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La danza, antica arte di comunicare attraverso il corpo

Updated 2021/12/22 at 11:37 AM
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La danza è un’arte, una disciplina e uno sport che si esprime nel movimento secondo una coreografia stabilita o secondo l’improvvisazione ed è presente in tutte le culture del mondo.

Questa, infatti, è una delle più antiche forme di comunicazione che l’uomo conosce. Nella Preistoria si danzava per manifestare emozioni collettive, comunicare con le forze naturali e soprannaturali, per celebrare i momenti memorabili e solenni dell’esistenza.
Ogni gesto, ogni passo, ogni movimento, ogni ritmo, tramandati di generazione in generazione, mantennero nel tempo dei significati precisi, destinati a evocare determinate immagini, situazioni o allegorie.
Un popolo che considerava particolarmente importante l’arte della danza fu quello degli Egizi. Per il popolo egizio la danza era un divertimento indispensabile per rallegrare i banchetti reali ed era considerata l’espressione naturale della gioia.
Una danza molto in voga, raffigurata anche sulle tombe funerarie, era la “danza degli specchi” che vedeva un gruppo di giovani donne muovere armoniosi passi, le fanciulle erano vestite con lunghi abiti bianchi, gioielli multicolore e un’acconciatura formata da lunghe trecce che terminavano con dischi di metallo colorato, in mano le donne tenevano degli specchi con manici decorati con immagini della dea Hathor in segno di devozione.
La massima espressione della danza come arte nell’antichità si raggiunse nella Grecia classica. Quest’arte dai greci era chiamata Choreia che deriva da “chara” ,“gioia”. Nell’Iliade, Omero descrive le danze gioiose dei giovani per festeggiare le nozze, la vendemmia o semplicemente per dar sfogo alla loro esuberanza giovanile.
Nelle opere figurative di Creta appaiono raffigurazioni di danze in circolo intorno al suonatore, ma le più importanti erano le danze corali come l’Emmeleia, una danza devota e solenne usata per l’adorazione divina, opposta a quella guerriera caratterizzata da movimenti più agitati. L’Emmeleia era riservata alle donne, associata ai riti femminili della decima notte dopo il parto, alle feste della pubertà, alle cerimonie nunziali e alle lamentazioni nei cortei funebri.
Per quanto riguarda i movimenti, il periodo classico è notoriamente ‘sobrio’, solo dopo il periodo alessandrino, i movimenti del corpo sembrano assumere più importanza e maggiore libertà, cioè quando la Grecia si apre alle influenze dell’Oriente.
Le danze asiatiche irruppero, infatti, nel mondo ellenico, influenzandolo e conferendogli un carattere più espressivo e pittoresco spogliandolo dai significati religiosi. I temi, i modelli e le forme delle danze asiatiche sono le stesse di quelle elleniche, tuttavia è nella danza collettiva che la coreutica greca differisce da quella delle civiltà asiatiche, poiché i greci avevano fatto della danza un’arte di elevazione morale e civile, perdendo così il carattere estatico, che era invece portato all’estremo dalle danze collettive dei popoli asiatici e dei popoli primitivi. Da questa influenza nasce una forma di danza unica, capace di allietare ed estasiare ancora oggi le popolazioni moderne.
Quello della danza è un mondo antico che ci parla di storia, della nostra storia attraverso l’unica cosa che l’uomo possiede veramente da sempre: il proprio corpo, che ci parla con le sue braccia, con le sue gambe e che fa dello spazio che occupa un luogo dinamico di poteri estetici, comunicativi, linguistici, filosofici; un corpo che obbliga al silenzio al momento del suo manifestarsi, ma che esprime il “dire” ed il “sapere di se” con una potenza espressiva impetuosa capace di suscitare emozioni a tutti perché la danza è di tutti.

 

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