La gioia di Aaliyah: «Sono rinata!»

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«È triste vedersi negare qualcosa che ti spetta e che già ti appartiene: sono rinata!»

Aaliyah è un mix di emozioni quando accoglie la nostra richiesta di parlare del percorso che ha dovuto affrontare per ottenere la cittadinanza italiana: la rabbia di chi ha subito un’ingiustizia, la gioia di chi ha ottenuto una vittoria.

Un iter cominciato quattro anni fa e conclusosi con il verdetto del giudice Marida Corso, della XIII sezione del tribunale di Napoli, che ha finalmente concesso a Nwabuzor Aaliyah Smith la cittadinanza italiana.

Nata in Italia da genitori nigeriani, Aaliyah ha vissuto tutta la sua infanzia e la sua adolescenza sul suolo italiano, per la precisione a Castel Volturno. Arrivata alla maggiore età si è recata agli uffici comunali per chiedere la cittadinanza italiana, come previsto dall’Art. 4 comma 2 della Legge 91 del 5 febbraio 1992, secondo cui:

“Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”.

Ma si è vista negare questo suo diritto.

Nel 2016 la svolta: l’incontro provvidenziale con Hillary Sedu, avvocato dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Anche lui ha cordialmente accettato di rispondere a qualche nostra domanda.

Ad Aaliyah la cittadinanza era stata negata da una firma del sindaco apposta su un atto del quale, tecnicamente, non aveva competenze.

«La responsabile dello Stato Civile del Comune di Castel Volturno ha una posizione molto “salviniana”. Non ci hanno dato molte spiegazioni quando siamo andati a chiederle, siamo stati umiliati. “Faccia pure ricorso” mi hanno detto».

E lei il ricorso lo ha fatto e lo ha pure vinto! In questo clima rigido e repressivo, in cui è all’ordine del giorno la battaglia alla clandestinità e al “diverso”, si aspettava questa sentenza?

«Per fortuna nel nostro Paese ci sono i magistrati a riportarci con i piedi per terra. La legge in Italia c’è e l’amministrazione sarà messa spalle al muro ogni qual volta vorrà negare il diritto di cittadinanza».

La zona di Castel Volturno conta circa 20.000 immigrati, di cui molti nati e cresciuti in Italia, con storie molto simili a quella di Aaliyah. Questo verdetto può essere da apripista per altri ricorsi?

«Assolutamente sì. Sono già stato contattato da altri ragazzi che vogliono seguire lo stesso iter di Aaliyah e sto già preparando altri ricorsi. Si è creato un precedente giurisprudenziale».

In Italia il discorso sullo “ius soli” sembra essersi arenato e proprio in questi giorni il vicepremier Di Maio ha dichiarato che non è tra le priorità del governo. Che segnale può dare la cittadinanza concessa ad Aaliyah?

«Sono figlio di immigrati e lotto per i diritti di chi, come Aaliyah, ha origini straniere ma è nato e cresciuto qui in Italia. Penso, tuttavia, che lo “ius soli” non sia la strada giusta da perseguire.

Dal 2014 promuovo l’idea dello “ius culturae”: una soluzione equilibrata, secondo cui può avere la cittadinanza italiana chi, nato in territorio italiano, sia cresciuto e si sia formato secondo la cultura italica ed abbia una dizione perfetta della lingua».

Aaliyah oggi ha quasi 22 anni, è diplomata e a settembre comincerà il percorso universitario. Si dice felice di questa vittoria, che le aprirà «un nuovo mondo di opportunità, sia perché mi permetterà di viaggiare, sia perché potrò accedere più agevolmente al mondo del lavoro».

La sua speranza è che si provveda ad una legge «che tuteli chi è nato in Italia, perché è triste vedersi negare la cittadinanza pur appartenendo a questa terra. Spero che questa sentenza smuova un po’ la situazione e dia coraggio di lottare per i propri diritti a chi si trova nelle mie stesse condizioni.

Ero arrabbiata, mi vedevo negare qualcosa che mi spettava… era tutto molto triste.
Mi sento rinata!».

di Angelo Velardi

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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