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La giustizia penale al tempo del Covid-19

Fabio Russo 03/04/2020
Updated 2020/04/08 at 4:34 PM
5 Minuti per la lettura

L’Amministrazione della Giustizia penale preme sull’acceleratore delle innovazioni per adeguare il processo alle necessità attuali.

Il distanziamento sociale impone di rivedere gli schemi delle udienze, introducendo il ricorso a piattaforme informatiche per renderne possibile la celebrazione. Processi in modalità remoto, dunque, sfruttando la tecnologia offerta dai colossi del settore. Tutti i Tribunali, anche Napoli e Santa Maria Capua Vetere, pertanto hanno adottato protocolli per la gestione a distanza delle attività giudiziarie consentite in questo periodo di sospensione (ma anche per la fase successiva di emergenza fino a Giugno), ovvero udienze di convalida di arresto, direttissime ed interrogatori di garanzia.

Tutto avverrà attraverso il programma Microsoft Teams ritenuto il più adeguato. 

Vengono predisposte aule dedicate a tali udienze nelle quali presenzierà fisicamente il magistrato ed il cancelliere. Il soggetto arrestato, invece, se si trova in carcere, verrà collegato da una delle aule dedicate alle udienze da remoto dall’Amministrazione penitenziaria. Diversamente, se si trova ancora a disposizione delle forze dell’ordine che hanno proceduto al fermo o all’arresto, il collegamento  internet verrà stabilito attraverso apposite  postazioni predisposte presso  comandi di polizia individuati in ambito provinciale; in quella casertana di pertinenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere saranno il Comando Carabinieri di Marcianise, il Comando Guardia di Finanza di Caserta e la Questura di Caserta.

Infine, sia il pubblico ministero che il difensore saranno collegati rispettivamente dall’ ufficio della Procura e dallo studio professionale, dopo aver previamente indicato alle forze dell’ordine l’indirizzo di posta elettronica con il quale intendono essere collegati.

L’avvocato, invero, al momento dell’arresto, verrà contattato telefonicamente dai verbalizzanti e potrà scegliere in alternativa di presenziare  direttamente in Tribunale, accedendo all’aula dove si trova il magistrato, ovviamente nel rispetto di tutti i presidi di sicurezza, dunque garantendo la distanza tra le parti.

Sempre al difensore, prima dell’inizio dell’udienza, sarà consentito di prendere visione degli atti del fascicolo di indagine, che gli saranno recapitati attraverso posta elettronica almeno 60 minuti prima dell’inizio del procedimento virtuale.

Sarà dunque il magistrato, che accertato il regolare collegamento in tutte le parti, darà inizio all’udienza da remoto. Le parti avranno la possibilità nel corso dell’udienza di inviare documenti al magistrato attraverso posta elettronica. Questo approdo era ormai necessario, non potendosi certo interrompere l’amministrazione della giustizia, quanto meno per gli affari urgenti, in questo periodo emergenziale. Nel complesso questa soluzione appare il compromesso adeguato date le contingenze del momento.

Emergono, tuttavia, alcune perplessità, soprattutto considerando che in tal modo si immolano sull’altare dell’emergenza  i capisaldi del nostro sistema processuale penale, oralità, immediatezza e contraddittorio, fortemente ridimensionati dal ricorso al supporto telematico.

Quei principi non sono semplicemente aspetti formali, ma rappresentano la base del nostro processo. La loro effettività presuppone contatto diretto, visivo, con il giudice e le altre parti, la possibilità di poter con efficacia immediata sollevare eccezioni, avanzare richieste  al giudicante, produrre documenti, confrontarsi con la pubblica accusa, esaminare i testimoni guardandoli in faccia, studiando le loro espressioni e la loro mimica quando rispondono alle domande. Aspetti che inevitabilmente verrebbero alterati dal carattere differito delle comunicazioni telematiche e dalle modalità di comunicazione ad esse correlate.

Il dubbio che legittimamente si fa largo tra gli addetti ai lavori, soprattutto tra gli avvocati, che incarnano il presidio costante a difesa   delle garanzie per gli  imputati, è che l’eccezione possa tramutarsi in regola attraverso interpretazioni giurisprudenziali e forzature. L’occasione, invero, potrebbe essere ghiotta per coloro i quali mirano a raggiungere la speditezza dei processi sacrificando, come già accaduto, in maniera più o meno larvata, i diritti degli imputati.

Il nostro processo, si ripete, è strutturato per svolgersi  in un’ aula di udienza, dove la prova si forma oralmente,  dinanzi al giudice, e dove le parti possono dar vita ad un reale contraddittorio, escutendo testimoni presenti fisicamente e producendo elementi probatori che il giudice valuta con immediatezza. Alterare questo sistema è giustificabile in momenti emergenziali, ma non lo sarebbe al di fuori di tale perimetro stabilito.

di Fabio Russo

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