informareonline-la-foglia-di-fico-recensione-del-libro-di-antonio-pascale

“La foglia di fico”: recensione del libro di Antonio Pascale

Angelo Morlando 05/01/2022
Updated 2022/01/05 at 12:47 PM
4 Minuti per la lettura

La foglia di fico: recensione del libro di Antonio Pascale

Antonio Pascale è scrittore, saggista, autore teatrale e televisivo e ispettore presso il Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali). In sintesi è un appassionato conoscitore della Natura nel suo senso più ampio. Nel libro “La foglia di fico” l’autore racconta dieci storie il cui epicentro iniziale è una pianta/vegetale (cactus, faggio, ciliegio, tiglio, pino, agrumi, olivo, quercia e leccio, fico e grano). In ogni racconto s’intrecciano storie di esseri umani. Nelle ultime due pagine vi è anche una nutrita bibliografia/sitografia ovvero “crediti scientifici”, perché gli studi/documenti/atti citati nel libro sono tutti verificabili.

Cito l’introduzione, perché ritengo che meglio riesca a sintetizzare i contenuti dell’opera:
“Cosa racconta questo libro? Di un uomo che più vive più dimentica, più desidera, più si abbatte, più legge e apprende, più si ritrova confuso e impaurito: un po’ come tutti. Per questo cerca qualcosa di stabile, dei punti di orientamento ben visibili. Solo che lui, a differenza di tanti, si rivolge alle piante, costruendo una sorta di romanzo atipico, in cui ogni puntata è come un viaggio (nell’infanzia, nel tempo, con le donne). In fondo, queste magnifiche creature sono qui da molto prima di noi e saranno le ultime a morire.

Le piante son odei fari, racchiudono simboli millenari, essenziali, nitidi, Riescono a sfidare le avversità e quindi ci offrono un modello di resistenza, perché con tenacia mettono in mostra la potenza delle contraddizioni: il desiderio di vivere e amare (espresso dal ciliegio) che può procurare frustrazione e insicurezza; la forza (della quercia) che si può abbandonare all’istante, buttandoci nello sconforto; la democrazia come processo di adattamento tra profondità e superficie (l’olivo); la necessità di un rito di passaggio (grano), di un viaggio che comprenda una morte per rinascere.

Questo libro è un oroscopo, un sismografo, una macchina del tempo, oltre che una sorta di botanica dei sentimenti. D’altra parte le piante sono uno strumento d’eccezione per affrontare la nostra misteriosa, divertente, intricata natura; somigliano a noi più di quanto avremmo mai creduto. Al mondo esistono gli esperti di piante ed esistono gli scrittori: poi esiste Antonio Pascale, appassionato conoscitore della natura, uno dei narratori più apprezzati della sua generazione. Come nessun altro sa interrogare gli alberi, ascoltandone la storia e l’intrinseca bellezza”.

Mi sento di condividere tutto. Scrittura asciutta, veloce, diretta. Essendo cresciuto a Castel Volturno, la storia che più mi ha appassionato è “La quercia e il leccio – La forza della vita e la maledizione della forza”. Non me ne vogliano il pino e la pineta della nostra meravigliosa costa, ma stanno bene nelle cartoline della città di Napoli; li ho sempre sentiti estranei. Di fronte al nostro leccio, invece, mi sono sempre sentito accolto e protetto. Nel racconto finalmente si svela anche il motivo per il quale erroneamente si considera il leccio un “porta sfortuna”. Spero nel prossimo futuro di incontrare Antonio Pascale e intervistarlo, ma la prima domanda sarà scontata:“Oh! ‘Amma fa’ ‘na cazzata?”.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°225 –  GENNAIO 2022

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *