volte basta poco. Anche un soffio di vento, un prurito all’epidermide ed invece di guardare nello stesso posto e parlare delle solite cose cambi argomento, direzione, attenzione. Stai nel mediterraneo, proprio al centro e di Spagna – Catalogna a prescindere – e di Francia ne hai parlato tanto.

La Croazia. Ma tu alla Croazia ci hai mai pensato? Vizi, pregi e cartilagine croata nei hai mai discusso? Con te stesso o in un assemblea pubblica o in un condominio privato hai mai posto il problema.

Non ha la forma dello stivale italico e tantomeno l’esagonalità francese e si potrebbe dire sgraziata ma la Croazia non è invadente, non invade e se deve fare un’invasione ti chiede il permesso. È nella sua storia.

La finale dei mondiali 2018 non l’ha persa per demerito sportivo ma per educazione. Non voleva essere invadente, ecco. Un paese con una popolazione di 4 milioni (quasi come il Veneto) che con la palla tra i piedi fa piangere 70 milioni di francesi è maleducazione, grubost,  grossièreté (grossolanità) direbbero i transalpini: una screanzatura non ammessa dalla loro storia.

I croati partirono dall’Iran – pensate che veniamo tutti da lì – con tatto e si sistemarono in un area che fu chiamata proprio “Croazia bianca” – tra l’Ucraina e la Polonia meridionale – con pacatezza senza guerre ed occupazioni cruente. Arrivarono nei balcani nella prima metà del settimo secolo su chiamata. Il chiamante era l’imperatore bizantino Eraclio per tenere a bada gli Avari (con l’accento sulla prima a), un popolo di origine turca imparentato con gli Unni e se la vogliamo dire tutta un popolo invadente.

I croati, popolo slavo, occuparono l’area centrale dei balcani, una vasta zona – che oggi conosciamo proprio come Croazia – che parte dal bassopiano pannonico, appena finisce l’Ungheria, passa su una zona montuosa centrale costituita dalle Alpi Dinariche e si allarga frastagliandosi sul mare adriatico dirimpetto all’Italia, dalla penisola istriana fino alla Dalmazia.

Ma perché i croati risposero all’invito dell’imperatore bizantino? Non stavano bene nei luoghi che vedranno la fondazione della bella Cracovia, tra i Carpazi ed il fiume Vistola? Pur dovevano affrontare uno scontro – e non tanto simpatico – con un popolo che aveva come nome un aggettivo di persone che è meglio evitare. E allora cosa li indusse?

I croati accettarono l’invito dell’imperatore bizantino perché gli era stato promesso che avrebbero visto una cosa che un croato non aveva mai visto.

Eraclio gli promise che avrebbero visto il mare.

E fu così.

Appena superarono il monte Risnjak sull’altopiano del Gorski Kotar videro un fiume grande, tutto azzurro, che non finiva mai, con un alveo enorme e con un solo argine: la costa istriana-dalmata.

“Il mare è un fiume con un alveo enorme con un solo argine?” si chiesero. Ma per educazione e per non imbarazzarsi e mettere al disagio gli Avari e l’imperatore Eraclio decisero di non rispondersi

Arrivati sulle coste del golfo del Quarnaro proclamarono: “Il mare è blu. Ed è tutto nostro. Se nessuno ha nulla da ridire”. Ma non erano pescatori e non avevano esperienze di “lavoro del mare” e allora, invece, di costruire barche e navi, cominciarono a costruire isole, isolotti, piccoli isolotti e scogli e precisamente 79 isole, 520 isolotti, 227 piccoli isolotti e 397 scogli in poco più di 3.300 km di costa croata. Senza alcun paragone con la prospiciente italiana.

E poi costruirono un loro particolare “mal di mare” che si chiama marinconia croata: navigar sulle onde della vita senza annegare, stare a galla, senza affondare contro ottomani, serbi e comunisti, non invadere ma non affondare, mai.

Sembrava un giusto equilibrio per chi come loro non aveva mai visto il mare e che a differenza dei veneziani lo usava per andare a cercare altre terre.

Ecco i veneziani volevano occupare coste, isole, isolotti ed i croati non erano d’accordo. Alla fine fu guerra. Il re croato Stjepan Držislav volle spiegare le isole, gli isolotti, la marinconia ma fu catturato e messo in prigione. E lui spiegò ancora ma rimase in prigione. Pietro II Orseolo, il 26º doge del Ducato di Venezia, gli propose “Tre partite a scacchi. Se le vincerai sarai libero”. Le vinse tutte, tornò a casa e tornò a costruire isole ed isolotti sul mare e mise una scacchiera nel proprio stemma.

L’invadenza o l’invasione è oltrepassare il limite degli altri. Il limite è un confine, un mare che sembra “un fiume con un alveo enorme con un solo argine”, una decenza o una finestra illuminata sulla gente sola come racconta Slavko Mihalić, uno dei maggiori poeti croati del Novecento:

“È bene quando il mare rumoreggia molto vicino.
È bene quando le navi si toccano con i fianchi ingrossati.
Quando piove e il vento vola coi capelli sciolti – allora anche l’uomo solo scoppia a ridere per qualcosa.
Comunque bisogna pensare di più alla gente solitaria.
Non chiamarli per nome – ne sono privi – ma offrire loro consolazione con la nostra sfacciata allegria – lasciarli in strada, ma illuminare le finestre.”

I croati che per educazione non hanno invaso la Francia il 15 luglio 2018, il giorno dopo l’anniversario della presa della Bastiglia, e ora vogliono costruire isole e isolotti per navigare il mare senza navi sono una speranza per chi oggi lo fa con i barconi.

di Vincenzo Russo Traetto

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018