La fotografia introspettiva e rivelatrice di Carol Caggiano

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Con uno scatto si può catturare un mondo e
trasmettere un’infinità di emozioni.

 

È noto che la fotografia, il mezzo per eccellenza di acquisire scatti di memorie o frammenti di realtà, è da sempre strumento predisposto a focalizzare l’attenzione sui piccoli dettagli.
Dettagli pieni di vita come quelli raccolti e concretate nella fotografia di Carol Caggiano, dalle cui immagini introspettive, dotate di grande intensità, spiccano grazia e, al contempo malinconia. E, come in una naturale simbiosi, la macchina fotografica diventa il suo terzo occhio, attento ad estrinsecare le caratteristiche più intime di ogni soggetto ritratto.

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Carol Caggiano è una creativa in spasmodica e in continua fase di sperimentazione, con consolidato percorso artistico che muove i primi timidi passi dopo il conseguimento di un iter universitario che la forma come dottoressa in indirizzo Moda e Costume.

«Credo si possa apprendere di fotografia senza mai averne abbastanza, e, probabilmente, senza averne un reale bisogno», ha dichiarato ai nostri microfoni.

«Essa deve saper fruire non solo di sé, ma della fusione di arti e studi a lei affini, come l’Arte pittorica, la scultura, l’architettura. Così come la documentazione, lo studio di altri fotografi che, in maniera inconsapevole influenzano il nostro elaborato: trarre inspirazione, è la più grande fonte archetipica di un creativo».
L’Editorial Fashion Photography è il campo a cui si dedica, utilizzando come strumento di trasmissione la fotografia a pellicola, in concomitanza all’impegno concreto come Visual nel campo della Fashion Communication e agli studi di Marketing and Digital Communication, fattori indispensabili ad acuire e valorizzare la sua visione dell’estetica. E sempre nella stessa direzione aggiunge: «Apprendere dai dogmi della pittura è, per chi si occupa di fotografia, una ragguardevole educazione. Studiare Caravaggio, ad esempio, e l’attenzione con cui parla di luce e di ombre, costituiscono le basi della fotografia. L’interezza ed il suo relativo dettaglio veicolano lo sguardo che lega indissolubilmente chi ritrae e chi del ritratto è il soggetto».
In uno scatto è possibile trovare davvero tutto, al fine di renderlo unico. L’armonia delle forme, la simmetria e la proporzione fra le varie parti di un oggetto, fanno sì che quell’opera sia unica e che vi sia un ordine nel quale ciascuno
svolge una funzione. L’ Armonia genera Bellezza.
Insomma, la fotografia di Carol cattura la Bellezza che è senza concetto e senza scopo, non è una cosa tranquilla; inquieta, trafigge, paralizza. L’Uomo non ha potere su di lei quanto lei su di esso. Una fotografia come un quadro è un’opera d’arte quando si percepisce una interiorità che lo sguardo non può esaurire.

di Mattia Fiore 
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

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