Liberato - Milano Rocks

La festa di LIBERATO al Milano Rocks

Gianrenzo Orbassano 12/09/2022
Updated 2022/09/13 at 1:17 AM
6 Minuti per la lettura

È stata una festa”, “Attendevo questa serata da ben due anni!” e ancora “Ormai non ci
credevo più. Ma alla fine, averlo tanto atteso ne è valsa la pena
”. Queste sono state le voci
che abbiamo raccolto con i nostri vicini di parterre all’Ippodromo SNAI di Milano,
aspettando l’inizio del live di LIBERATO. È la terza volta che assisto ad un suo concerto:
la prima volta, alla Rotonda Diaz di Napoli, poi all’Ippodromo delle Capannelle a Roma e lo
scorso venerdì 9 settembre in occasione del Milano Rocks – Ippodromo SNAI di San Siro. Una delle
tante, tantissime unicità di LIBERATO è quella di stupirci ogni volta che andiamo a sentirlo
live. Non è più solo un semplice live, è una esperienza.

Nonostante i minuti iniziali del concerto, dove palesi erano i problemi al suo microfono, il resto del live è stata una coreografia ipnotica tra sound e light design. Un evento che, oltre alle orecchie, aggrada anche la
vista. L’Ippodromo che si trasforma in un club all’aperto, 30 mila spettatori uniti dalla voglia di
liberare – è proprio il caso di dirlo – una attesa di due anni.

Una festa attesa da tanto, troppo tempo. In questi maledetti due anni, sono cambiate tante
cose e altrettanto ne sono successe. La pandemia ha decisamente dato una scossa
traumatica alle nostre vite. Siamo migliorati? Peggiorati? Ho visto negli occhi dei tanti ragazzi presenti a Milano, una luce tenuta nascosta per molto tempo. Alla fine, è esplosa, si è riversata in un ora e mezza di spettacolo che LIBERATO – impaziente anche lui – ha offerto in occasione del Milano Rocks.

Dopo due anni, finalmente LIBERATO è tornato a cantare davanti al suo pubblico. Ho conosciuto ragazzi napoletani in treno verso Milano: per alcuni di loro è stata la prima volta. Mi chiedevano cosa ci si poteva
aspettare da un live di LIBERATO. Altri erano ormai al quarto o quinto live, avendolo seguito
addirittura a Barcellona, al Sónar nel 2018, o a Procida. Altri ancora, provenivano da Milano e dintorni,
Torino, Bologna, dalla Calabria e dalla Puglia. Li ho incontrati e tutti cantavano nella lingua
badate, non dialetto – di LIBERATO.

Sono rimasto piacevolmente colpito dai ragazzi che, seppur non tifosi del Napoli,
indossavano la maglietta azzurra. LIBERATO ha avuto il potere di unire, da nord a sud –
almeno in occasione di un suo concerto, nella condivisione della sua musica – ragazzi
provenienti da tutta Italia. La maglietta di Maradona e del Napoli diventa un simbolo che
conserva l’appartenenza e la fede nella città e nella squadra di Napoli, ma che vuole
aprirsi a tutti quelli che vogliono abbracciare una realtà come questa.

LIBERATO live at MILANO ROCKS, ph Gianrenzo Orbassano

Sul palco appaiono quattro figure, quattro postazioni per ogni strumento. Lo spettacolo di
LIBERATO offre – come ci ha ben abituato – molteplici effetti speciali: non solo una
costruzione di uno show musicalmente completo, tra cui i classici del LIBERATO I, quelle della
serie CAPRI – RENDEZ VOUS e le nuove, appena uscite del LIBERATO II, ma anche le
colonne sonore di ULTRAS firmato Francesco Lettieri. Giganteggiano le frasi sugli schermi
di WE COME FROM NAPOLI, una canzone che ha visto la collaborazione di 3D (nome
d’arte di Robert Del Naja, leader dei Massive Attack) e Gaika (ovvero Gaika Tavares,
musicista londinese) dove si sentono le influenze di trip hop che distinguono questi
due artisti.

Da segnalare, un mash-up tra una canzone dei 4 No Blonde, “What’s Up” e Gaiola Portafortuna, un bacio di Pino Daniele con “Yes I know my way”, Freed From Desire per strizzare l’occhio a quella parte di Milano che tiene per la squadra scudettata. Il sound fa all’amore con le psichedeliche visual trasmesse sui tre led rettangolari – due poste ai lati del palco, quella centrale che presentava delle linee dritte verticali.
Quest’ultima, si alzava e si abbassava a seconda del momento. Da lontano, dava l’impressione di una gabbia che rinchiudeva o liberava le quattro ombre nere sul palco. LIBERATO è un’ombra, pensai. In barba a chi vuol per forza trovare una identità definita al cantante partenopeo. Un’ombra che basta e avanza per coprire d’orgoglio un popolo, bistrattato e invidiato.

Sentire i brani di LIBERATO in cuffia – sommersi dall’hype di quando il cantante partenopeo
decide di “cantare ancora” – è un conto. Andare ad un suo concerto è un’altra cosa,
una esperienza che vi suggeriamo di godere almeno una volta nella vita. Alla prossima!

WE COME FROM NAPOLI live at MILANO ROCKS, video di Raffaele Esposito
Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.