Marcianise, la festa di Santa Venere

Festa Santa Venere

Santa Venere, località tanto cara, immersa nella campagna con il lazzaretto attiguo dove furono sepolti i defunti di Marcianise un paio di secoli orsono a causa della pestilenza, è piena di storia, tradizione e folclore.

Questo luogo principalmente sacro e di culto, dove veniva venerata Santa Venere, per l’appunto “SantaVennere”, a sentir dire dal popolo la fidanzata o la sorella di San Michele Arcangelo, venerato nel duomo come Santo patrono di Marcianise, è anche un luogo di festa, dove i contadini marcianisani solevano riunirsi per festeggiare questa Santa.

La chiesa in stile romanico, si pensa che sia stata costruita sui resti di un tempio romano dedicato a Venere, situato sulla strada direttrice che univa la Capua Antica e Orta di Atella, nei pressi di Campocipro, un vecchio sito abitativo di origini romane o addirittura preromane.

Per questo ancora di più può essere spiegata la correlazione tra San Michele e Santa Venere; infatti l’iconografia di San Michele rappresenta un guerriero, nella storia romana il dio della guerra era Ares, amante di Venere.

 

Festa Santa Venere
Festa Santa Venere

 

Gian Battista Novelli, che nei pressi aveva anche una cascina colonica, decise di far ampliare il tempio e di spostare l’entrata, così come è ubicata attualmente, aggiungendovi colonne e timpano all’ingresso.

Si racconta che i contadini sparsi per le campagne circostanti, intenti nel lavoro della canapa, al suono della campana si aggiustavano alla meglio e si recavano nella chiesa per ascoltare la santa messa.

Vi sono altri episodi intorno ad essa, uno ad esempio racconta, che alcune persone dei paesi confinanti, decisero di rubare la statua lignea di Santa Venere, con un carro trainato da una coppia di buoi di razza chianina ; si dice che questi dovettero desistere ed abbandonare la statua nei pressi dei binari della vicina ferrovia perché improvvisamente questa divenne pesantissima.

Nei giorni della festività di San Michele a Maggio, la statua della Santa veniva traslocata nella “Chisiella” di via San Giuliano, di fronte alla via Napoli e San Michele in solenne processione l’andava a prendere, si soleva dire che “s’ajev’a vutà” per portarsela con sé nel duomo, dove restava fino alla Pasqua successiva.

di Flavia Trombetta