La Federazione Italiana Pallacanestro è una macchina del fallimento. Ma non lo scopriamo ora. Negli ultimi 20 anni il saliscendi di categoria è stato pane quotidiano. I casi più recenti delle categorie importanti sono Mens Sana Siena e Dike Basket Napoli, ma anche Cantù, Torino e Trieste hanno dato i primi segnali di cedimento.

Per cominciare a parlare di pallacanestro, dividiamo questo meraviglioso mondo in tre livelli: Minibasket, dove operano gli Istruttori, Settore Giovanile e Categorie Senior, dove operano gli Allenatori. Gli Allenatori non possono insegnare a livello Minibasket e viceversa gli Istruttori. Ognuno di questi livelli è affetto dal proprio tipo di fallimento.

Le squadre Senior, abbiamo detto, faticano ad esistere; le squadre Under sono composte sempre da meno giovani, perché tantissimi ragazzi crescendo smettono di giocare; nel Minibasket i problemi sono fondamentalmente legati al modo di allenare. Io sono un Istruttore Minibasket e vi parlerò come esperienza diretta di quello che succede a me (e spesso anche ad altri colleghi).

La categoria Esordienti (12 anni) è l’ultimo gradino del settore Minibasket, con una tendenza al Basket vero e proprio. Le regole sono davvero poche rispetto alle categorie successive, mutuate quasi tutte da quelle precedenti, Aquilotti/Gazzelle (10-11 anni) e Scoiattoli/Libellule (8-9 anni).
Una di queste è l’obbligo della difesa a uomo, non si può difendere a zona. Non sono ammessi i raddoppi di marcatura. Si può aiutare, quando un compagno viene battuto e ruotare marcatura. STOP.

Durante una recente partita Esordienti che ho giocato è successa quella cosa che puntualmente mi capita da anni: “sospetta” zone press tutto campo con raddoppi sistematici sulla linea di metà campo per rallentare i passaggi dei miei bambini, in occasione della rimessa da fondo campo. Era chiaro che ci fossero sempre gli stessi avversari in alcune zone del campo, che non seguivano la propria marcatura; così per evidenziarlo ho chiesto ai miei di scambiarsi posizione tra di loro giocando lontano o vicino dalla palla. La zone press è stata così smascherata, e per dover di cronaca, sistematicamente battuta.

Schema di difesa a uomo
Schema di difesa zone press
Situazione di raddoppio da zone press

Il danno di questo tipo di difesa che opera un allenatore (lo definisco così perché questi signori avranno sicuramente una tessera da Istruttore, ma si comportano da allenatori) è duplice. Da un lato danneggia i miei bambini che potrebbero non saper reagire in maniera corretta ad un modo di difendere sconosciuto e complesso. Dall’altro danneggia i suoi bambini che non si assumeranno mai più la responsabilità di difendere il proprio avversario accomodandosi ad una difesa a zona, che insegnata male diventa uno scaricabarile.

Ed infatti qui si crea il cortocircuito. La difesa a zona è soltanto una diretta evoluzione della difesa ad uomo, cambiano le responsabilità, ma le capacità individuali e le regole da seguire devono essere le stesse. Ecco perché il regolamento federale dice espressamente che la zona è vietata nella categoria Esordienti: l’allievo deve avere il tempo di imparare a difendere ad uomo e ad attaccare una difesa ad uomo. Quel tempo è proprio il periodo del Minibasket. Gli allenatori vecchio stampo (o semplicemente ignoranti) sono scaltri e siccome hanno sete di vittoria preferiscono imbrogliare ed insegnare anzitempo una difesa illegale.

Questo è il fallimento del Minibasket. Ma a cosa è dovuto? La Federazione Italiana Pallacanestro, che viene pagata profumatamente dalle società che si iscrivono ai campionati, non garantisce quasi nulla ai tesserati, essendo raramente presente sui campi. In sostanza si gioca senza controlli.

Durante le gare Scoiattoli,  Aquilotti ed Esordienti sui campi non ci sono mai Arbitri o Formatori, ovvero quelle figure “genitoriali” che garantendo il regolare sviluppo della gara, diventano fondamentali nella crescita del giocatore e dell’Istruttore: il loro operato certifica i saperi profusi ed appresi durante gli allenamenti. Per me giocatore, sarà un arbitro a dirmi se ho imparato a fare una buona partenza incrociata senza fare passi. Per me Istruttore, sarà un formatore ad osservare e correggere il mio modus docendi.

A cosa aspira questo discorso?

Ultimamente – svariati anni – lamentiamo che in Nazionale manchino talenti, che in serie A giochino pochi italiani, che le società falliscano perché devono pagare stipendi profumatissimi a giocatori stranieri di medio livello (ma anche italiani che si fanno pagare caro proprio per il discorso del pochi ma buoni). Per me è tutto connesso ed è un circolo vizioso.

Quei pochi italiani sono formati in origine da noi istruttori. Questa responsabilità me la sento e me la accollo tutta. Durante ogni mio allenamento penso che un giorno uno dei miei allievi arriverà in Nazionale. Ma attenzione non lo penso perché credo siano dei campioni e sicuramente ci riusciranno; lo penso perché credo che sia quello l’obiettivo del lavoro mio e dei miei colleghi. E che sarà quell’obiettivo a salvarci.

Per fare questo dobbiamo rispettare delle regole, che devono essere le stesse per tutti. Che sono le stesse per tutti. Dobbiamo lavorare tutti allo stesso modo, altrimenti la Nazionale non sarà mai la crema di un movimento più ampio. Altrimenti le tante pallacanestro diverse che si giocano resteranno confinate tra le mura delle nostre palestre. Altrimenti abbiamo già fallito.

Di Francesco Cimmino

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