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Avan-avanguardia: “La fine dell’Estate”, Serena Patrignanelli

“La fine dell’Estate” – Trama

informareonline-la-fine-dell-estateTutto comincia a giugno, nel primo mese d’estate. In un paese non ben precisato, uomini, donne ed intere famiglie sono costrette a lasciare le proprie abitazione. Dalle finestre si scorge un paesaggio desolato, reso spettrale dalla guerra. A giugno c’è ancora tempo per festeggiare ed occuparsi delle scaramucce tra compaesani. Da lì in poi, le difficoltà legate alla mancanza di lavoro, viveri ed altri beni di prima necessità rendono la vita impossibile. In quest’ambiente, due amici, Pietro ed Augusto, vivono la loro personalissima avventura. Pietro nota un’auto abbandonata e decide di rimetterla in sesto costruendole un motore a gasogeno. La trama si complica intrecciando alla saga principale una serie di storie con protagonisti diversi: Michele, Virginia, Mario, Ottavio, Maria, ma meglio conosciuta con il suo nome da battona, Sorchelettrica. Quest’ultima è la proprietaria dell’auto finita nelle mire di Pietro ed Augusto, nonché la sorella di Ottavio.
In un susseguirsi di eventi, talvolta confusi ed affrontati con superficialità, si arriverà a “la fine dell’estate” e tutti i nodi verranno al pettine. La fine dell’estate trasforma la visione del mondo dei personaggi cardine del romanzo. Uno continuerà a sognare, spensierato, ad un futuro migliore, mentre l’altro vivrà la grande disillusione del tradimento.

Trite parole

Nel 1981 Italo Calvino rilasciò un’intervista ad Alberto Sinigaglia andata in onda su Raiuno, nel programma “Vent’anni al duemila”, diventata celebre ai giorni nostri. A Calvino venne chiesto di consigliare ai giovani, in poche battute, quali fossero, secondo lui, le tre chiavi per affrontare il duemila. “Combattere l’astrattezza del linguaggio, che viene imposto ormai, con delle cose molto precise” dice Calvino. E, forse, il limite di “La fine dell’estate” si trova nel suo linguaggio rigonfio d’elio. È difficile scegliere un esempio che possa provare quest’affermazione. Il libro risulta leggero nella sua totalità. Non una leggerezza di calviniana memoria, ma una leggerezza caratterizzata da parole che peccano di inconsistenza, di aderenza alla realtà, e fanno parte della sfera del “vago”. Un male, questo, che sembra essere endemico nella letteratura contemporanea. Quasi come se gli autori avessero paura di non essere compresi o come se gli editori avessero paura di non vendere. Sarebbe bello ritornare a leggerle le parole “pesanti”, quelle che portano con sé l’onere del loro significato chiaro ed inequivocabile. Le parole “pesanti” sono la zavorra che ancora la lingua alla carta, conferiscono al libro il suo peso specifico.

Nuova umanità

Serena Patrignanelli è nata a Roma nel 1985. È diplomata alla Scuola Holden di Torino e lavora come sceneggiatrice e redattrice di programmi tv. “La fine dell’estate”, menzione speciale al Premio Calvino nel 2017, è il suo romanzo d’esordio, pubblicato con NN editore. Francamente, da una scrittrice così giovane, ci poteva aspettare qualcosa di più in quanto a freschezza. Ma partendo dal presupposto che la narrativa è fatta di storie da raccontare, a prescindere dalla loro presunta novità, la scelta di scrivere di guerra appare ancora un azzardo. Agli scrittori contemporanei manca la sensibilità, la conoscenza profonda, l’anima di questo argomento. È quasi inevitabile, per chi non ha patito la sofferenza di quei periodi, renderne anche gli aspetti duri materiale da favola. “La fine dell’estate” è una storia della buonanotte, un libro da leggere comodamente disteso a letto poco prima di addormentarsi. È un giallo nel senso più ampio del termine. Il libro si propone di intrattenere il lettore e di disorientarlo fino alla risoluzione finale del mistero che lo caratterizza. A volte, è possibile notare anche una certa stanchezza. Per esempio, la stringa: “Se erano fortunati, stava ancora nella borsa. Erano fortunati”. “La fine dell’estate” è l’esordio di una penna ancora acerba, ma dal suo fascino espressionistico.

di Marco Cutillo

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