Giovinezza, l’eroico furore bruniano: incontro con i ragazzi del Convitto G. Bruno di Maddaloni

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Giordano Bruno, filosofo e intellettuale del XVI secolo, è forse la personalità della storia della cultura italiana che maggiormente riesce a parlare al cuore di un ragazzo; questo perché grazie al suo estro, alla sua personalità, e al suo linguaggio, diretto e scevro da false e pompose retoriche, riesce a comunicare una spontanea sincerità e una voglia di distruzione e rinnovamento che graffia, che vuole scrostare il sapere dai suoi essiccati grumi antichi per farne oggetto ripulito di nuova trasformazione.

Giordano Bruno è il filosofo dell’infinito e dell’eroico furore. È il filosofo che parla d’amore e di complessità.

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Amava definirsi Accademico di nulla Accademia, questo perché la cultura istituzionalizzata puzzava per lui di morto e di stantio. La cultura per Bruno è ricerca: è la curiosità giovanile che porta a mettersi in viaggio per scoprire cosa di bello e sorprendente c’è nel mondo. È ulissismo.

 Ma non si ferma qui, la ricerca per Bruno è anche qualcosa di più grande: un sentimento impetuoso d’amore, forza esaltante che travalica i confini del hic et nunc e anela all’infinito, a una dimensione che è sospesa nell’eternità del tutto. Una volontà eroica, tale perché riesce a sostenere, come solo uno spirito eroico sa fare, il peso della vastità dell’universo.

«Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta», avrebbe scritto Blaise Pascal in uno dei suoi pensieri. Ma Bruno è oltre Pascal; Bruno si accosta all’infinito con un tocco d’amore e lo abbraccia in tutta la sua infinita grandezza.

Sono l’amore, la passione, la curiosità, che albergano intatti in un cuore giovanile che possono salvarci e portarci non allo sgomento, ma all’estasi di una fusione totale fra noi e l’universo:

«Alta e magnifica vicissitudine che agguaglia l’acqui inferiori alle superiori, cangia la notte col giorno, ed il giorno con la notte a fin che la divinità sia tutto».

È un sentimento che i giovani comprendono bene perché per loro il mondo è tutto in divenire, ancora da scoprire e non inquadrato in schemi rigidi e spesso oppressivi.

A loro appartiene l’arte del creare e dell’inventare. A loro appartiene l’eroica curiosità del conoscere.

E questa piacevole consapevolezza l’ho maturata ascoltando le domande e gli interventi dei ragazzi del Convitto Giordano Bruno di Maddaloni, durante la giornata d’incontro fra l’istituto scolastico e la redazione di Magazine Informare, tenutosi lo scorso 12 maggio.

Sono rimasto felicemente sorpreso dall’attenzione e dall’interesse mostrato da questi ragazzi: le loro domande si accumulavano e si accavalcavano ansiose di risposta, la loro curiosità si nutriva delle nostre battute di relatori e anziché diminuire accresceva. Le loro consapevolezze procedevano a passo svelto e anziché proseguire su vie indicate dai nostri interventi si biforcavano ai primi dubbi per poi ramificarsi in molteplici e infiniti percorsi grazie ai dubbi successivi.

Nel loro modo di fare ho percepito vivo lo spirito di quel pensatore al quale l’istituto è dedicato. Mentre i ragazzi parlavano, alzando lo sguardo e dirigendolo verso la profondità della stanza, mi è parso che la sua figura fosse lì, eretta, con lo sguardo fiero e sfidante proprio come appare nella bellissima rappresentazione scultorea del “Cortile delle Statue” dell’Università Federico II di Napoli.

E in quel momento non ho avuto più dubbi. Ho compreso la visione di Bruno nell’attimo in cui l’uomo moriva bruciando vivo fra le fiamme arse in Campo dei Fiori a Roma, nel 1600. A Bruno la storia aveva destinato una morte atroce: arso «con la lingua in giova», ovvero con la lingua bloccata in una morsa di legno. Bruno lasciava questo mondo oppresso nella costrizione di non poter parlare, ma, nonostante ciò, era temprato e fiero. Pensava di dissolversi e dissolvendosi unirsi con il tutto infinito.

Mi sono sempre chiesto il perché? Perché la paura, il dolore, il rammarico non avevano preso il sopravvento in quell’istante? In fondo anche lui era un uomo di carne ed ossa. Poi mi è parso di vederlo lì, nelle stanze del Convitto e ho capito la sua lungimiranza. Bruno era certo che il suo spirito, nel momento in cui si fosse liberato del corpo umano, avrebbe conquistato l’eternità e l’infinità mostrandosi perpetuamente negli animi di giovani capaci di risvegliarlo.

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