti locali e nelle pubbliche amministrazioni più in generale, si vada a regolamentare questo rapporto. Questo può avvenire attraverso l’approvazione del “regolamento dell’amministrazione condivisa dei beni comuni e i patti di collaborazione”. Questi due strumenti normativi necessari, consentono di disciplinare nella cornice ed il rispetto dell’ autonomia locale, il rapporto di collaborazione tra ente e cittadino. A  gennaio 2020,  sono circa 235 in tutta Italia i comuni ed altri enti locali che hanno adottato questo regolamento (Fonte Labsus), naturalmente in base alle proprie esigenze e necessità locali. Questo risultato sempre in crescita, ha fatto emergere numerosi aspetti positivi, da un lato avvicinare il cittadino alla vita pubblica come sancisce la costituzione e dissipare quei conflitti tra essi, dall’altra rendere attuabile quella collaborazione tra ente e cittadino nella ricerca di soluzioni ai problemi nei propri territori, ma rendere attuabile anche la gestione di beni comuni e la loro riqualificazione. Molti comuni sono pieni di spazi ed immobili vuoti, l’introduzione di questi strumenti normativi, consentirebbero di liberare energie positive nelle comunità locali, rilanciare il patrimonio pubblico, creare opportunità anche in termini di economia circolare. Altro aspetto non meno importante, riguarda la questione ambientale dei nostri territori, attraverso l’attuazione di questo processo, le attività prevedono anche piccoli interventi di manutenzione, questo oltre a garantire il decoro di parchi, boschi, fiumi, ruscelli,  consentirebbe di tutelare la salvaguardia di questi beni dal dissesto idrogeologico, la conservazione del suolo contro il suo sfruttamento, ed investire nel nostro futuro in un’ottica green contro i cambiamenti climatici. Ulteriori elementi positivi da questi processi, troverebbero ristoro le casse dei comuni e degli enti pubblici attuatori, derivanti dal risparmio dei costi per questi interventi, nonché una significativa riduzione delle tasse locali a favore dei propri cittadini, gli stessi che garantirebbero attraverso il loro coinvolgimento queste attività.

Il futuro delle comunità locali necessità di una nuova visione oltre che generativa ma anche di riscoperta di quei valori che i nostri padri costituenti introdussero il 1 gennaio 1948 nella Carta Costituzionale.

di Domenico Mallardo

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