La didattica a distanza: solo come guardare da un binocolo?

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Lo sguardo è sempre lo stesso, solo un po’ più meravigliato. Dall’altro lato dello schermo fa capolino la solita testa buffa, carica di ricci intricati come i “sentieri” di una giungla e gli occhialoni pesanti sul suo volto mettono maggiormente a fuoco la novità che da più di un mese è entrata a far parte della sua vita: la nuova logica didattica.

No, non è l’incipit di un romanzo, ma quello che accade, nella maggior parte dei casi, quando alunni e docenti, dietro lo schermo di un pc, continuano a camminare nella medesima direzione, cercando di mantenere quella parvenza di normalità in un percorso didattico chiamato a contribuire alla crescita umana e culturale delle persone. Da quando hanno cominciato ad attuarsi le restrizioni a causa del Covid 19, infatti, la scuola, fra tutte le istituzioni, ha dovuto necessariamente fare i conti con un processo di adattamento e di riorganizzazione affinché non si sfilacciasse il lavoro svolto dai docenti e dagli alunni di tutta la nazione cominciato a settembre e giunto fino agli inizi di marzo.

La didattica a distanza (DaD) è divenuta così, in brevissimo tempo, una delle alleate migliori affinché il macigno della pandemia non andasse a destabilizzare troppo il percorso degli studenti. Un nuovo modo di vedere le lezioni e l’apprendimento per continuare a stabilire quelle relazioni che, all’interno della scuola, costituiscono la vita stessa. In molti hanno voluto inquadrare la DaD solo come una sostituzione di un luogo fisico con quello virtuale. Una ricollocazione, tra l’altro, a cui sono stati fatti indossare subito e impietosamente gli abiti di una profonda inefficienza. Sarebbe, tuttavia, assai riduttivo lasciare che essa sia solo questo. Considerati, infatti, gli inevitabili limiti riscontrati (la scuola italiana non era e non è adeguatamente attrezzata per mettere in atto strategie didattiche del genere) e constatate le lacune che si sono dovute fronteggiare (dalla mancanza di pc e tablet in molte famiglie indigenti, alla debole possibilità di connessione per una così intensa attività a distanza) verso le quali non sempre, in maniera esaustiva, si sono poste soluzioni, la DaD ha mostrato un volto niente affatto inutile in questo periodo storico particolare. Essa, infatti, ha permesso di non far spezzare quel contatto tra docenti e discenti che fa della scuola una istituzione e mostra una comunità più che mai viva. Con un linguaggio rimodellato, ha permesso alla scuola di comprendere, ancora una volta, il suo immenso valore educativo, la sua necessaria presenza nella vita di giovani che, anche se non sempre in maniera entusiasta ed esplicita, sentono il bisogno di formarsi alla vita. E, come accade di frequente, sono stati proprio quei limiti sperimentati in questa riformulazione necessaria per un apprendimento continuo, a rafforzare tale consapevolezza.

Dinanzi a un proliferare di piattaforme digitali e di link per scaricare materiale didattico, si è fatta ancora di più strada che a poco serve tutto ciò senza una progettazione. Quest’ultima ha il compito di delineare e individuare gli strumenti necessari senza i quali nessun obiettivo può definirsi raggiunto.

La scuola, in tutta la sua interezza, ha il dovere di offrire una visione progettuale che risulti coerente con i bisogni e le aspettative reali dei giovani. Si può, per questo motivo, affermare che la DaD, con tutte le sue imperfezioni, rientri in quest’ottica? O, semplicemente, essa è solo il tentativo di guardare da un binocolo quello che dovrebbe essere messo a fuoco direttamente?

Le considerazioni in merito sono molteplici e contrastanti. Nelle prime settimane di “lezioni digitali” si è assistito a uno scontro freddo tra chi esaltava i pro e chi, invece, considerava i contro di questa faccenda; chi, con entusiasmo si approcciava a questa nuova pagina tutta da scoprire e chi, con riluttanza, ne metteva in dubbio l’efficacia.  Il dibattito sarebbe interessante da affrontare e ricco di pieghe da considerare. Al di là di ogni posizione, si può certamente ammettere che un tale strumento ha il merito di aver mostrato, ancora una volta, l’enorme passione, da parte di migliaia di docenti, di continuare a trasmettere agli studenti, oltre a nuove conoscenze, l’ottimismo e anche la voglia di tornare tra i banchi per riprendere in mano, con maggiore forza, quelle relazioni umane che fanno nascere il confronto e che contribuiscono ad arricchire il bagaglio di ognuno. Si potrebbe affermare che la tenacia si è seduta in cattedra per dare una lezione alla disperazione!! Ha reso evidente come anche dinanzi a certe “selve oscure” non mancano sprazzi di luce il cui compito è quello di continuare ad alimentare una speranza che, in molte occasioni, avrebbe rischiato di essere sepolta.

di Francesco Cuciniello

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