In Francia non ha vinto la sinistra, ha vinto il popolo

Luca Capone 09/07/2024
Updated 2024/07/09 at 2:09 AM
7 Minuti per la lettura
AP Photo/Louise Delmotte)

9 giugno 2024. I seggi per le elezioni del Parlamento europeo chiudono definitivamente. È notte ed iniziano ad arrivare i primi dati, il grido che echeggia da una parte all’altra dell’Europa è uno solo: l’onda dell’estrema destra si sta alzando sempre di più rischiando di travolgere tutto e tutti. In Francia, Rassemblement National, è il primo partito. In Spagna Vox, cresce come non mai. In Germania, un partito neo-nazista prende quasi il 16% e in Belgio i liberali e la sinistra sono surclassati dalla destra ed estrema destra. Qui in Italia, Giorgia Meloni è l’unico premier in carica in Europa a riconfermare il proprio consenso anziché fare flop. Il premier belga annuncia le dimissioni, Macron scioglie le camere e il mondo si prepara ad avere un primo ministro francese di estrema destra.

Un mese dopo. Centinaia di migliaia di persone in Francia riempiono le piazze. Hanno bandiere rosse, gridano “No Pasaràn“, “Bella ciao” e “siamo tutti antifascisti”. Perché? Perché la sinistra ha vinto, con un colpo di scena degno di un film di Shyamalan. Secondo arriva Macron, quello che raccoglieva le briciole un mese prima. Le Pen e Bardella solo terzi.

Che diavolo è successo? Cosa è cambiato? Il germe del neo-fascismo è stato sconfitto in un mese o non è mai esistito realmente? La risposta forse è rassicurante per tutti gli antifascisti, ma deprimente per tutti coloro che compongono la classe politica moderna. Ecco spiegato, qui di seguito in poche parole, perché la maggior parte dei partiti in tutta Europa non dovrebbe gioire di fronte a questo risultato, ma vergognarsi.

Nessuno tocchi il popolo

L’affluenza in Francia per le elezioni europee è stata del 51%. In calo, come quasi in tutta Europa. Un mese dopo si sono recati alle urne circa il 68% degli aventi diritto. Mai un’affluenza così alta dagli anni ’80. Basterebbe questo per capire cos’è successo, ma c’è un’ulteriore riflessione che si cela dietro questo dato che non tutta la classe politica si sforza di capire. Milioni di persone si sono riversate ai seggi per un voto ideologico, sia di destra che di sinistra, e il blocco antifascista si è fatto sentire ribaltando i pronostici. Parte del merito ce l’hanno gli accordi di desistenza fatti tra Macron e la sinistra, ma il più l’ha probabilmente fatto quel 17% in più degli elettori. la domanda sorge spontanea: dov’erano nascosti prima questi elettori?

Perché nei sondaggi la situazione era così diversa? Perché un mese prima queste persone erano rimaste a casa? La risposta di chi vive un’idea distorta di democrazia, quella del voto utile, dell’andare a votare perché i nostri antenati hanno combattuto per questo diritto e tutto il resto, è sempre la stessa: queste persone sono degli ingrati ignoranti che non si alzano dal divano per votare e poi hanno anche il coraggio di lamentarsi della politica. Eppure, in Francia è bastata l’ombra del fascismo per far alzare tutti dal divano. Eppure in Italia, dove Avs è l’unico partito ad aver aumentato i voti – in termini numerici e non percentuali -, è bastato che ci fosse l’opportunità di liberare una donna messa in prigione per il solo fatto di essere antifascista. Come mai le persone si alzano così facilmente dal divano se devono votare per cose importanti?

Forse di solito non c’è nulla per cui si senta davvero importante votare. Forse di solito le persone sono costrette a scegliere tra una vasta gamma di politici appiattiti su un livello bassissimo e che sulle questioni davvero importanti – come il modello economico, le relazioni internazionali, la redistribuzione della ricchezza – la pensano pressoché tutti allo stesso modo. L’unico campo variabile è quello – a volte – dei diritti civili. Forse i nostri antenati avevano combattuto per qualcosa di più di questo, e il modo migliore per rendergli omaggio per alcuni è mandare a quel paese l’intero sistema.

Per quanto tempo ancora vi aspettate che vi salveremo?

L’onda nera è stata fermata. Ma la sensazione è che non ci fosse alcun onda nera, semmai venuta a galla perché l’onda rossa si era spenta, anestetizzata da una rottura della classe politica con la società civile che si allarga da anni, e non accenna a fermarsi. La buona notizia quindi è che i fascisti saranno sempre in minoranza, e il pericolo di una valanga estremista europea si è perlomeno ridimensionato. La brutta notizia è che non sarà sempre così, e in alcune parti del mondo non è già più così. Perché in Italia la rottura è così grande che la Meloni è ancora prima nei sondaggi. In Germania la rottura è così grande che un partito dichiaratamente neo-nazista è votato dal 16% degli elettori.

L’onda nera è semplicemente quel marciume che viene a galla quando tutto il resto si ritira, quando gli ideali che contano vengono traditi. Per l’estrema destra è facile attrarre il suo target, si basa su ideali primitivi, di facile ricezione. Basta ammiccare un po’ ai razzisti, agli omofobi e a tutti quelli che non hanno voglia di guardare al mondo reale. Tutti gli altri, invece, dovrebbero smetterla di vedere gli affari dell’umanità come una statistica. Dovrebbero scendere dal trono, toccare con mano la disillusione del popolo, vedere a che punto si è arrivati e perchè. Solo così si potrebbe riacciuffare un’umanità talmente disincantata che non trova più neanche un senso al voto. Se si continuerà sulla strada del vivere di rendita, del puntare agli elettori col naso turato, non cercando minimamente di venire incontro ai veri interessi ed ideali delle persone, allora forse l’onda nera ci travolgerà davvero.

In Francia non ha vinto la sinistra, ha vinto il popolo. La domanda è: per quanto ancora vi aspettate che il popolo vi salverà?

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