Sin da quando ero bambino i miei cartoni nonché giocattoli preferiti erano quelli mostruosi, i celebri eroi con macchine potenti e sfarzose non potevano competere con le sagome filiforme degli scheletri, i ghigni di streghe e quei magici quanto tremendi castelli avvolti dalla nebbia che si ergevano su impervie colline da dove il “Re dei mostri”, spesso un affascinate vampiro, calava il suo sguardo di cattiveria ma intrinseco di dolore.

Per queste ragioni e forse anche per un bizzarro gusto della curiosità, la festività di Halloween mi ha da sempre divertito; quella trepidante attesa di mascherarsi per poi bussare e di conseguenza infastidire le vecchiette nei condomini, mi rendeva euforico.

Ed ecco che nonostante nel corso degli anni i miei gusti per il gotico si siano affinati attraverso letture e film più complessi e da svariate sfaccettature, non posso fare a meno di amare ancora i cartoni di questo genere e soprattutto, non posso non dedicare un posto speciale ed un articolo con tempismo perfetto, alla famiglia più adorabilmente macabra di ogni epoca: la Famiglia Addams.

Morticia seduta imperante su quella sedia con affianco il suo amato Gomez – nome che mi ha fatto sempre sorridere, perché la gente latina la si immagine sempre scanzonata,  poi invece, ho scoperto che hanno una curatissima ed astrusa attenzione per il culto dei morti – ed il resto della famiglia a completare quel quadro perfetto, imperversa senza dubbio nelle menti di tutti.

Sì, sì, lo schiocco delle dita l’hai appena sentito anche tu.

Il cognome Addams viene dal creatore della famiglia, ovvero Charles Addams, che nel 1930 creò la Famiglia Addams per un settimanale letterario, “The New Yorker” . Gli Addams delle vignette di allora erano un po’ diversi da quelli successivi. Le situazioni per quanto paradossali erano maggiormente piene di sinistre atmosfere, ma riuscivano comunque a far sorridere: infatti l’obbiettivo che si prefiggeva l’autore non era quello di esorcizzare o rendere banale il male, ma quello estrapolarne il senso comico, a testimonianza che si può ridere anche delle cose apparentemente più inquietanti.

Ciò è stato reso possibile anche da un cambiamento del genere horror che, dal suo periodo di maggior diffusione ossia il 1800, si è poi calato nella realtà cinematografica e libraria in svariate maniere anche rappresentando situazioni ironiche con l’uso di sterotipi classici del genere; la Famiglia Addams è tra quelle che più ridono del genere, e si è conquistata il titolo di “Re dei mostri” della commedia horror.

Per tali ragioni negli anni ’60 i disegni di Charles iniziarono ad avere sempre più riscontro e finirono per ispirare la serie tv che vanta 2 stagioni da 64 episodi ad opera di David Levy, più volte andate in onda.

I personaggi della serie sono calchi dei film horror ma trasportati nella classica routine, ed è proprio questo il momento di frizione e di risate grottesche che generano nello spettatore: l’umorismo nero e la presa in giro dei clichés del terrore fungevano da base a una satira dei valori condivisi dove è la normalità a essere ambigua. Al contrario, tutto ciò che va oltre la normale accettazione è oggetto di venerazione. Questo approccio disegna un mondo capovolto che si manifestava al suono del campanello, momento di scontro tra le due realtà, quella degli Addams certi del loro modo di essere, delle loro follie e  quella degli ospiti che entravano o sicuri di sé o intimiditi, e uscivano il più delle volte terrorizzati, sconvolti o solamente confusi. Tutto ciò diverte lo spettatore ma allo stesso tempo lo invita a mettere in discussione i propri valori: far ridere è anche il mezzo migliore per far riflettere.

I personaggi sono ben noti ma non posso fare a meno di soffermarmi su coloro che rappresentavano il fulcro: Morticia e Gomez.

Lei è un connubio che oscilla tra la strega malinconica e una bramosa vampira, il cui stile divenuto moda prevede un trucco dark ed essere avvolta in un abito nero strettissimo al punto da avanzare a piccoli passi, quasi come ad avere i piedi legati. Una scollatura profonda come un baratro, in cui cadeva lo sguardo di Gomez sempre pronto a riempirla di baci partendo dalla mano per poi arrivare, un complimento ed un sospiro alla volta, alla spalla.

Gomez, venature latine in stile gotico: un distinto gentiluomo, raffinato, businessman con giacca da gangster, capello lucido, baffetto da sfrontato corteggiatore con innumerevoli quanto inenarrabili avventure amorose sia per la sua incolumità sia per l’amore che prova per sua moglie.

Ed ecco che arriviamo ai miei anni.

Nel 1991, a distanza di quasi 60 anni dalla nascita dei personaggi, esce il film diretto da Barry Sonnenfield che si aggiudica il titolo di campione di incassi. Per noi quei volti sono assolutamente indimenticabili, così come le scene leggermente sadiche ma ironiche, ad esempio la celebre battuta che Mercoledì fa in riferimento al passare del tempo con altri ragazzi, e che usa il suo sadismo (tenero) per punire i banali personaggi fatti con lo stampino del mondo comune di tutti i giorni, preoccupati solo di apparire o di  fare la cosa giusta secondo canoni imposti.

Con questa famiglia si riflette partecipando al gioco dei contrasti, i valori vengono invertiti: il macabro può diventare bello ed è il mezzo che mette tutto in discussione attraverso l’ironia, sorella gemella dell’intelligenza, nonché strumento di catarsi.

 

di Salvatore Sardella

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