La figura del Diavolo nella letteratura

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Scena da Macbeth di William Shakespeare, Alfred Elmore,
Il diavolo è una figura che più volte compare nell’immaginario collettivo e per tale ragione, ha la capacità di assumere significati ogni volta differenti a seconda delle credenze e delle ideologie o dei rapporti socio-economiche che si sono susseguite nel corso dei secoli; spesso la sua figura è raccontata soprattutto attraverso la letteratura. Tuttavia è necessario partire dall’idea cristiana dell’esistenza di un male primogenito, assoluto, che incombe sulle anime degli uomini: il peccato originale.  

Secondo il pensiero del monaco e teologo cristiano Pelagio si negava la trasmissione del peccato originaleinsomma, la colpa di Adamo non poteva ricadere sull’anima di un altro uomo che mai aveva commesso quel peccato e che quindi l’uomo è naturalmente capace di compiere il bene senza la necessità dell’intervento della grazia divina; tale visione però poteva portare a rendere superflua l’opera di redenzione del Cristo e quella di mediazione della Chiesa e dei sacramenti. Di idea differente era invece il teologo Agostino, egli riteneva che tutta l’umanità porta con sé il peccato originario poiché se ne è resa colpevole con Adamo. Ne consegue che il genere umano in toto è dannato e non può sottrarsi alla punizione, se non per mezzo della misericordia e della grazia di Dio. Il principio sul quale Agostino fonda le sue conclusioni è quello di far corrispondere la libertà umana con la grazia divina, cioè sul fatto che la volontà umana può essere considerata libera solo se non è soggiogata al peccato e che si può riavere tale libertà solo attraverso la grazia. È dunque solo dopo l’affermazione del cristianesimo che la letteratura si confronta con il male assoluto, ipostatizzato nella figura di Satana che rappresenta l’altro per eccellenza della cultura occidentale e personaggio chiave della letteratura.

La letteratura, tra le altre cose, riesce ad assorbire i valori del tempo per poi trasferirli e raccontarli in modi differenti. Ed è ciò che accade nel testo della Genesi dove Satana viene presentato, mediante la figura del serpente, come persuasione e tentazioni a cui cederanno Adamo ed Eva commettendo il temendo peccato originale.  Il diavolo da questo momento si è manifestato e continuerà a farlo.  

Durante il periodo medioevale, il maligno si manifesta attraverso ciò che viene considerato come soprannaturale: casi ritenuti reali, possibili ma considerati di rara concretizzazione. Opera celebre in cui il Diavolo si manifesta in maniere differenti è la Divina Commedia. La discesa nell’Inferno permetterà al poeta, intento a compiere una catarsi, di conoscere ogni peccatore che, spesso, anziché pentirsi di ciò che ha fatto, rivendica la sua azione con forte senso di individualità ed orgoglio. È il caso di Ulisse che decide di valicare le colonne di Ercole sfidando i limiti posti da Dio: la curiosità è la sua tentazione; ed ancora Paolo e Francesca colpevoli di adulterio ma che riescono a coinvolgere Dante al punto che egli si sente a loro vicino. Al termine del viaggio infernale Dante vedrà Lucifero presentato con tre bocche e come gigantesco; questa rappresentazione, pur non riuscendo a coinvolgere il lettore come invece fanno i  peccatori, ha il merito di tentare di incutere veramente timore; non c’è sberleffo né grottesco, ma solo tremenda mostruosità.  

Altra presenza del soprannaturale malefico ma calato nella realtà, si trova nel Macbeth di Shakespeare. Le streghe e Lady Macbeth rappresentano il male silente dell’ambizione sfrenata alla quale in un primo momento Macbeth cerca di opporsi, scisso tra desiderio o rettitudine, ma alla quale cede inesorabilmente tramutandosi nel male. Con quest’opera il male non viene più presentato come qualcosa di esterno ma è già all’interno dell’uomo.  

Un testo importante dove il soprannaturale malefico si delinea in più forme, è la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, opera scritta nel 1500 ed ambientata durante la crociata del 1054. Il metafisico si presenta come tale poiché molte azioni dei personaggi sono indotte da ispirazioni di tipo divino o satanico, come ad esempio nel primo canto, quando Dio manda l’arcangelo Gabriele dal capo dei cristiani, Goffredo di Buglione, per spingerlo a ricominciare la guerra, che aveva subito una sosta a causa dell’inverno, anche Satana fa lo stesso con i musulmani. Quindi, i personaggi hanno sì, una loro autonomia, ma allo stesso tempo ricevono condizionamenti dalle potenze soprannaturali e all’interno di uno stesso personaggio si misurano spinte diverse. Altro elemento particolare è la localizzazione del male sulla terra. Nell’opera ci sono svariati luoghi occulti, deserti e sinistri dove si danno le istanze della tentazione, della paganità e dell’eros. Il demonio quindi, per la prima volta, contamina spazi umani.  

Testo senza dubbio celebre in cui si instaura il rapporto tra Diavolo ed uomo è il Faust di Goethe. L’inizio ricalca quello del Libro di Giobbe, dove Satana e Dio fanno una scommessa: qui il centro di essa è appunto Faust, che Satana pensa di poter portare dalla sua parte. Dio è convinto che egli non potrà avere la sua anima perché ha fiducia in Faust, quindi accetta la sfida lanciata dal demonio. La figura di Faust mantiene anche in questa versione la profonda insoddisfazione verso le conoscenze tradizionali che ha accumulato, ma in quest’opera tale situazione viene resa in modo molto più puntuale dal punto di vista storico-sociale; Faust infatti reputa ormai inutili gli strumenti del passato ed  incentrato al costante progresso. Faust e Mefistofele rappresentano le due facce del progresso. Mefistofele è la pars destruens: ogni cambiamento infatti implica la distruzione di ciò che c’era prima e comporta quindi un prezzo da pagare. Alla fine dell’opera il progresso viene comunque giudicato positivamente, poiché Dio scagiona Faust perché ha contribuito ad una trasformazione che valeva la pena venisse messa in atto, pur tuttavia a caro prezzo. 

Nella fine dell’Ottecento, il Diavolo viene spesso rappresentato come un mezzo di contrasto con la società in una chiave di modernità, una stravolgimento dei vecchi valori, persino morali; si veda il capolavoro di Bram Stoker o anche il Don Giovanni, per aprirsi verso un ignoto che spaventa inevitabilmente e che deve realizzarsi anche attraverso la distruzione.  

Altro romanzo in cui il soprannaturale si palesa come mezzo di contrasto ai valori di una detrmianta società è il Maestro e Margherita di Bulgakov. Satana che è incarnato in Wolandè l’elemento stridente che si contrappone alle convenzioni materialistico-burocratiche imposte dall’Unione Sovietica che cercano di ordinare il mondo fermano ongi possibile variabile. In quest’ottica Woland sta dalla parte dell’uomo che dà spazio alla fantasia e si pone dalla parte delle antiche credenze sbeffeggiando uno spirito bigottamente laico ad anticlericale. Per questo romanzo si può parlare sia di soprannaturale di trasposizione che di soprannaturale di imposizione, poiché da un lato mette in scena dinamiche storico-sociali, dall’altro dà credito ad una figura all’epoca massimamente screditata, presentandola al lettore come esistente. 

“Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero gli occhi vostri e diventereste come Dio, conoscendo il bene ed il male”.
Genesi.

 

di Salvatore Sardella

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